:: Le navi dei vichinghi, Frans Gunnar Bengtsson, (Beat, 2014) a cura di Viviana Filippini

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naveSono cresciuta con le storie dell’Iliade, dell’Odissea, dell’Eneide, con le divinità greco-romane, ma pure quello che riguarda le culture altre, sparse per il mondo e diverse da quella dove sono nata mi affascinano da sempre. Il mondo nordico rientra in questa categoria non solo perché tra le mie attrici preferite del muto c’è Greta Garbo, tra i registi c’è Ingmar Bergman, tra i pittori che amo c’è Edvard Munch e come non ricordare la musica degli ABBA che da anni risuona a casa mia. In realtà, ci sono anche le tante storie scritte. La letteratura del Nord – e non solo il tipico giallo- non scherza riguardo la seduzione nei confronti del lettore, tanto per intenderci La saga di Gösta Berling o Il carretto fantasma di Selma Lagerlof con le loro atmosfere da leggenda vengono proprio dal Nord Europa. Tra alcuni dei libri che ho letto di recente e che arrivano da lassù c’è Le navi dei vichinghi, pubblicato per la prima volta nel 1941 da Frans Gunnar Bengtsson con il titolo di Röde Orm (Orm il Rosso). Le navi dei vichinghi è tornato di recente in libreria grazie alla casa editrice Beat che ha dato nuova vita a questa avventurosa epopea ambientata attorno all’anno 1000 con protagonista Orm il Rosso, figlio di Toste. Orm e Odd sono gli unici due sopravissuti degli otto figli della coppia composta dall’energico Toste e dalla bonaria Asa. I fratelli sono diversi, Odd è basso, cupo e un po’ attaccabrighe. Orm più alto, con la pelle chiara, i capelli ramati,è più coscienzioso e minato da una ipocondria cronica che lo accompagnerà nella sua vita di viaggi, sempre alla scoperta dello sconosciuto mondo lontano dalla sua amata Scania (una contea meridionale della Svezia). I tre viaggi narrati da Bengtsson sono immaginari, ma per come vengono descritti appaiono plausibili e ogni sosta per Orm e per gli altri uomini del Nord sarà un modo per conoscere nuovi popoli, usi, costumi e religioni. La narrazione di Bengtsson è un esempio tipico di epopea epica, però allo stesso tempo i suoi contenuti mettono in evidenza le trasformazioni, la conoscenza dell’altro e la non sempre facile convivenza che più scatenarsi dal confronto con culture diverse dalla propria. Tra le pagine si leggono storie di guerre rocambolesche, lotte all’ultimo colpo d’arma, intrighi politici, tresche amorose e ricerche di tesori. In realtà, l’autore non si limita a raccontare Orm dal solo punto di vista pubblico, perché chi scrive ci fa conoscere il Rosso anche nella sua dimensione privata con un ritratto della vita nei villaggi e nella fattorie dove il protagonista è nato e cresciuto e tornerà a vivere per nuove avventure. Le navi dei vichinghi è un libro curioso, in quanto grazie alla storia vissuta dai protagonisti il lettore ha la possibilità oltre a leggersi episodi degni dell’action movie di entrare in contatto con riflessioni dell’autore sulla religione. Ed ecco che è qui che emerge la fine ed elegante astuzia letteraria di Bengtsson che, attraverso il vissuto di Orm e compagni, ci parla del valore del cristianesimo mettendolo a confronto che la cultura islamica e con gli antichi culti di fede delle popolazioni delle foreste nordiche. Il tutto nel tentativo di comprendere quale sia il giusto comportamento umano e il senso che il vivere può assumere per le persone. Le eroiche gesta di Orm e le riflessioni sulla vita si mescolano così alla perfezione e son fatte con talmente tanto garbo, che è impossibile non amare questo libro di Frans Gunnar Bengtsson, andando ad allungare la lista di persone, tra le quali lo scrittore americano Michael Chabon autore dell’introduzione al volume, che hanno letto Le navi dei vichinghi rimanendone piacevolmente impressionate. Traduzione Lucia Savona

Frans Gunnar Bengtsson (4 ottobre 1894-19 dicembre 1954) è stato uno dei maggiori scrittori, poeti e saggisti svedesi. Si occupò di Francois Villon, Wlater Scott e Joseph Conrad e scrisse una importante biografia su Carlo XII, il re svedese. Il libro che gli diede la fama fu però, Le navi dei vichinghi (in originale Röde Orm) pubblicato in due parti nel 1941 e nel 1945. Amava dire: «Giovanna d’Arco, Carlo XII e Garibaldi sono le sole persone che avrei voluto conoscere. Per loro la verità era più importante dell’intrigo».

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