:: Recensione di Da qui all’eternità di James Jones, (Beat, 2012) a cura di Viviana Filippini

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es da qui all'eternita _Layout 1Dimenticate le medaglie al valore militare. Dimenticate l’eroismo dei soldati impegnati in azioni di guerra stile Salvate il soldato Ryan, perché quello che troverete in Da qui all’eternità, ripubblicato in versione integrale dalla Beat edizioni, è un disarmante ritratto della fragilità umana di uomini arruolati nell’esercito in tempo di pace, nell’ attesa di una guerra che loro non sanno quando e se mai arriverà. Questo è il primo romanzo di Jones pubblicato nel 1951, un libro che ottenne immediato successo di pubblico, tanto che l’anno seguente vinse il prestigioso premio “National Book Award” e nel corso del tempo è entrato a far parte della classifica dei 100 romanzi di maggiore importanza letteraria del XX secolo. Da qui all’eternità è un romanzo di guerra, ma tra le sue numerose pagine non c’è la battaglia sul campo,  perché quella che Jones ci racconta è la faida tra uomini nella base di Schofield, sull’isola di Oahu, nelle Hawaii. I principali personaggi sono Robert “Prew” Prewitt e il suo superiore, il sergente Milton Warden. Il primo è un trombettiere di talento ed ex pugile che non ha la minima intenzione di tornare a combattere, visto che  l’ultima volta che lo ha fatto ci è quasi scappato il morto. L’altro, è un freddo sergente dai modi di fare beffardi, innamorato della donna di un suo superiore e animato da un profondo senso di giustizia. I due soldati  sono entrambi delle teste calde e non a caso durante la narrazione non perderanno occasione di cacciarsi nei guai per la troppa cocciutaggine che li caratterizza (Prew disobbedirà ai suoi superiori, sarà coinvolto in una inchiesta con l’accusa di omosessualità e finirà nella  prigione militare a tutti nota con il nome di “Palizzata”). Accanto a loro ci sono i tanti altri soldati della compagnia che non incarnano la tipica immagine del militare  eroico, tutto coraggio e solidità morale. Quelli usciti dalla penna di  Jones sono uomini semplici, fragili e quotidiani che cercano in ogni modo di evadere dalla monotonia esistenziale imposta dalle regole dell’esercito, rifugiandosi nell’alcool e tra le braccia delle prostitute dei bordelli presenti sull’isola hawaiana. Tra loro emerge il mingherlino, ma combattivo  Maggio, un italoamericano di Brooklyn. C’è il caporale Bloom, un giovane uomo in perenne lotta esistenziale per le sue origini ebraiche e con l’irrisolto rapporto con la propria sessualità, e che dire dello scapestrato Jack Malloy, così colto e intellettuale da essere sempre in prigione. In queste Hawaii del 1941, primo attore è un’umanità derelitta e non a caso solo alla fine la guerra arriverà a toccare le già precarie vite dei protagonisti, per la precisione quando i “Jap” – così l’autore nel libro definisce i giapponesi recuperando lo slang americano degli anni’40 – bombarderanno Pearl Harbor. In questo romanzo Jones racconta la vita in ambiente militare evidenziando tutta la volubilità e le insicurezze dei soldati protagonisti della vicenda. Ciò che colpisce è il fatto che indipendentemente dal grado militare ognuno dei personaggi agenti dimostra delle debolezze e tormenti interiori che rendono questi uomini in divisa umani e fallibili. Da qui all’eternità sarà pure ambientato nelle meravigliose isole delle Hawaii, ma il senso di ribellione,  di colpevolezza uniti alla violenza psicologica  e fisica subìta e perpetrata dai vari protagonisti sono un disarmante ritratto di una generazione derelitta e sfinita che vorrebbe solo vivere liberamente. La versione edita dalla Beat è quella integrale senza tagli e censure riportata alla luce nel 2009 da Kaylie Jones, la figlia dell’autore che rivelò l’esistenza del manoscritto originale del padre, dove erano presenti tutti i tagli imposti a Jones dall’editore Scribner, il quale ritenne lo scritto troppo “ricco” di  parolacce e di scene di sesso omosessuale, troppo scandalose per l’America perbenista degli anni’50. Da ricordare anche la produzione nel 1953 dell’omonimo film vincitore di ben 8 premi Oscar, realizzato dal regista Fred Zinnemann. Traduzione dall’inglese per l’edizione Beat  di Chiara Ujka.

James Jones (1921-1977) fu arruolato nel 1939 nell’esercito americano nella 25a Divisione Fanteria, poco prima delle scoppio della Seconda guerra mondiale. Di stanza alle Hawaii, Jones combatté poi nella guerra di Guadalcanal. Nei suoi lavori letterari  di fama mondiale – Da qui all’eternità e La sottile linea rossa – ha raccontato la quotidianità, le atrocità e le conseguenze della guerra.

3 Risposte to “:: Recensione di Da qui all’eternità di James Jones, (Beat, 2012) a cura di Viviana Filippini”

  1. Iannozzi Giuseppe Says:

    Uno dei più grandi romanzi che abbia mai letto. Un Capolavoro assoluto. Mi domandavo giusto qualche mese or sono quando sarebbe stato ristampato. Era ora, mancava dagli scaffali da, praticamente, un’Eternità. E per fortuna è la versione sporca, quella con le scene omosessuali e le presunte parolacce, che non esistono se non nella testa di certa gente bacata nel cervello.

    • liberdiscrivere Says:

      Non l’ho mai letto, nè visto il film, ma non so perchè mi ha fatto pensare a ‘Riflessi in un occhio d’oro’ di Carson McCullers. Sarebbe interessante un confronto tra l’opera originale e quella censurata.

  2. Viviana Says:

    per quanto riguarda la censura…beh la postfazione finale è interessante perché evidenzia tutto il processo di taglio con le eliminazioni approvata anche da Jones…beh a me piacerebbe proprio vedere il suo scritto.quello riportato alla luce nel 2009…riguardo al “tolto” perché ritenuto dannoso…beh sono i tipici atteggiamenti adottati contro le verità e realtà scomode…

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