:: Recensione di I bastardi di Pizzofalcone di Maurizio de Giovanni (Einaudi, 2013)

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i bastardiArriveranno.
Arriveranno e si metteranno a fare domande.
Scaveranno nelle parole, nelle espressioni. Cercheranno di capire il colore dei sentimenti, fiuteranno come cani alla ricerca della ragione di un odio.Magari cercheranno male, perché non cercheranno l’amore. Invece è proprio l’amore, certe volte quello che mette fine alla vita.

Torna l’ispettore Giuseppe Lojacono, detto il Cinese, – personaggio che abbiamo avuto modo di conoscere nel precedente romanzo della serie, Il metodo del coccodrillo, edito l’anno scorso per Mondadori e vincitore del Premio Scerbanenco 2012 -, in questo nuovo poliziesco dello scrittore napoletano Maurizio de Giovanni, I bastardi di Pizzofalcone, edito da Einaudi.
Lasciata, per il tempo di un libro, la Napoli degli anni Trenta, che fa da sfondo alle indagini del commissario Ricciardi, de Giovanni ci porta in una Napoli contemporanea, sporca e violenta, intasata dal traffico, niente di più lontano dallo stereotipo di sole, pizza e mandolini, (in questa indagine piove, fa freddo e tira vento, quasi come in una città del nord) forse meno poetica ed elegante della Napoli retrò di Ricciardi, ma sicuramente più realistica e attuale.
L’autore non nasconde di essersi ispirato alla serie poliziesca dedicata all’ 87° distretto di Ed MacBain e infatti non abbiamo un solo protagonista, ma una squadra di comprimari, sebbene l’ispettore Lojacono in un certo senso emerge dal gruppo. I “bastardi” del titolo, i reietti, sono infatti loro, poliziotti scomodi che nessuno vuole, allontanati dai distretti di provenienza e parcheggiati nel commissariato di Pizzofalcone, “celebre” perchè alcuni suoi uomini furono coinvolti in traffici di droga. E qui giunge l’ispettore Lojacono, quasi felice di lasciare il territorio del commissario Di Vincenzo, sebbene la brillante risoluzione del caso del Coccodrillo, avrebbe dovuto metterlo al riparo da inimicizie e vendette professionali.
Ad accoglierlo, il nuovo commissario Luigi Palma, sorriso da venditore di aspirapolvere, entusiasmo e buona volontà e il resto della sua nuova squadra: la vicesovrintendente Ottavia Calabrese e il sostituto commissario Giorgio Pisanelli, gli interni con mansioni di scrivania, passati indenni dopo il repulisti a seguito dello scandalo legato alla droga; l’assistente capo Francesco Romano, proveniente dal commissariato di Posillipo, detto dai colleghi Hulk, per il suo problema di controllo della rabbia che lo rende violento con pregiudicati e pure con la moglie; l’agente assistente Alessandra Di Nardo, detta Alex, proveniente dal commissariato del Decumano maggiore, figlia di un generale, con una doppia vita e una passione ossessiva per le armi; e infine il personaggio più bizzarro del gruppo, l’agente scelto Marco Aragona, una strana capigliatura alla Elvis, occhiali dalle lenti azzurrate a goccia, proveniente dalla Questura centrale, guidatore spericoalato, meno scemo di quello che appare.
La scommessa è che la squadra funzioni, per farlo niente di meglio che una stanza grande con sei scrivanie, perché la vicinanza e comunanza faccia nascere lo spirito di corpo necessario a svolgere bene il loro lavoro. Subito tre casi si presentano alla squadra: la segnalazione di una vecchia bisbetica che nota strano che la vicina del palazzo di fronte non esca mai di casa e stia ritirata nel suo appartamento quasi prigioniera; le ricerche di Giorgio Pisanelli legate ad apparenti suicidi che lui non crede tali; e infine un “vero” caso di omicidio, nella parte bene del distretto, affidato a Lojacono e Aragona: la morte della moglie del notaio Festa, trovata dalla cameriera bulgara con il cranio sfondato, da una di quelle palle di vetro, che scrollandole sembra che cada la neve.
Tre casi, tre indagini, un solo obbiettivo: fare sopravvivere il commissariato di Pizzofalcone. Ecco il filo conduttore del romanzo, scritto nel solito stile, piano e lineare che caratterizza piacevolmente l’autore, anche se toni e sfumature differiscono sostanzialmente dalla serie dedicata a Ricciardi. Si predilige, infatti, un tono più dimesso e spoglio, per dare più risalto al realismo delle scene e dell’ambientazione. La luce seppiata e la polvere del tempo che impreziosisce le pagine di La condanna del sangue, Il posto di ognuno, o Il giorno dei morti, manca del tutto sostituita da una luce più asettica e fredda.
La contemporaneità sembra suggerire all’autore riflessioni più amare, più dure, riflesso di uno squallore esistenziale e di una mancanza di umanità e dolcezza che caratterizza il mondo moderno. Pensiamo solo al personaggio del notaio, un arrampicatore infondo, freddo ed egoista, circondato da relazioni sterili e quasi mercenarie, insensibile al dolore della moglie stoicamente ancora innamorata di lui. Bellissimo invece il personaggio di Giorgio Pisanelli, dolente, fragile, capace di evocare compassione e tenerezza, oltre a riflessioni sulla vecchiaia e sulla solitudine, temi già affrontati ne Il metodo del coccodrillo.
La voce dei colpevoli, del notaio e dell’amante, della ragazza prigioniera nell’appartamento, si alternano in prima persona alla cronaca delle indagini fino al finale che naturalmente lascia qualche porta aperta, per il possibile seguito. Un buon poliziesco insomma, robusto, essenziale, senza sbavature. Apprezzabile sia da chi ama il procedural più classico, che da chi predilige le storie fatte di personaggi, più che incentrate sull’azione. Maurizio de Giovanni si riconferma un gran narratore di vite e di ambienti, anche se naturalmente, per il gusto personale di chi scrive, Ricciardi è un’ altra cosa.

Maurizio de Giovanni è nato nel 1958 a Napoli, dove vive e lavora. Ha iniziato a scrivere nel 2005 vincendo un concorso per giallisti esordienti, con un racconto avente per protagonista il commissario Ricciardi. I romanzi con Ricciardi sono tradotti in Germania, Spagna, Francia e Inghilterra e sono in corso di pubblicazione negli Stati Uniti. Per Einaudi Stile Libero è uscito nel 2011 il quinto volume della serie, Per mano mia. Il Natale del commissario Ricciardi.  Nel 2012 è uscito Il metodo del Coccodrillo, di ambientazione contemporanea, per Mondadori. Maurizio de Giovanni ha scritto racconti a tema calcistico sul Napoli, squadra della quale è visceralmente tifoso, e alcune opere teatrali. Nel 2012, sempre per Einaudi Stile libero, è uscita la uniform edition del ciclo del commissario Ricciardi – ambientato nella Napoli del fascismo e pubblicato da Fandango tra il 2007 e il 2010 -, composta da Il senso del dolore. L’inverno del commissario Ricciardi, La condanna del sangue. La primavera del commissario Ricciardi, Il posto di ognuno. L’estate del commissario Ricciardi, Il giorno dei morti. L’autunno del commissario Ricciardi. A fine 2012, sempre per Einaudi Stile libero, è uscito Vipera. Nessuna resurrezione per il commissario Ricciardi.

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