:: Mi chiamavano piccolo fallimento, Gary Shteyngart, (Guanda, 2014) a cura di Michela Bortoletto

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picfallgrandeMi chiamavano Piccolo Fallimento è l’autobiografia di Gary Shteyngart, scrittore ebreo di origini russe, nato a Leningrado nel 1972 e trasferitosi a New York all’età di sette anni.
Fin dalla tenera età Gary è ripetutamente colpito da fortissimi attacchi d’asma che gli varranno il soprannome di Moccioso. Le vacanze in dacie affacciate sul golfo di Finlandia e le migliori cure che la medicina sovietica dell’epoca poteva offrire nulla potevano contro la malattia del piccolo Gary.
Gary trascorre così i suoi primi sette anni di vita con un naso che cola perennemente, con una mamma super protettiva e senza amici. Anzi no, un amico Gary ce l’ha: è Lenin! Già perché Gary passa interi pomeriggi a giocare intorno alla statua del vecchio leader in Piazza Mosca e a inventare avventure di cui Lenin è il protagonista.
Se c’è una cosa che a Gary non manca è la fantasia. E ad accorgersene è nonna Galja, giornalista, che darà a Gary piccoli pezzetti di un gustoso formaggio per ogni pagina che il piccolo scriverà. Questi saranno i momenti più felici della vita dell’autore. Poi però i pomeriggi a casa di nonna Galja finiscono: è arrivato il momento di emigrare negli Stati Uniti.
Se in Russia Gary era un bambino solitario le cose non cambiano con il trasferimento a New York e l’iscrizione ad una scuola ebraica. Qui Gary sarà sempre il Russo, colui che viene dai territori nemici (non dimentichiamoci che siamo in piena Guerra Fredda). Nonostante numerosi sforzi Gary non riuscirà mai ad integrarsi del tutto tra i suoi compagni. Gli unici suoi momenti di popolarità e, quindi, di relativa felicità gli saranno nuovamente “regalati” dalla scrittura.
Verranno poi gli anni del liceo che non saranno molto meglio di quelli precedenti. Iscrittosi a un liceo per “geni” delle materie scientifiche, Gary sarà uno studente mediocre circondato da numerosi figli di immigrati che cercano il riscatto sociale attraverso lo studio. Perché è solo ottenendo ottimi voti che si potrà entrare nelle migliori università. E una laurea in legge in un’ottima università è quello che desiderano i genitori di Gary. Ma Failurčka, ovvero Piccolo Fallimento come lo chiamerà la madre, fallisce in questa missione e frequenterà un’università minore, l’ Oberlin College.
Qui però le cose miglioreranno: Gary riuscirà a integrarsi un po’ , ad avere una ragazza e qualche amico. Ma resterà sempre un Piccolo Fallimento finché la scrittura non lo salverà del tutto e Gary diventerà uno scrittore.
Mi chiamavano Piccolo Fallimento racconta la continua ricerca di Gary di trovare il proprio posto nel mondo. Nelle pagine di questa autobiografia traspare la continua sensazione dell’autore di essere emarginato, diverso. In Russia era il bambino asmatico, alla scuola ebraica era il Russo, il nemico. Al liceo era il compagno che allo studio preferiva il parco. A questa solitudine poi va sommata anche la certezza di essere considerato un fallimento da parte dei propri genitori che lo accompagnerà sempre nella vita.
Questo è il riassunto in breve. Ora il mio giudizio. La storia della vita di Gary Shteyngart è abbastanza interessante. L’autore racconta con molta ironia anche i momenti più difficili della propria esistenza. Purtroppo però non sono riuscita ad essere totalmente coinvolta dalla lettura di questo libro. Ammetto di non aver mai letto nulla di questo autore contemporaneo e forse è questo il problema. Probabilmente se avessi prima letto qualche sua opera avrei avuto più empatia con Mi chiamavano Piccolo Fallimento e ne avrei apprezzato maggiormente la lettura. Approcciarmi a Shteyngart subito attraverso il suo romanzo autobiografico forse non è stata la decisione giusta. Credo che il giudizio di un lettore di Shteyingart sarebbe sicuramente diverso dal mio.
Ho scelto di leggere Mi chiamavano Piccolo Fallimento attirata da una frase sulla quarta di copertina: “Portnoy incontra Čechov. Che cosa ci può essere di meglio?”. Da accanita lettrice e ammiratrice di Philip Roth non ho saputo resistere! Ma devo purtroppo ammettere di esserne rimasta delusa. Sarò sicuramente di parte ma la bravura e la brillantezza di Roth sono inarrivabili. Traduzione di Katia Bagnoli.

Gary Shteyngart è nato a Leningrado nel 1972, si è trasferito negli Stati Uniti all’età di sette anni e vive a New York. Ha esordito nel 2002 con il romanzo Il manuale del debuttante russo. Vincitore di numerosi premi, è stato segnalato dal New Yorker come uno dei migliori scrittori americani under 40.

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