:: Recenione di L’ultimo comunista di Matthias Frings (Voland, 2013) a cura di Michela Bortoletto

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ultimo comunistaCi sono libri che si leggono tutti d’un fiato, altri invece hanno bisogno di tempi più lunghi. Ma non per questo sono meno belli e interessanti dei primi. L’ultimo Comunista di Matthias Frings appartiene a quest’ultimo gruppo. È un libro che procede piano, che non ti prende dalla prima pagina ma ti conquista lentamente. Confesso fin da ora che più di una volta ho avuto la tentazione di interrompere la lettura. Ma ogni volta c’era un qualcosa che mi diceva di andare avanti, che ne sarebbe valsa la pena.
L’ultimo comunista narra la vita di Ronald M. Schernikau, un giovane scrittore tedesco realmente vissuto negli anni Ottanta. Nato da una complicata relazione tra una giovane donna, Irene, e un uomo che non esita ad abbandonarli quasi subito, Ronald trascorre i primi anni della sua vita nella Germania dell’ Est. La giovane madre è la migliore incarnazione degli ideali comunisti che ci possa essere: fedele al partito, accetta qualunque sua regola e soprattutto non mette mai in discussione le decisioni delle alte sfere. Vive la sua vita di giovane ragazza madre crescendo nel miglior modo possibile il piccolo Ronald. Finché un giorno il padre si rifà vivo: è scappato all’Ovest dove si è rifatto una vita e in qualche modo riesce a convincere Irene a fare altrettanto. Così, seppur a malincuore, accecata dall’amore mai finito per il padre di Ronald, Irene organizza di nascosto una rocambolesca fuga che la porterà all’Ovest.
Ma la realtà non è come Irene se l’era immaginata: il padre di Ronald ha un’altra famiglia e lei deve ricostruirsi una vita in una Germania che non le appartiene. All’Ovest è tutto diverso e la nostalgia dell’Est prende spesso il sopravvento. Nonostante ciò Irene riesce a ottenere un buon lavoro e una buona sistemazione dove crescere il piccolo Ronald. Ma questo improvviso cambio di vita, questo trasferimento in una realtà così diversa saranno tra le cause dell’assoluto e quasi devastante senso di straniamento che prova Ronald, comunista che vive nell’Ovest capitalista.
Ronald infatti cresce con un forte senso di disagio e con un grande desiderio: tornare all’Est. Ma sono gli anni del Muro e ottenere la cittadinanza dell’Est non è così facile.
L’opera di Frings ci racconta i sogni, le illusioni, i sacrifici e i tentativi fatti da questo giovane ragazzo, che nel frattempo è diventato un talentuoso scrittore, per riuscire ad ottenere la possibilità di vivere nella Germania dell’Est. Ma quando riuscirà finalmente ad ottenere ciò per cui ha combattuto la realtà gli presenterà un forte conto: se nella Germania dell’Ovest era il “comunista”, qui nella Germania dell’Est non riuscirà mai ad essere completamente accettato e sarà sempre visto come un estraneo. Il forte senso di inadeguatezza accompagnerà quindi Ronald per tutto l’arco della sua vita. Una vita che purtroppo poi verrà stroncata dalla “grande malattia” di fine Novecento: l’aids.
Ne L’ultimo comunista si affrontano temi importanti quali il senso di straniamento, la divisione della Germania, la vita in quegli anni dei giovani berlinesi, il dilagare inarrestabile dell’aids. Per questi motivi vale la pena di andare avanti nella lettura e di non arrendersi anche se qualche passaggio può risultare purtroppo lento e superfluo.
Traduzione di Chiara Marmugi.

Matthias Frings, nato ad Aachen nel 1953, è giornalista, autore televisivo e scrittore. Negli anni ’70 si è impegnato in vari movimenti con la sinistra alternativa e ha lavorato come attore e regista teatrale. Ha raggiunto la celebrità negli anni ’80, grazie al saggio Männer.Liebe (Amori.Maschi. Un manuale per chi è gay e per chi vuole diventarlo) che scioccò l’opinione pubblica presentando per la prima volta l’omosessualità come una condizione normale. Ha scritto altri cinque libri, tutti legati alla sessualità maschile. Per anni è stato una delle firme della “taz” e ha progettato e condotto programmi televisivi e radiofonici.

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