:: Dovrei essere fumo, Patrick Fogli, (Piemme, 2014) a cura di Natalina S.

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dovrei essere fumoRacconta, mi ha detto, se lo farai nessuno di noi sarà morto invano. Io non so se un racconto abbia questo potere e se le parole conservino la loro forza, dopo che sono state scritte e lette”.

Inizio dalla fine non per rovesciare una storia ma per renderle giustizia. La forza delle parole, se nate dal cuore, arriva, con lo stesso potere con cui sono state scritte. Giunge a cuori sensibili che non possono e non devono rimanere indifferenti al richiamo del ricordo e della commemorazione.
Scrivere e leggere di shoah non restituisce la vita ai 6 milioni di ebrei che l’hanno persa durante il genocidio nazista; non strappa alla memoria del tempo ciò che di terribile il genere umano ha causato.
Scrivere e leggere di shoah significa, prima di tutto, essere vicino a coloro che sono sopravvissuti per non farli sentire, ancora una volta, SOLI, legittimando ciò che è stato. È un modo per illuminare quelle notti da cui, puntualmente, si svegliano in preda agli incubi e agli attacchi di panico. Significa aggiungere tasselli e non rischiare di essere orfani di un passato a noi ignoto. Significa trovare risposte.
Ed è per questo che, da qualche giorno, sono in compagnia di Alberto ed Emile, protagonisti principali dell’ultimo lavoro letterario di Patrick Fogli, “Dovrei essere fumo”, pubblicato per Piemme nella collana Open.
È come se avessi viaggiato sulle rotaie di un binario. Prima Alberto, poi Emile, poi ancora Alberto, poi Emile, e così fino alla fine. Fino al nodo che congiunge e snoda tutte le verità. Verità che hanno radici lontane ma non abbastanza per essere taciute, dimenticate, rivendicate. È attraverso un linguaggio necessario, mai pletorico, e un ritmo che solo nelle riflessioni lascia spazio al respiro, che Fogli ci conduce a chiudere il cerchio di esistenze che la Storia (l’uomo) o il buon Dio, se ne esiste uno, ha messo sulla stessa strada. Le storie nascondono altre storie, altre vite, altri passaggi, come l’esistenza di Alberto, di Emile e di tutti i personaggi che costellano il romanzo. Dovrei essere fumo intreccia sentimenti contrastanti dell’animo umano, come l’innocenza e la colpa, il perdono e la vendetta, la vita e la morte, in un equilibrio narrativo il cui unico scopo è cullare un gemito soffocato dal Male e restituire, almeno in parte, uno stralcio di vita ad un uno, tanti, molti ebrei da giustiziare, con la consapevolezza di chi sa che non sarà mai abbastanza ma sempre troppo, miseramente, poco.

Patrick Fogli: È nato a Bologna ed è ingegnere elettronico. Ospite al Festivaletteratura di Mantova, finalista al Premio Scerbanenco al Noir in Festival di Courmayeur, è considerato dalla critica uno degli scrittori più interessanti e originali della narrativa italiana di oggi. Per Piemme ha scritto Lentamente prima di morire – il cui protagonista, Gabriele Riccardi, torna anche ne La puntualità del destinoL’ultima estate di innocenza e i romanzi: Il tempo infranto, sulla strage alla stazione di Bologna, e Non voglio il silenzio, con Ferruccio Pinotti, sull’omicidio Borsellino e la trattativa Stato-mafia. Ha scritto con Stefano Incerti la sceneggiatura di Neve, il nuovo film del regista napoletano.

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