:: Recensione di Il cerchio del robot, Philip K. Dick, (Fanucci editore, 2013) a cura di Viviana Filippini

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CopCerchioRobotOk, mettete da parte l’idea di essere alla prese con un romanzo fantascientifico. Lo so che il titolo potrebbe far pensare ad un storia dove l’uomo deve affrontare robot o altre strane creature meccaniche, ma ne Il cerchio del robot di Philip K. Dick , edito da Fanucci, ci sono sì dei robot, però hanno un valore metaforico, perché loro non sono di metallo, ma di carne ed ossa. Mi spiego meglio. Entrando nelle vite di Jim Briskin, dj radiofonico che non ha del tutto risolto i rapporti con la ex moglie Pat e della giovane coppia di sposini immaturi formata da Art e Rachael, ci si rende conto che questi individui agiscono come degli automi e sopprimano in modo progressivo i loro istinti d’azione, assecondando le regole del vivere imposte dalla società americana dove vivono. Tutti i diversi personaggi che compaiono nella trama narrativa del romanzo di Dick si limitano ad obbedire e ad appoggiare ogni richiesta che viene da chi comanda, evitando la trasgressione di principi legislativi e morali per agire come dei veri e propri burattini (i robot), inseriti in un vita che si ripete sempre uguale a se stessa (il cerchio). A dire il vero ci sono frangenti di trasgressione, ma le conseguenze derivanti da essi fanno capire a Jim Briskin (sospeso dal lavoro perché ha voluto dire la sua opinione criticando le scelte dei datori di lavoro) e ai compagni che forse è meglio adeguarsi, per evitare spinosi problemi esistenziali, capaci di mettere in crisi i loro già precari equilibri psicologici e relazionali. Oltre a questo aspetto Philip K. Dick affronta in modo delicato le relazioni umane nell’America degli anni’50, mostrando due giovani coppie alle prese con i problemi di cuore, situazioni nelle quali la stabilità matrimoniale è più volte messa in crisi da eventi tentatori esterni all’alcova. Jim e Pat sono stati sposati e si sono lasciati, ma c’è ancora un lieve fiammella passionale che li unisce, mentre Art e Rachael sono una giovane coppia di sposini alla prese con la futura nascita del primo figlio. Due futuri genitori che non hanno ben capito (soprattutto Art che si comporta come un immaturo) cosa sia il matrimonio e cosa voglia dire diventare madre e padre. Il tutto è inserito in un cornice sociale che ha per protagonista la San Francisco di fine anni ’50, dove un gruppo di amici capitanati dall’enigmatico e strambo Grimmelmann si aggirano per le vie della metropoli con un macchina iperteconologica, consultando piantine segrete della city nella convinzione dell’imminente scoppio di una nuova guerra. Il cerchio del robot è bel un romanzo d’annata – è stato scritto dall’ autore nel 1956 e pubblicato per la prima volta in America nel 1988- ma quel profondo senso di insicurezza esistenziale che dal microcosmo delle due coppie protagoniste si estende all’intera società e viceversa, è uno specchio letterario che evidenzia le paure, le tensioni, i dubbi e le accuse (a volte infondate) verso coloro che erano sospettati di tramare contro il governo U.S.A. ai tempi della Guerra Fredda. Un mondo di ieri, non molto diverso da quello di oggi aggiungerei, afflitto da un senso di  una catastrofe imminente, nel quale i cicli di vita si ripetono sempre uguali a sé stessi senza lasciar intravedere possibili vie di fuga. Traduzione dall’inglese di Fabio Zucchella.

Philip K. Dick nasce a Chicago il 16 dicembre 1928. Nel 1955 esce il suo primo romanzo, Lotteria dello spazio. Durante un’esistenza segnata dalle difficoltà economiche, scrive capolavori come La svastica sul sole, Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, da cui è tratto Blade Runner di Ridley Scott, e Ubik. La notorietà di Philip K. Dick deve molto agli adattamenti cinematografici, tra cui Atto di forza (1990), Screamers – Urla dallo spazio (1995), Impostor (2002), Minority Report (2002), Paycheck (2003) e Un oscuro scrutare (2006), Ubik (Michel Gondry ha annunciato che si occuperà dell’adattamento per il grande schermo). Con l’arrivo in libreria degli ultimi quattro romanzi e de L’Esegesi di Philip K. Dick (curata da Pamela Jackson e Jonathan Lethem), tra febbraio e novembre 2013 Fanucci completa la pubblicazione dell’opera omnia del tormentato e geniale scrittore americano, considerato il padre della fantascienza postmoderna, di cui detiene i diritti assoluti dal 1999.

Una Risposta to “:: Recensione di Il cerchio del robot, Philip K. Dick, (Fanucci editore, 2013) a cura di Viviana Filippini”

  1. Viviana Says:

    una piccola aggiunta: tradizione dall’inglese di Fabio Zucchella

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