Copenaghen. La sezione Q dell’Omicidi, ubicata in uno scantinato e guidata da Carl Mork, con la collaborazione del fido Assad e della dark punk Rose, è in pieno caos. La scoperta di infrastrutture d’amianto sta mettendo in serio pericolo la loro già precaria sistemazione, per non parlare del fatto che Rose si è presa un congedo per malattia e ha mandato al suo posto la “sorella”, pratica che a quanto pare nella civilizzata e progredita Danimarca è lecita, (già mi immagino la faccia di alcuni dei miei vecchi datori di lavoro se lo venissero a sapere).
Nel frattempo due casi sono all’ attenzione della sezione Q casi irrisolti: alcuni incendi, probabilmente dolosi e fatti per intascare l’assicurazione e il ritrovamento di una bottiglia contenente un messaggio inquietante, probabilmente legato al sequestro di due fratelli, avvenuto parecchi anni prima. Se il caso degli incendi è normale amministrazione, il ritrovamento della bottiglia ha risvolti più sconcertanti. Innanzitutto la bottiglia fu rinvenuta in una rete da pesca in Scozia alcuni anni prima, e solo ora è arrivata sulla scrivania di Mork. Il messaggio quasi illeggibile, in danese, è per giunta scritto con un inchiostro molto particolare: il sangue.
In un primo momento Mork pensa ad uno scherzo, la burla di due ragazzini buontemponi decisi ad attirare l’attenzione, ma non ostante questo segue le tracce e arriva nella casa di uno dei due ragazzi rapiti. Sarà l’inizio di una indagine terribile alla caccia di un killer spietato e ossessionato dai fantasmi dell’infanzia che prende di mira alcune famiglie, sempre appartenenti a qualche setta religiosa fondamentalista, ne rapisce due figli, chiedendone un riscatto, e uccide uno dei ragazzi risparmiando l’altro, con la minaccia che se i genitori parleranno, con la polizia o con chiunque, tornerà a uccidere tutti gli altri loro figli.
Il messaggio nella bottiglia (Flaskepost fra P, 2009) di Jussi Adler-Olsen, tradotto dal danese da Maria Valeria D’Avino ed edito da Marsilio nella collana Farfalle Giallosvezia, è un thriller poliziesco scandinavo decisamente riuscito, non ostante alcune incongruenze, (pensiamo solo a come sia possibile che un ragazzo con le mani legate dietro alla schiena possa scrivere un messaggio, per quanto sgrammaticato, con il suo sangue, due minuti prima di essere ucciso), che comunque non attenuano il fascino di questa storia nerissima e priva del più classico e rassicurante lieto fine.
L’originalità del romanzo, che si discosta in un certo senso dai clichè più stereotipati del genere, risiede senz’altro nel tema centrale della vicenda: la luce che getta su un fenomeno abbastanza oscuro, ovvero il proliferare delle sette religiose nel civilissimo nord Europa. Fanatismo, interessi economici, chiusura verso il resto della società sono temi che Jussi Adler-Olsen affronta con una certa preoccupazione, che traspare della pagine, anche se evita toni troppo da guerra santa. Le sette sono fenomeni incontrollati, società all’interno della società, con le proprie regole, i propri intransigenti principi che possono sfociare negli eccessi di cui è vittima il villain della situazione.
Violenze domestiche, traumi infantili, asservimenti psicologici, fanno da sfondo e da motivo scatenante delle azioni di un uomo apparentemente comune, con una famiglia, una moglie, un figlio, un uomo innocuo che in realtà nasconde dentro di sé un inferno, un uomo capace di commettere azioni aberranti nella ricerca di un riscatto, di una compensazione per il male subito. Toccherà a Carl Mork fermarlo, ma anche lui nasconde fragilità caratteriali che ne fanno un personaggio umano, più che lo stereotipo dell’investigatore infallibile.
Terzo romanzo della serie dopo La donna in gabbia, e Battuta di caccia, Il messaggio nella bottiglia, è senz’altro un’ ottima lettura che lascerà soddisfatti gli appassionati di thriller scandinavi, e convincerà pure coloro che storcono il naso, subissati da troppa saturazione. In libreria dal 18 settembre.
Jussi Adler-Olsen (Copenaghen, 1950) è l’autore danese più venduto nel mondo. Dopo aver studiato. medicina, sociologia, scienze politiche e comunicazione, ha svolto i lavori più vari: redattore di riviste e fumetti, coordinatore del movimento per la pace danese, caporedattore di settimanali e trasmissioni televisive. Ora è scrittore a tempo pieno e i suoi libri hanno conseguito importanti riconoscimenti internazionali. Con Marsilio ha pubblicato i primi due romanzi della fortunatissima serie della Sezione Q, La donna in gabbia – da cui è stato tratto un film prodotto dalla casa di produzione Zentropa di Lars Von Trier, il cui lancio internazionale è previsto per ottobre 2013 – e Battuta di caccia.
Scopri di più da Liberi di scrivere
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
Lascia un commento