:: Recensione di Fenomeni da baraccone di Marcello Fini (Italica Edizioni, 2013)

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circoVale molto di più un buon acrobata che un cattivo poeta

Pierre Bost Le Cirque et le Music-Hall, 1931

Fenomeni da baraccone. Vite e avventure dei grandi circensi italiani di Marcello Fini, prefazione del Mago Forest, è un libro curioso che ho avuto modo di leggere quest’estate e che ha risvegliato in me ricordi che credevo dimenticati, per lo più legati all’infanzia. Nella breve introduzione l’autore ricorda un aneddoto di quando era bambino, di cui conserva una sbiadita foto senza data: lui all’età di sei, al massimo sette anni, seduto su una poltroncina di plastica rossa con accanto uno scimpanzè, sullo sfondo altre file ordinate di poltroncine, e oltre il tendone floscio di un circo.
Conservo anche io una foto simile, forse meno esotica, ma altrettanto singolare: io, forse alla stessa età, in groppa ad un paziente asinello bardato a festa, sullo sfondo, una folla di genitori con figli con in mano l’immancabile zucchero filato e il tendone di un circo. Si sa i ricordi di infanzia sono sempre ammantati da un’ aura di nostalgia e malinconia, gli stessi sentimenti che mi ha sempre ispirato il circo. I clown, nell’infanzia, mi hanno sempre messo molta tristezza, invece di farmi ridere, gli animali in gabbia, forse maltrattati per eseguire i difficili esercizi, prima che la LAV accusasse di tali pratiche i circensi che utilizzano animali, lo stesso, ma non ostante tutto la magia del circo è sopravvissuta ed è forse legata ad un ancestrale e irrazionale desiderio di evasione e di libertà. Fuggire col circo penso sia stato il sogno di molti di noi e forse qualcuno l’ha fatto davvero, per poi essere ripreso magari dai propri genitori spaventati e un po’ arrabbiati.
Marcello Fini in questo saggio dedicato al circo italiano ci narra un infinità di aneddoti legati ai più importanti esponenti dell’arte circense e lo fa con divertita leggerezza anche quando narra eventi drammatici. Il circo non è fatto infatti solo di sorrisi e applausi, ma anche di dura fatica, emarginazione, vera e propria tragedia. Infondo è meraviglioso e crudele come la vita ed è interessante scoprirne le origini e il periodo di maggior splendore. Scoprire perché prese forma ambulante, perché prese proprio il nome di “circo” e perché i primi spettacoli del circo moderno furono spettacoli equestri. Cavallerizzi, amazzoni, acrobati, giocolieri, equilibristi, clown, domatori di bestie feroci, nani e uomini e donne proiettile, fanno parte tutti di una grande famiglia, non a caso molti piccoli circhi itineranti sono a conduzione familiari e le grandi dinastie circensi come i Togni e gli Orfei, nate nell’Ottocento, sono tutt’ora in attività con i loro pronipoti.
Oggi i clown non mi fanno più piangere, ma se devo essere sincera ho provato grande tristezza leggendo il capitolo dedicato ai Freaks o scherzi della natura, fenomeni più che altro eccezionali, spettacolarizzazioni della deformità, e presenti, fortunatamente, solo nei circhi del passato, nel mondo moderno la donna barbuta, o quella senza braccia, o i gemelli siamesi o l’uomo elefante, non trovano più spazio a testimoniare lati dell’animo umano non proprio edificanti. Anche se tramite al televisione spettacoli simili continuano a sopravvivere velati dalla civilizzazione e dal  progresso. Ed è proprio la tv il grande nemico che sta portando alla morte del circo, Marcello Fini lo segnala e non si può negare che i nuovi mezzi di comunicazione abbiano tolto molta poesia e fantasia ad un mondo già abbastanza imbarbarito.
Da segnalare una chicca per appassionati: le illustrazioni in bianco e nero all’interno del libro, attualmente conservate presso la Biblioteca comunale dell’Archiginnasio di Bologna nel Fondo Speciale Alessandro Cervellati, sono di Alessandro Cervellati, e sono state rese disponibili grazie alla nipote ed erede dell’autore. Strepitosa la copertina a mio avviso, segno della cura e dell’amore con cui è stato confezionato il volume.

Marcello Fini (1973), dopo aver lavorato nell’editoria, attualmente è bibliotecario all’Archiginnasio di Bologna. Ha pubblicato diversi studi nel campo della storia locale felsinea e, con Enrico Brizzi, tre volumi dedicati ai viaggi a piedi compiuti insieme: La Via di Gerusalemme (2009); I diari della Via Francigena (2010); Italica150 (2011, con Samuele Zamuner).

Una Risposta to “:: Recensione di Fenomeni da baraccone di Marcello Fini (Italica Edizioni, 2013)”

  1. :: Lo zoo, Marilù Oliva (Elliot edizioni, 2015) | Liberi di scrivere Says:

    […] esibita era composta proprio da queste persone, testimoniati da un interessante libro come Fenomeni da baraccone di Marcello Fini (Italica Edizioni, 2013) – ma perchè si violerebbero oltre a vere e proprie […]

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