:: Recensione di I delitti delle sette virtù di Matteo Di Giulio (Sperling & Kupfer, 2013)

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delitti-7-virtuL’ora della vendetta si stava avvicinando: presto giustizia sarebbe stata fatta.

Dopo aver pubblicato i noir contemporanei, La Milano d’acqua e sabbia, finalista al Premio Belgioioso Giallo, e Quello che brucia non ritorna, Matteo Di Giulio, scrittore milanese, classe 1976, si cimenta con il thriller storico. Esce, infatti, domani per Sperling & Kupfer, I delitti delle sette virtù, romanzo che si inserisce in una sorta di movimento di rinascita di un genere che ultimamente ha avuto ottimi riscontri di critica e pubblico, specialmente in ambientazione rinascimentale, cito L’eretico di Carlo A. Martigli e Vetro di Giuseppe Furno.
L’Italia rinascimentale è un’ottima fucina di storie e personaggi, – alcuni realmente esistiti come Pico della Mirandola, o Girolamo Savonarola -,e offre molti degli ingredienti necessari per creare un buon affresco d’epoca, con le giuste dosi di mistero, congiure, vendette, persecuzioni religiose, (la Santa Inquisizione operava, infatti, ancora con i suoi tribunali perseguitando e bruciando sul rogo eretici, giudei o altri infedeli).
Di Giulio ci porta nella Firenze medicea di fine Quattrocento e, grazie ad un attento studio di ricerca svolto in biblioteche e archivi, ci lascia intravedere il mondo di allora, fatto di vicoli buoi, osterie di quart’ordine, palazzi sontuosi pieni di opere d’arte, uomini ossessionati da distorte credenze religiose, mercanti onesti e intraprendenti. Ad accrescere questo gusto per l’antico l’attento studio delle lingua, che fa rivivere nel testo parole desuete, termini arcaici, filologicamente corretti, in un contesto sempre comunque comprensibile e scorrevole.
Protagonista della vicenda Rafael, un ragazzo proveniente dal Regno di Castiglia, appena giunto a Firenze con un preciso obbiettivo in mente. Da bambino vide i suoi genitori bruciare come eretici in uno dei tanti roghi istituiti dai tribunali della Santa Inquisizione, incubo che lo perseguiterà per tutta la vita e ora adulto,  e ha deciso che i conti vanno pareggiati. Sulla sua strada incontra, però, Jacopo Zaccari, un ricco mercante che tutti chiamano Jacopo da Forlì, e la sua vita giunge ad una svolta. Le strade di Firenze sono pericolose e proprio salvando Jacopo da un’aggressione, il giovane Rafael si guadagna la sua riconoscenza e la sua stima.
Va a vivere a casa sua, un sontuoso palazzo, non lontano dal Palazzo Vecchio e sembra che tutto proceda per il meglio, finché alcuni giorni dopo si trova imprigionato al Bargello sospettato dell’omicidio di Rinaldo Cambi, vittima in realtà di un serial killer ante litteram, che lascia inchiodati ai corpi delle vittime delle pergamene in cui vengono citate le virtù teologali e cardinali. Lo Sterminatore questo è il nome che viene dato all’assassino seriale per la sua efferatezza. Se vuole salvarsi e consumare la sua vendetta, Rafael non può far altro che usare le false lettere di accredito che possiede, facendosi passare per un altro, e poi trovare il vero colpevole.
Romanzo scorrevole e abilmente tessuto per accrescere la suspense, come ogni buon thriller che si rispetti, quasi con le tecniche del feuilleton ottocentesco, con strategici cliffhanger alla fine dei capitoli e richiami alla trama al suo interno. Grande lavoro sulla lingua come dicevo, sia nella parte narrativa, che nei dialoghi, che assieme alla ricostruzione storica arricchiscono di fascino una storia di per sé già vista, anche se per lo più in contesti moderni come Seven, thriller del 1995 diretto da David Fincher.
Forse un’ eccessiva semplicità caratterizza la narrazione, ma riflette sicuramente bene le psicologie dei personaggi, l’elementarità dei loro bisogni e delle loro esigenze. Di Giulio affronta con naturalezza un genere non privo di insidie e lo fa con una certa originalità, sebbene probabilmente si ispiri ai grandi classici, confermandosi una voce interessante del thriller storico, da seguire sicuramente da tutti gli appassionati del genere.

Matteo Di Giulio vive a Milano, dove è nato nel 1976. Ha pubblicato i romanzi La Milano d’acqua e sabbia, finalista al Premio Belgioioso Giallo, e Quello che brucia non ritorna. Suoi racconti sono apparsi su diverse antologie e su “Velvet – la Repubblica”. Per Agenzia X ha curato la collana di tascabili noir “Inchiostro rosso”.
Fondatore dei portali Hong Kong Express e Asia Express, ha curato con Fabio Zanello Non è tempo di eroi. Il cinema di Johnnie To. Ha collaborato a diversi cataloghi del Far East Film Festival e dell’Asian Film Festival, di cui è stato vice-direttore. Suoi saggi cinematografici sono apparsi su libri e riviste italiani e stranieri.
Il suo nuovo romanzo, I delitti delle sette virtù, uscirà a settembre 2013 per Sperling & Kupfer.


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Una Risposta to “:: Recensione di I delitti delle sette virtù di Matteo Di Giulio (Sperling & Kupfer, 2013)”

  1. Avatar di carnesecchi pierluigi carnesecchi pierluigi Says:

    Non do giudizi , mi limito ad analizzare lo studio storico su Pierantonio Carnesecchi .Ho avuto modo di protestare con la casa editrice e con l’autore , per la caratterizzazione di questo personaggio
    Pierantonio nel libro del Di Giulio viene completamente svuotato della sua realta’ storica e forzatamente utilizzato secondo quanto necessitava al Di Giulio ( Si puo’ fare ? )
    Il personaggio viene utilizzato per dare storicita’ al racconto ma poi viene eviscerato della storicita che gli danno le fonti d’archivio per divenire un personaggio , mi pare , tipo il sergente Garcia nei film di Zorro , pero’ un po meno bonaccione , un po meschino , un po vile e tanto per gradire un poco beone tutto cio contradicendo fonti come il Guicciardini , il Machiavelli , l’Ammirato , Il Lapini , …..
    Stringatamente : Pierantonio di Francesco Carnesecchi fu Priore della Repubblica fiorentina nel 1494 . Fu uno dei pochi a muoversi braccio armato sempre nel 1494 per difendere i Medici che venivano cacciati da Firenze ( Guicciardini ), mercante di livello europeo fu consigliere della Nazione fiorentina a Lione , ed e’ eternato dalle lettere del Machiavelli durante la guerra per la riconquista di Pisa del 1505 quando era Commissario della Maremma per la Repubblica fiorentina .In mezzo ci stanno molte altre cose , quindi un personaggio molto diverso da quello del romanzo che di Pierantonio pare avere solo il nome e che l’autore fa morire ubriaco in modo abbastanza truculento una decina di anni prima del tempo
    Questo non inficia la qualita’ e il valore della prosa del Di Giulio ma meriterebbe una spiegazione

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