:: Un’ intervista con Lorenzo Mazzoni

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OLYMPUS DIGITAL CAMERAD. Ciao Lorenzo, benvenuto su Liberi di scrivere e grazie per avere accettato questa mia intervista. Finalmente abbiamo con noi il vincitore della quarta edizione del Liberi di Scrivere Award con il romanzo Apologia di uomini inutili. Hai già vinto nel 2011 con Malatesta. Indagini di uno sbirro anarchico, ma se vogliamo questa vittoria è ancora più schiacciante, più di 400 voti,  per un romanzo obbiettivamente difficile, forse ancora più “feroce” di Le bestie – Kinshasa Serenade. Come te lo spieghi? I lettori sono più maturi di quanto si immagini, sono pronti ad affrontare anche storie difficili, dolorose, scomode, sempre che gli scrittori abbiano il coraggio di scriverle?

R. Grazie a voi per l’ospitalità. Intanto ringrazio i lettori per avermi votato. Senza dubbio una vittoria schiacciante su nomi molto importanti, una vittoria insperata. Se è vero che Malatesta poteva contare su lettori affezionati e sul suo pubblico di fedelissimi, la vittoria di Apologia di uomini inutili è stata una sorpresa anche per me. Credo che la vittoria dipenda molto dal tipo di lettori di questo blog, lettori aperti e intelligenti, inoltre l’editore si è mosso molto bene per pubblicizzare che il romanzo era finalista. In generale io credo che i lettori sarebbero prontissimi ad affrontare storie difficili, sono spesso gli editori che fanno il grosso del mercato a propinare carta straccia che spacciano per narrativa, educano i lettori a mangiare cacca.

D. Parliamo proprio del premio, nato da un blog, quindi senza alcuna forma di ufficialità, né sovvenzione, per ora almeno svincolato anche da sponsor, enti culturali, patrocini vari, anche se un pensiero ce l’ho fatto, per farlo crescere, che so chiedere a qualche ditta di penne da collezione, alla Montblanc per esempio, di sovvenzionarci. Tu che ne pensi, perderebbe la spontaneità che ora ha?

R. Io credo di no. Il blog divulga intelligenza, se poi uno sponsor aiuta a crescere, perché non usarlo. In fondo non stai chiedendo fondi a una fabbrica di mine antiuomo o a qualche partito politico.

D. Quest’anno siamo finiti anche sui giornali, L’estense, Il Resto del Carlino, La nuova Ferrara, pensi che stiamo attirando l’attenzione, e soprattutto cosa pensi dei premi letterari in genere, servono agli scrittori e alla letteratura?

R. Non so se le classifiche dei concorsi, così come le classifiche degli store digitali o dei premi letterari diano un orientamento al lettore, penso di sì, almeno in minima parte. Senza dubbio hanno un senso per il mondo editoriale. Quando Malatesta. Indagini di uno sbirro anarchico vinse l’Award nel 2012 fui contattato dal più grosso gruppo editoriale tedesco per la traduzione del libro. E anche in queste settimane, dopo la vittoria di Apologia di uomini inutili nell’ultimo premio Liberi di Scrivere, diversi prestigiosi editori si sono fatti vivi per avere miei manoscritti inediti (ho detto prestigiosi, non grossi…)

D. Vivi tra Milano e Istanbul, questo respiro internazionale, ricordiamo comunque che già da prima eri un viaggiatore, come sta cambiando il tuo modo di vere le cose? Ti stai facendo conoscere anche  a livello internazionale? Ho visto che hanno votato per te dalla Turchia, dalla Germania, dal Vietnam.     

R. Purtroppo a Istanbul non potrò più metterci piede per almeno cinque anni in quanto espulso come persona non desiderata (echi delle proteste di Gezi Park e di quello che ho scritto). Senza dubbio il mio modo di vedere le cose sarebbe diverso se non mi fossi mai spostato da casa, viaggiare implica osservazione e partecipazione, anche culturale e mentale. A livello internazionale è difficile. Porno Bloc è stato tradotto in romeno, Un tango per Victor è stato pubblicato da un editore tedesco, sto tentando di “piazzare” altri titoli in Francia e in Germania, ma è molto dura. Le persone che hanno votato per me da Vietnam, Turchia, eccetera sono amici, colleghi, conoscenti.

D. Da poco è uscito per Koi Press Termodistruzione di un koala, un noir irriverente, scanzonato, alternativo, divertente, un po’ sgangherato poliziottesco anni 70, un po’ critica sociale, un po’ satira anarchica, insomma un pout purri con in sottofondo i Mano Negra, i canti di protesta. Ce ne vuoi parlare?

R. Si tratta della quarta indagine di Malatesta. Indagini di uno sbirro anarchico (in questi giorni è uscito anche il quinto volume: La tremarella). Racconta del Mitico e del Fesso, due balordi squattrinati, che vengono assoldati dai fratelli Marone, veterani dello spaccio di cocaina, per commettere un atto di “sano vandalismo” ai danni dell’Atlantico, un bar notturno a ridosso della stazione di Ferrara. Non hanno però fatto i conti con la mafia russa, che ha da tempo allungato i propri tentacoli su questo locale, e che ha inviato nella città emiliana il Koala, uno dei killer più spietati e pericolosi dell’ex impero sovietico. Toccherà come sempre all’ispettore Pietro Malatesta e al suo sodale compare, il sovrintendente Gavino Appuntato, cercare di evitare un sanguinoso regolamento di conti che potrebbe far esplodere il tranquillo e quasi immutabile deserto sociale di Ferrara.

D. Banlieue ferrarese, (il fruttivendolo nigeriano, l’alimentare eritreo, il market pachistano, la pizzeria dei libanesi, il bar gestito dai cinesi) killer moscoviti, insomma multietnicità e respiro internazionale, sta diventando un tuo marchio distintivo?

R. Sì, insieme ad azione, colpi di scena, humor feroce e grottesco. Racconto quello che vedo e che sento. Soprattutto mi diverto.

D. Bel personaggio il Koala, spietato, cattivissimo, pronto a mordere la mano ai suoi stessi padroni a Mosca. Arriva a Ferrara per riprendersi un koala di peluche in cui ha nascosto qualcosa di molto prezioso per lui. Peluche che finirà nelle mani di alcuni bambini e non dico di più, ma il titolo è abbastanza indicativo. Come è nato questo personaggio?

R. Volevo internazionalizzare la serie malatestiana e ho iniziato a fare ricerca sulle varie mafie in giro per il mondo. Mi sono imbattuto il quella moscovita e questo mi ha aperto nuovi canali di ricerca legati all’Afghanistan e al post-URSS, è nato così, studiando il passato, leggendo reportage, bevendo caffè.

D. Un noir che non sfigurerebbe come fumetto. Ti hanno già proposto di trasformarlo in un fumetto, o per lo meno in una graphic novel? Già Amaducci accompagna le vicende di Malatesta con i suoi bizzarri disegni. 

R. Andrea Amaducci basta e avanza, illustra lui e lo fa egregiamente. L’idea magari è quella di fare qualcosa insieme dove il fumetto prevalga sul testo. Se altri mi chiedessero di fare una trasposizione rifiuterei.

D. Dirigi la collana noir di una casa editrice italo-francese, con sede a Parigi, la Meme Publishers, quale è il bilancio attuale? Come ti trovi nel ruolo di direttore editoriale? Come scegli i libri da pubblicare? 

R. Non so se sono portato per questa cosa, a me piace leggere e scrivere e mi sembra di non riuscire a dedicare tempo per me, però con Meme mi trovo bene, i libri pubblicati sono ottimi, stiamo pensando a grossi nomi internazionali che usciranno fra qualche mese, la collana che io curo ha pubblicato fra gli altri Alessandro Bastasi, Andrea Mariani, Pierluigi Porazzi che hanno scritto cose molto belle.

D. Oltre al corso a circolo Arci Métissage a Milano hai iniziato anche il corso di Scrittura Creativa, Narrativa e Reportage anche a Monza per Corsi Corsari. Ce ne vuoi parlare? Come è nata questa tua nuova attività di insegnante? Hai buoni riscontri?

R. Sono sempre stato scettico sui corsi di scrittura e continuo a esserlo. Più che altro racconto la mia esperienza e cerco di creare interazione fra i corsisti. Al primo laboratorio a  Métissage è nato un romanzo collettivo scritto dai partecipanti, molto bello, una spy story ambientata a Milano. È nata un’amicizia fra me e anche tra i ragazzi che hanno partecipato. I riscontri sono ottimi, soprattutto a livello umano e culturale. Spero vada altrettanto bene a Monza, con Corsi Corsari e nella replica milanese.

D. Grazie Lorenzo della disponibilità. L’intervista è finita, come ultima domanda ti chiederei se puoi anticiparci i tuoi progetti per il futuro, nuovi romanzi standalone, nuove avventure di Malatesta, progetti cinematografici?

R. Con Andrea Amaducci stiamo terminando la nuova indagine malatestiana. È quasi finita la prima stesura. Abbiamo aperti altri sei romanzi, almeno, dello sbirro anarchico, ma ci concentreremo solo su quello dal clima “spallino”. Sarà una storia dedicata alla Spal e ai suoi tifosi. Poi da solo sto scrivendo più o meno cinque bozze. Da una novella un po’ Simenon (con tutto il rispetto), a una spy-story ambientata durante la guerra nella ex Jugoslavia, ad altre storie disseminate tra Istanbul, Tirana, la Brianza, Milano.

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