:: Un’ intervista a Daria Bignardi a cura di Viviana Filippini

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COP_Daria Bignardi_Acustica_perfetta.inddCiao Daria è un piacere averti qui a Liberi di Scrivere per parlare del tuo terzo romanzo, L’acustica perfetta, recentemente pubblicato da Mondadori. Una storia umana di coppia e un vero e proprio pellegrinaggio alla ricerca della propria identità.

Da dove o cosa nasce il tuo terzo libro, L’acustica perfetta?

Volevo scrivere una storia d’amore ma è uscito un romanzo di formazione e ricerca di sé.

Dove lo hai scritto?

Un po’ dappertutto.

Arno Cange è il protagonista che ci racconta la storia.  Come è stato per te donna scrivere un libro attraverso l’ottica maschile?

E’ stato liberatorio e molto divertente.

C’è qualche fatto o evento che ti ha ispirato le figura dei due protagonisti?

Non direi, no.

Arno, violoncellista alla Scala, è sposato con Sara, hanno tre figli e tutto sembra perfetto. Poi, Sara scompare quattro giorni prima della festa che incarna l’amore e l’unione della famiglia: il Natale. Perché proprio in quel momento?

Non lo so, funzionava narrativamente.

Arno è italo-tedesco, quando questa mescolanza di culture e la sua dedizione al lavoro di musicista influiscono sul suo comportamento e sulla vita quotidiana?

Più di quanto lui si renda conto, credo.

Arno parte alla ricerca di Sara e scoprirà una parte della vita della moglie del tutto sconosciuta. Questo cosa determina in lui?

Scopre soprattutto una cosa: quanto il dolore possa condizionare la vita delle persone. E che non siamo tutti uguali.

Tutti i parenti e amici della coppia, figli compresi, sanno che Sara è scomparsa e conoscono il posto dove si nasconde e cosa fa. Perché Arno non riceve aiuti e viene lasciato solo nel pellegrinaggio per trovare la moglie ?

Tutti intuiscono che ad Arno serve cercarla da solo per capire davvero.

L’atteggiamento del violoncellista mi ha ricordato molto da vicino il protagonista di Con gli occhi chiusi di Federigo Tozzi, dove  Pietro era un giovane immaturo che non “apriva” gli occhi sulla realtà? Arno è un po’ come Pietro che vede solo quello che vuole e come lo vuole?

Non conosco l’opera, mi documenterò.

Sara vive attraverso i ricordi di Arno e gli eventi ripescati dal passato. L’immagine che ne emerge è quella di una donna fragile, molto sensibile e allo stesso tempo coraggiosa. Tra lei e Arno chi è più forte nell’affrontare la vita?

Sono forti entrambi, ognuno a modo suo. Ma Sara è più coraggiosa.

6 Risposte to “:: Un’ intervista a Daria Bignardi a cura di Viviana Filippini”

  1. Avatar di Enrico Pandiani Enrico Pandiani Says:

    Una vera socialona.

  2. Avatar di Elena Elena Says:

    sono d’accordo con Enrico, non dice nulla, se non aveva voglia di rilasciare l’intervista lo doveva dire…Vabbeh!

  3. Avatar di Viviana Viviana Says:

    Criptica ed essenziale, tipico del suo stile..

  4. Avatar di bruno bruno Says:

    stile? se fermi james ellroy per strada è sicuramente più loquace e accoglitivo. da fabio volo però non si fermava più con le sue vocalone infinite, ma si sa tra scrittori……

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