:: Recensione di La nostra guerra non è mai finita di Giovanni Tizian (Mondadori, 2013) a cura di Natalina S.

by

guerra mai finitaGiovanni Tizian, criminologo e giornalista d’inchiesta, ruba al grande partigiano antifascista, Primo Levi, l’ultimo verso del canto estrapolato da Partigia  per definire il suo lavoro letterario pubblicato da Mondadori, nella collana Strade blu. Prima di iniziare la lettura, mi soffermo sulle dediche. Frammenti di una canzone di Roberto Vecchioni: “Sogna, ragazzo sogna”. Con le note in testa e il testo, carico di speranza, sulla bocca, mi appresto ad ascoltare la storia che Tizian racconta. La sua storia. La nostra storia.
È la prefica scanzonata della comunità di Bovalino ad impadronirsi dell’incipit; un corteo funebre per dare l’addio a Cola. Cuore nomade ma felice. Cordiale nei ricordi malinconici di Giovanni. La ‘ndrangheta lo ha ucciso nel tentativo di rimarcare i confini tra l’onore e il disonore. La stessa ‘ndrangheta che, il 23 ottobre 1989, ha freddato Peppe Tizian, suo padre, a cui Giovanni, nel giorno della sua laurea, offre la sua corona di alloro promettendo giustizia. La nostra guerra non è mai finita ripercorre, passo dopo passo, pagina dopo pagina, quel calvario che Giovanni ha vissuto e lo ha reso Uomo.  Un uomo con il cuore carico di coraggio e gli occhi onesti di un bambino. Lo stesso al quale, troppo in fretta, hanno cercato di rubare l’infanzia. Ricordi nitidi e confusi si mescolano per delineare la sua sofferenza e, al contempo, la rabbia. Una rabbia covata per troppi anni, per l’attesa vana di una verità inabissata nei fondali dell’indifferenza della giustizia italiana. La vita di Giovanni si snocciola, come chicchi di melograno dal sapore aspro e dolce, tra le righe di un romanzo che denuncia la violenza e il potere di quell’organizzazione criminale che è riuscita a penetrare e metastatizzare territori vergini. Si è impadronita della Calabria e ha stretto amicizia con le regioni del nord oltrepassando i confini nazionali. LEI che, senza fare rumore, pungia  o getta in pasto ai corvi vite umane. Un romanzo che rispolvera documenti e fascicoli sepolti da cuori incivili e accusa l’assenza di uno Stato che anziché porsi come ente supremo di esercizio della legalità,  troppo spesso, vigliaccamente, ne rimane colluso. Un romanzo che chiede, esige, verità in nome della vita recisa di Peppe e del vuoto incolmabile che la sua morte ha provocato nel suo cuore,  in quelli della sua famiglia e dei suoi amici. In nome di quei profumi di basilico e menta, di quei legami che la famiglia Tizian è stata costretta ad abbandonare per una città dai suoni più dolci. In nome di Lollò, Celestino, Gianluca, Fortunato, Francesco. In nome di quel sentiero che  conduce a Pietra Cappa, nato da un canestro di amicizia, per ricordare che l’Aspromonte appartiene alle persone oneste. In nome di tutte le vittime della ‘ndrangheta e di tutti coloro che sono stati umiliati davanti alle fiamme che hanno ridotto in cenere il lavoro onesto di una vita. In nome di una terra paralizzata, la Calabria. In nome di un Paese anestetizzato, l’Italia. “Sogna, ragazzo sogna. Non cambiare un verso della tua canzone, non lasciare un treno fermo alla stazione, non fermarti tu…”.

Giovanni Tizian, giornalista, scrive per ‘L’Espresso’ e ha collaborato con ‘La Repubblica’. Laureato in criminologia presso l’Università di Bologna, ha iniziato pubblicando sulla Gazzetta di Modena le sue prime inchieste, con cui nel 2012 ha vinto il Premio per i giornalisti di provincia “Enzo Biagi”. Ha collaborato con il mensile Narcomafie e il portale Stop ‘ndrangheta.it Sempre nel 2012 gli sono state assegnate la menzione speciale al “Premio Biagio Agnes” e la Colomba d’oro per la pace. È autore del saggio-inchiesta “Gotica. ‘Ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea” pubblicato da Round Robin Editrice nel 2011. Al giornalismo ha affiancato l’impegno civile e sociale, fa parte di daSud, l’associazione antimafia con sede a Roma costituita nel 2005 da giovani emigranti meridionali che non hanno intenzione di lasciare le loro terre in mano alle cosche. Dal 2011 vive sotto scorta.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: