:: Un’ intervista con Arne Dahl

image001Benvenuto Jan, e grazie per aver accettato questa intervista per Liberi di scrivere. Jan Arnald è il tuo vero nome. (Arne Dahl è il tuo pseudonimo.) Raccontaci qualcosa di te. Scrittore, giornalista, critico e editor. Chi è Arne Dahl? Punti di forza e di debolezza.

Grazie per l’invito. Arne Dahl è una parte importante di me. E’ il ragazzo che scrive, indubbiamente. Ma non proprio. Io sono un’ unica persona naturalmente, ma scrivo con due nomi diversi, a seconda del genere. Senz’altro è vero che AD è la parte più produttiva di me. L’altra parte, Jan Arnald, appartiene al mondo della letteratura alta, e lui è molto più lento.

Raccontaci qualcosa del tuo background, dei tuoi studi, della tua infanzia.

Sono cresciuto a Stoccolma, ero il maggiore di tre figli, e i nostri genitori erano entrambi insegnanti. Eppure non ho ricevuto un’educazione unicamente intellettuale, per lo più era importante lo sport, davvero, così ho dovuto nascondere le mie preferenze letterarie per un po’. Forse ho iniziato troppo presto a leggere romanzi polizieschi e mi sono piaciuti molto. Comunque ho iniziato seriamente a occuparmi di letteratura – all’università a circa ventun’ anni –. Ho subito abbandonato la crime fiction e mi sono dedicato alla cosiddetta letteratura alta. Ci sono voluti quindici anni per tornare alla letteratura poliziesca.

Hai lavorato come giornalista per il quotidiano svedese Dagens Nyheter. Ho intervisto un altro scrittore svedese, Håkan Östlundh, che lavora come giornalista per il tuo stesso giornale, perciò questo nome non mi è nuovo. Cosa ci puoi raccontare di questa esperienza?

Ero soprattutto un critico letterario, e ho scritto davvero tanto per ricordare tutto. Ma mi ricordo chiaramente la prima intervista che feci ad un grande intellettuale. Era l’ autunno del 1989, avevo venticinque anni, ed ero estremamente nervoso quando incontrai, nella hall di un albergo di Stoccolma, il meraviglioso Umberto Eco. L’intervista con il filosofo italiano, davvero paziente e riflessivo, durò due ore e mi ricordo che pensai: quando sarò più vecchio voglio essere come quest’uomo, saggio e loquace e alla mano senza le maniere di una diva. E ‘stato anche uno dei fattori chiave che molto più tardi mi hanno trasformato in uno scrittore di crime. Non sarebbe mai potuto accadere senza ” Il nome della rosa “.

Cosa ti ha spinto a diventare uno scrittore? Che cosa ti ha fatto decidere di iniziare a scrivere romanzi?

Ho scritto davvero molto in una fase molto precoce della mia vita, intorno ai 13-14 anni, quando non facevo sport, come i miei fratelli minori. Ho smesso, tuttavia, e in realtà stavo studiando per diventare un ingegnere quando improvvisamente mi sono reso conto che la letteratura rappresentava per me il senso della vita. Scherzi a parte. Avevo diciannove anni quando presi la decisione. Non più scienza, non più tecnologia, solo letteratura, arte, e filosofia.

Sei il creatore di un gruppo immaginario di investigatori svedesi, chiamato A group, protagonisti della tua prima serie poliziesca, che ti ha dato una grande celebrità internazionale. Ora Paul Hjelm, il personaggio principale, torna in una nuova serie, la serie OpCop. Un tipo di poliziesco innovativo, nell’era di internet e della globalizzazione, che verte sulla internazionalizzazione della criminalità, e sulla conseguente internazionalizzazione delle forze moderne di polizia. Pensi che la narrativa aiuti a riflettere meglio sulla realtà?

O sì. La Fiction è troppo spesso sottovalutata come strumento per analizzare più in profondità la realtà. La Fiction è troppo spesso considerata anche come una sorta di fuga dalla realtà. Ma non c’è modo migliore di andare sotto la pelle della realtà apparente che la finzione. La Fiction ti insegna come far fronte a ciò che può accadere realmente e ti permette di indossare i panni di altre persone. E ‘ il modo migliore per collegare tutti i punti della realtà e trasformarli in una storia valida. Penso che in realtà ti permetta di diventare anche un po’ più saggio. Se leggete con attenzione …

Chinese Whispers (Titolo originale: Viskleken ), ora uscito in Italia grazie a Marsilio Editore con il titolo Brama, è il primo romanzo poliziesco della serie OpCop. Ho avuto l’opportunità di recensirlo qui. Qual è stato il punto di partenza nel processo di scrittura ?

Ti sono molto grato, mi sembra una recensione molto ben argomentata. Grazie mille per questo. Il punto di partenza è stato che avevo trascorso una decina d’anni scrivendo polizieschi, in tutto undici libri, sulla criminalità svedese, e mi sono accorto che questo approccio nazionalistico non era più sufficiente. Volevo analizzare la criminalità internazionale, la criminalità europea, come è nella vita reale. Nessuna grande criminalità organizzata è più nazionale. E ‘ sempre internazionale. E il confine tra il legale e l’attività illegale è sempre più difficile da distinguere. Così ho deciso di scrivere qualcosa sui crimini che avvengono in Europa.

Tra le cose che mi hanno colpito di più: la tua conoscenza della mafia italiana, (la mafia cinese o russa è sicuramente internazionalmente più nota che l’Ndrangheta), l’uso di Twitter per piazzare una trappola, il piano per rovinare finanziariamente la Lettonia, per poi comprarla a buon mercato. Potresti dirci qualcosa sulla trama di questo libro?

Fa tutto parte di un quadro più ampio, dove le grandi imprese – legali e illegali – hanno iniziato a lavorare insieme. E fondamentalmente il romanzo parla di democrazia e umanesimo. Possiamo davvero creare un’ Europa senza credere nella vera democrazia? Il punto di partenza è stato la grande crisi finanziaria del 2008-09, dove era evidente il fatto che così tante grandi banche (non solo svedesi) sono riuscite a distruggere praticamente un certo numero di paesi più piccoli. La Lettonia è sopravvissuta, e da allora i problemi si sono spostati a sud. E davvero tutto si riduce all’ avidità.

Non c’è un protagonista, ma un gruppo di dodici elementi. Quanto è difficile gestire così tanti personaggi ?

Sin dall’ A Group,  sono abituato ad una prospettiva collettiva. Penso che abbia molti vantaggi rispetto alla prospettiva singola. È possibile spostarsi molto più velocemente da un luogo all’altro nel mondo globalizzato, per esempio. Mi dà l’opportunità di fare un ritratto molto migliore di un’Europa con così tante culture diverse, rispetto a ciò che mi permetterebbe una sola prospettiva. Ma naturalmente è importante far sì che tutti i personaggi siano realmente vivi e tridimensionali. Penso comunque che si ottenga una miglior aderenza alle dinamiche del mondo contemporaneo, con più personaggi.

Il romanzo è ambientato tra l’Europa e gli Stati Uniti d’ America. Puoi descriverci questo scenario?

E’ coinvolta una banca d’investimenti americana, la mafia russa e italiana sono coinvolte; e una grande rete di crimini sono intrecciati. Quindi andiamo a Londra, a Riga, a New York, in Italia, a Berlino – per seguire il denaro. Tutto inizia a Londra, con il grande vertice dei G20, avvenuto nel aprile del 2009, quando Barack Obama fece la sua prima apparizione internazionale. Due persone tra la folla – indipendenti l’una dall’altra – stanno, per ragioni diverse, cercando di entrare in contatto con il nuovo, promettente giovane presidente americano. Questo è il punto di partenza.

Progetti di film tratti da questo libro?

I primi cinque libri della mia prima serie (compresi i quattro precedentemente tradotti in italiano) sono stati trasformati in una serie TV che è stata trasmessa in tutto il mondo, dal Giappone alla BBC in Inghilterra, e gli episodi tratti dai seguenti cinque libri saranno girati quest’anno. Tutto sommato sarà una serie di 20 episodi basata su 10 libri. Ancora niente per Brama – ma ho un contratto per un film tratto da questo romanzo, quindi c’è speranza .

Leggi altri scrittori contemporanei? Quali sono i tuoi scrittori preferiti? Da chi ti senti maggiormente influenzato?

Certamente. So per certo che autori svedesi come Sjöwall / Wahlöö e Henning Mankell mi hanno influenzato, ma oggi leggo soprattutto crime fiction in lingua inglese. Alcuni tra i miei preferiti sono James Ellroy, Denis Lehane, Peter Temple, Don Winslow, Ian Rankin, Mark Billingham, Val MacDermid… E i miei buoni amici svedesi Roslund / Hellström e Håkan Nesser.

Il tuo romanzo è diverso dal tipico thriller scandinavo lento e introspettivo, è più simile ai thriller americani per ritmo e azione. E’ una scelta voluta?

Pensavo che la tradizione scandinava stesse cominciando a diventare molto omogenea. Tutto doveva essere scuro e cupo e – come tu dici – lento e introspettivo. Sentivo che avevo bisogno di altre dinamiche, e credo veramente di aver imparato molto di più dagli scrittori americani (e dalle serie TV) che dalla tradizione scandinava. Oggi mi considero più un europeo che uno svedese.

Cosa stai leggendo in questo momento?

L’ultimo di Denis Lehane.

Hai un agente letterario?

Sì, è assolutamente necessario quando si è tradotti in 30 lingue. Altrimenti non ci sarebbe più tempo per scrivere.

Ti piace fare tour promozionali? Racconta ai tuoi lettori italiani qualcosa di divertente avvenuto durante questi incontri .

Sì, moltissimo. Di solito viaggio con mia moglie e cerco di fare più esperienze possibile, combinandole con le ricerche per i miei libri. Un sacco di posti in cui ho viaggiato compariranno prima o poi nei miei libri. Ho fatto, per esempio, un viaggio molto particolare e bello in Giappone con giornate piene di interviste per la Tv e i Magazine, e alcuni grandi reading a Tokyo. Poi sono stato ad Osaka, dove avrei dovuto parlare all’università. Avevo preparato il mio discorso in inglese, ma quando sono arrivato nell’aula magna, mi sono reso conto che tutti i giapponesi presenti parlavano svedese! Così ho pronunciato un discorso in svedese, ad Osaka. E ‘stato un po’ surreale.

Come è  il rapporto con i tuoi lettori? Come possono mettersi in contatto con te?

Oggi ho un rapporto molto attivo con i miei lettori, soprattutto attraverso Facebook . Curo la pagina di Arne Dahl su Facebook io stesso, e i lettori possono chiedere quello che vogliono, e io rispondo sempre. È https://www.facebook.com/ArneDahl.Crimefiction

Verrai in Italia per presentare i tuoi romanzi?

Senza dubbio. Sono stato in Italia diverse volte come scrittore (per non parlare come turista, mi piace molto l’Italia). L’ultima volta sono stato al Festival del poliziesco un anno fa a Senigallia, e questa primavera verrò a Venezia per il Venice International Literary Festival – Incroci di civiltà –  il 3-5 Aprile. Vorrei anche venire a Cremona per il festival – Le Corde dell’Anima – dal 30 Maggio al 1 Giugno. Sarà fantastico come sempre.

Grazie per la tua disponibilità. Vorrei chiudere questa intervista chiedendoti quali sono i tuoi progetti futuri. Ora so che sei impegnato a scrivere il tuo quarto romanzo della serie OpCop, che  dovrebbe essere pubblicato in Svezia nel mese di giugno. Quando arriverà in Italia il tuo prossimo romanzo della serie OpCop?

Grazie per le belle domande. Sì, sto finendo proprio adesso il nuovo OpCop, è stato un lavoro complesso, un ritratto piuttosto unico (mi permetto di crederlo) della criminalità internazionale. Così ora sono un po’ perso. Ma presto inizierò un nuovo progetto, sempre un crime, ma separato dalla serie, con non tanti personaggi principali. Tornerò alle radici della letteratura poliziesca. E credo che avrete il secondo OpCop in lingua italiana entro un anno o giù di lì …

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