:: Dickens, Stefan Zweig (Elliot Edizioni, 2013) a cura di Lucilla Parisi

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dickens-9788861923942Traduzione di Anna Vivaci

Dickens voleva insegnare la poesia della vita quotidiana a tutti coloro che erano legati a un’esistenza modesta. Egli ha mostrato a migliaia di uomini fino a quale profondità della loro misera vita giungeva l’eterno […] Voleva essere d’aiuto ai più piccoli e poveri”.

Charles Dickens conosceva bene la povertà. Aveva conosciuto la fame e le rinunce. Fin da bambino aveva avuto freddo e mai nessun “gentiluomo” lo aveva accolto e salvato dalla miseria.
Le sue opere rappresentano in qualche modo il riscatto della sua infanzia, di quella negata, maltrattata, dimenticata. Oliver Twist, David Copperfield o il giovane Pip dalle grandi speranze sono un esempio di quel riscatto. Bambini derubati dell’infanzia diventano uomini di gran cuore e di speranze ritrovate.
C’è tutto questo nell’autore delle famiglie, come ce lo descrive George Orwell nel suo saggio Inside the Whale del 1940: si tratta di uno di quei grandi scrittori che vengono propinati in “dosi massicce” sin dall’infanzia (si pensi a Canto di Natale) e che, per tale ragione, non sono suscettibili di critiche di sorta.
Insomma che ci piaccia o no, Dickens è un’istituzione, un esempio assoluto di grande prosa, capace di imprimersi nella mente dei suoi lettori per sempre. Chi ha letto almeno un libro di questo autore conserverà dei suoi personaggi delle immagini nitide come illustrazioni.
Stefan Zweig ripercorre in questo brevissimo ed efficacissimo saggio – uscito nel 1920 e ripubblicato da Elliot nel 2013-  i romanzi di Charles Dickens attraverso un’epoca, quella vittoriana, che in essi più che altrove ha trovato la sua degna rappresentazione.
La sua narrativa soddisfa alla perfezione il gusto dell’Inghilterra dell’epoca, il suo lavoro diviene a tutti gli effetti l’emblema della tradizione inglese” e dentro i confini di quella tradizione si compie la sua opera, senza voli pindarici o cadute di stile. Si mantiene onesta, fedele a se stessa, specchio di un’Inghilterra ormai “sazia”, come la definisce Zweig, diversa da quella elisabettiana e shakespeariana. Un scrittura lontana da modelli più arditi quali quelli di Shelley, Lord Byron, Balzac o Dostoevskij.
Gli eroi di Balzac sono avidi e prepotenti, ardono di un’orgogliosa brama di potere, non si accontentano di nulla, sono letteralmente insaziabili. […] Anche gli eroi di Dostoevskij sono arditi e intransigenti, la loro volontà rifiuta il mondo e tenta, con un’incontenibile superbia, di afferrare la vita vera che soggiace alla vita reale. […] L’eroe di Balzac vuole conquistare il mondo, l’eroe di Dostoevskij arriva a considerarsi al di là delle leggi […]. I personaggi di Dickens al contrario sono tutti modesti. […] non vogliono sovvertire l’ordine sociale, non vogliono essere né ricchi né poveri, ma stare nel mezzo, che è una strategia molto utile per il commerciante ma davvero pericolosa per l’artista”. E nel mezzo c’è il mondo borghese che tanto piaceva a Dickens, quella sfera media “che sta tra la casa dei poveri e la piccola rendita”.
Zweig ci spiega come l’opera di questo autore sia certamente democratica, ma non socialista. Dickens non sapeva essere radicale. Si accontentava di stare nel mezzo, come i suoi personaggi si accontentano di una vita modesta: una casetta con giardino, un lavoro onesto e dei bambini.
Quella vita viene descritta con precisione e con dovizia di particolari, quelli che il suo occhio attento sapeva cogliere perfettamente nella realtà circostante.
Prima di fare lo scrittore, egli aveva lavorato come stenografo per il parlamento e si era allenato a rendere dei particolari con brevi note, a condensare una parola in un tratto di penna, un’intera frase in un ghirigoro”.
Quei particolari ricadono nei suoi romanzi rendendoli una rappresentazione fedele e quindi credibile della realtà. David Copperfield, per tutti, “è una sorta di autobiografia romanzata” scrive Zweig. “Sono presenti ricordi di un bambino di due anni, di sua madre e della cameriera, i loro profili sono così dettagliati che sembrano emergere dal fondo”. La sua scrittura non lascia spazio ad interpretazioni: “costringe alla precisione”.
Quella fedeltà al particolare era ciò che rendeva le sue opere – per suoi contemporanei – un porto sicuro in cui rifugiarsi: impossibile non affezionarsi ai suoi personaggi. Ecco, quindi, che le uscite mensili dei romanzi a puntate erano attesa con grande fermento: “il giorno in ci arrivava la posta sembrava impossibile restare tranquilli in casa ad attenere che il postino consegnasse finalmente il fascicolo azzurro […]. L’attesa era durata un mese intero, trascorso a sperare e a scommettere sulla scelta di Copperfield tra Dora o Agnese, oppure a rallegrarsi della nuova crisi di Micawer […] E tutti, vecchi e bambini, anno dopo anno, nel giorno fatidico percorrevano a piedi chilometri per raggiungere il postino a metà strada e ricevere così più velocemente il fascicolo”. Un vero e proprio successo in patria e nell’intero mondo anglosassone.
Lo scrittore e poeta Stefan Zweig ci offre un’analisi accattivante e molto interessante di colui che rappresentò per il suo tempo un vero e proprio fenomeno letterario e per la storia uno dei maggiori scrittori dell’Ottocento. Per nulla rivoluzionario, ma con un occhio sempre rivolto alla normalità e alla quotidianità: più interessato all’uomo che alle dinamiche politiche e sociali, mai veramente critico nei confronti della ricchezza, ma fiducioso negli uomini e nel loro ravvedimento.
Il suo approccio è sempre di tipo morale e i suoi personaggi sono l’esempio eccellente che tutti possono cambiare (in meglio ovviamente). Le sue opere infatti non sono mai veramente tragiche: il lieto fine è sempre dietro l’angolo.
Zweig ci ricorda che proprio il perbenismo di un’epoca e della sua tradizione rappresentarono in qualche modo il limite più grande di questo grande autore e che solo l’humor, “quel suo umorismo lieto e geniale” impedirono a Dickens e alla sua opera di impantanarsi nella più scontata mediocrità.
Un saggio di straordinaria raffinatezza, capace di cogliere aspetti profondi e insoliti dell’opera di Dickens. Una lettura sensata per tutti gli amanti della letteratura e della lettura in generale, anche se non particolarmente affezionati all’autore di Oliver Twist.
Consigliatissimo.

Stefan Zweig (Vienna, 1881 – Petropolis, 1942). Di origini austriache ma naturalizzato britannico, fu critico, poeta e romanziere. Il saggio su Dickens fu pubblicato nel 1920 all’interno del volume Tre maestri: Balzac, Dickens, Dostoevskij. Dello stesso autore sono apparsi per Elliot Amerigo e Brasile.

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