:: La moglie dell’aviatore, Melanie Benjamin, (Neri Pozza, 2014) a cura di Viviana Filippini

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la_moglie_dell_aviatoreTraduzione Maddalena Togliani

Charles Augustus Lindbergh è stato uno dei più importati aviatori americani del Novecento. Il suo nome è dentro a tutti i libri di storia, perché quest’uomo, figlio di immigrati svedesi, fu il primo a compiere la traversata aerea dell’Oceano Atlantico, da New York a Parigi il 20 maggio del 1927. L’unica compagnia di Lindbergh, durante questa impresa lunga 33 ore, fu il suo monoplano ribattezzato Spirt of Saint Louis. Questo è quello che conosciamo dell’aviatore, ma di recente la Neri Pozza editore ha pubblicato La moglie dell’aviatore, della scrittrice americana Melanie Benjamin, nel quel la vita del famoso pilota è narrata dal punto di vista della moglie Anne Morrow. La biografia romanzata comincia nel 1927 quando la giovane Anne, figlia dell’ambasciatore americano in Messico Dwight Morrow, incontra il taciturno e famoso pilota ad una festa che i genitori di lei hanno organizzato nella speranza che Lucky Lindy (così è soprannominato Lindbergh) si innamori di Elizabeth la sorella maggiore di Anne. I coniugi Morrow sbagliano il calcolo, perché Lindbergh non prova il minimo interesse per Elizabeth, lui è incuriosito e attratto da Anne, dai suoi capelli scuri e dal suo fisico prorompente. Tra i due ragazzi nascerà subito una forte complicità che un po’ alla volta si trasformerà in amore, completato dal matrimonio. Il romanzo è ricco di sentimento, ma anche delle mirabolanti avventure in volo vissute dalla coppia. Non a caso Lindbergh, dopo il matrimonio con Anne nel 1929, continuò a volare e con sé portò anche la moglie che non aveva il semplice ruolo di “bella figurina”, come diremmo oggi. Anne era il suo copilota durante le trasvolate e in ogni giorno della vita. La Benjamin evidenzia una profonda diversità caratteriale tra Anne, una donna e madre espansiva, protettiva nei confronti dei figli e delle persone amate e Charles, un uomo sì capace di amare, ma molto severo e militaresco nel suo modo di vivere il lavoro e la vita in famiglia. Questa schematica rigidità nel comportamento e nelle relazioni con gli altri renderanno a Lindbergh la vita complicata tanto che, da un lato, non riuscirà mai ad avere un vero rapporto con i quattro figli e, dall’altro, gli creerà problemi a livello sociale. Basta ricordare che nel 1932, dopo la drammatica morte del primogenito Charles A. Lindbergh III, rapito e assassinato nonostante il pagamento di un ingente riscatto, Anne prenderà una posizione precisa verso il marito, ribellandosi alla sua autorità e mettendo in chiaro la volontà di avere un vita tranquilla. Per facilitare questo, i Lindbergh decideranno di andare a vivere in Europa e durante questo soggiorno di quattro anni, dal 1935 al 1939, la vicinanza e la simpatia dell’aviatore per il Terzo Reich diventeranno oggetto di accese critiche nei suoi confronti da parte dell’opinione pubblica americana, fino a quando tutta la famiglia lascerà l’Inghilterra, dove aveva deciso di vivere, per tonare negli U.S.A. L’autrice fa raccontare tutto questo ad Anne che con il suo resoconto – nel quale si mescolano alla perfezione fatti reali ed elementi di invenzione letteraria – rende noi lettori partecipi della dimensione privata della sua vita, nella quale dagli anni Quaranta in poi si consolideranno sempre più i rapporti con i figli, ma diventeranno sempre più deboli quelli con il marito. Ciò che emerge da ogni pagina è l’estrema freddezza di Lindbergh che sembra vacillare, almeno in apparenza, solo alla fine del libro. Tale razionalità si oppone all’emotività di Anne che, nonostante dimostri una grande forza d’animo e coraggio, ha in sé un umiltà tale da riconoscere i propri errori e debolezze. Nel passato narrato da Anne, l’autrice innesta dei frammenti temporali del 1974, concentrati negli ultimi giorni di vita dell’aviatore. La cosa interessante di questi attimi è che ci fanno capire come l’amore iniziale tra la narratrice e Charles si trasformò nel tempo non solo per la voglia pace di Anne, ma per i troppi e frequenti viaggi di lavoro di Lindbergh. Trasferte che riveleranno verità inaspettate per Anne, tanto dolorse da spingerla a rivalutare tutta la vita a fianco di Lucky Lindy.

Melanie Benjamin è nata nel 1962 a Indianapolis. Ha pubblicato racconti su «In Posse Review» e «The Adirondack Review» e numerosi romanzi. Il suo Alice I have been è stato inserito tra i migliori bestsellers del New Yotk Times. Attualmente vive a New York con la famiglia e lavora per la casa editrice americana Random House.

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