:: Recensione di La cappella dei penitenti grigi di Maurizio Lanteri e Lilli Luini (Nord, 2013)

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cappella_penitenti_grigiSullo sfondo della Camargue, terra di indubbio fascino sferzata dal Mistral, dove il Rodano incontra il Mediterraneo creando un particolarissimo labirinto di canali, salinai, campi e paludi, habitat naturale dei tori, dei cavalli e dei fenicotteri rosa, è ambientato il nuovo thriller storico di Lilli Luini e Maurizio Lanteri, La cappella dei penitenti grigi (Editrice Nord, 2013). Tra passato e presente, in capitoli alternati, la cittadella fortificata medioevale di Aigues-Mortes diventa centro di una storia che ruota attorno ad un antico ordine caritatevole che esiste realmente, i penitenti grigi, e alla cappella in cui erano soliti riunirsi durante le feste principali e per la proclamazione del nuovo Priore, ogni Pasqua. Un mistero del passato, legato all’amore contrastato tra Jullian e Isabeau, e a una faida tra famiglie appartenenti all’ordine dei penitenti, si intreccia ad un mistero del presente che trae le sue origini da efferate vicende accadute durante la Seconda Guerra Mondiale in un susseguirsi di complessi intrighi, non privi di colpi di scena. Quali segreti custodisce la cappella diroccata dei penitenti grigi e soprattutto la sua cripta dove venivano sepolti fino alla Rivoluzione Francese tutti i penitenti nel loro umile saio? Per rispondere a questa domanda molti perderanno la vita, prima tra tutti la giornalista Deanne Bréchet, amante di Fabienne Lacati, ricercatrice del dipartimento di storia moderna dell’Università di Parigi e protagonista del romanzo, l’unica ad avere scoperto questo oscuro segreto, assieme ad una giornalista radiofonica, segreto capace di far tremare le fondamenta di immense ricchezze accumulate da antiche famiglie forti di agganci politici e al di là di ogni sospetto. Fabianne, sospettata dell’omicidio, troverà in Daniele Ferrara, anche egli storico, seppure in disgrazia per divergenze con i baroni universitari, e assunto come consulente da Discovery Channel, un insperato e provvidenziale aiuto oltre a qualcosa di più e capirà ben presto che per salvarsi la vita dovrà scoprire lo stesso segreto che aveva scoperto Deanne e renderlo pubblico. Tra Parigi e Londra, Aigues-Mortes e il lago di Ginevra, Daniele e Fabienne aiutati dal procuratore aggiunto Maurice Mariau, incaricato delle indagini della morte di Deanne, dalle figlie di Jaques Granier, Portiere dei penitenti grigi, e da Al Squazzoni e Patrick Delamotte, rispettivamente volto di punta di Discovery Channel e giornalista di Liberation, andranno fino in fondo facendo luce su una verità che ho solo intuito un attimo prima di leggerla nei capitoli finali. La cappella dei penitenti grigi è un thriller un po’ impegnativo, ma ottimamente congegnato e soprattutto originale e ben scritto. I capitoli iniziali, in cui bisogna abituarsi all’alternarsi di passato e presente, richiedono una certa attenzione, ma poi soprattutto grazie ai personaggi, ben caratterizzati e profondamente umani nelle sfumature e negli atteggiamenti, mi sono appassionata alla storia, rendendo la lettura scorrevole e interessante. La ricostruzione storica accurata, in cui si intravede un lungo lavoro di ricerca e di documentazione, dalla contesa tra cattolici e protestanti, Marie Durand è per esempio realmente esistita ed è stata imprigionata nella Torre di Costanza per ben 38 anni, oltre al fatto che è ben fondato su documenti anche come comunicavano i prigionieri ugonotti imprigionati con i loro parenti e amici fuori dalla prigione, ai riti d’elezione legati alla confraternita dei penitenti, è sicuramente una parte fondamentale del romanzo seppure gli eventi narrati nascano fondamentalmente dalla fantasia degli autori. Ma la verosimiglianza anche dei fatti legati alla Seconda Guerra Mondiale induce a più di una riflessione e non approfondisco l’argomento per non anticiparvi il mistero principale nascosto in questo libro. La tensione narrativa è ben gestita, per tutto il romanzo ci si interroga sulla concatenazione dei fatti e sul perché un tale personaggio agisca in una tale maniera e cosa nasconda. Le risposte quando arrivano, spiegano ogni fatto non lasciando fili in sospeso. Tra i personaggi il mio preferito è senza dubbio Maurice Mariau, seppur tormentato, profondamente legato al suo lavoro al servizio della giustizia e della verità, e capace di gesti di grande tenerezza. Mi piacerebbe che diventasse personaggio principale di un prossimo romanzo della coppia Luini Lanteri. Che dire d’altro per gli appassionati di thriller storici un romanzo da non perdere e la felice dimostrazione che anche noi italiani sappiamo scrivere thriller di respiro internazionale, niente da invidiare ai vari Dan Brown e soci.

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