:: Un’ intervista con Michael Gregorio

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Benvenuti Daniela e Michael su Liberidiscrivere e grazie di aver accettato questa mia intervista. Inizierei con le presentazioni. Ognuno descriva l’altro anche fisicamente.

Daniela: l’aspetto di Mike è molto inglese. O almeno come noi latini ci immaginiamo sia un inglese. Non è solo il fatto di essere biondo (o esserlo stato. Un po’ di capelli e barba bianchi ci sono anche se il biondo chiaro aiuta il camuffamento più di una capigliatura scura) occhi azzurri e abbastanza alto. Ma è soprattutto il mento pronunciato a dargli l’aspetto inesorabilmente British.

Mike: Daniela è… e basta. Quando la conobbi per la prima volta in Inghilterra molti anni fa, faceva impressione la sua personalità spiccata, la sua magrezza e il suo senso di umorismo. E’ così ancora oggi, a parte, diciamo, un “paio” di chili in più.

Per chi non lo sapesse Michael Gregorio è lo pseudonimo di due scrittori Daniela De Gregorio e Michael G. Jacob che sono anche sposati nella vita. Quindi un doppio connubio letterario e di sentimenti. Parlateci di voi, della vostra infanzia, dei vostri studi, della vostra vita professionale.

Daniela: ho avuto un’infanzia insolita e divertente. Mio padre era un pittore con una storia artistica bella ed importante e dunque frequentava gente interessante anche per una bambina. Infatti non mi importava troppo essere in compagnia di coetanei. , perché quando mamma a papà mi portavano dietro a cene, serate, riunioni ed inaugurazioni di mostre, ero in mezzo a persone la cui conversazione e comportamenti erano sempre un po’ “matti”. Ricordo una estate a Spoleto. Un gruppo di amici artisti aveva preso in affitto una bella villa su una delle colline della città. Praticamente era una “comune” prima che le comuni fossero di moda. Ogni tanto arrivava un artista e ne partiva un altro. Dipingevano insieme, parlavano, scherzavano. Ricordo di sera (erano i primi anni ’50 e non c’era televisione) facevano anche qualche spiritismo fra lo scherzoso ed il serio. Io ero l’unica bambina presente. Divertita e coccolata da tutti. Avevo 5 anni. Poi è cominciata la scuola e la mia vita è diventata molto più regolare e noiosa. Ho fatto il liceo classico a Spoleto. Ottimi voti nelle materie letterarie. Filosofia la mia preferita. Nelle materie scientifiche ho avuto problemucci che i professori, siccome andavo molto bene in tutto il resto, non mi facevano pesare troppo. Università a Perugia. Laurea in storia e filosofia. Una collaborazione giornalistica ai quotidiani locali quando ero all’università. Verso la metà degli anni 70 con i miei genitori mi sono trasferita a Firenze. Nel 1975, per imparare l’inglese sono andata a Oxford iscritta ad uno di quei corsi estivi di inglese. Allora non c’erano ragazzini o bambini ed i corsi era pieni di adulti, soprattutto scandinavi. Mike era uno dei miei insegnanti.

Mike: La mia infanzia a Liverpool può essere riassunta in una parola: calcio. Giocavo a calcio, seguivo il calcio, sognavo di giocare tutta la vita. Dopo l’università, cominciavo ad insegnare letteratura inglese, cosa che ho fatto per 9 anni in Inghilterra e per 25 anni in Italia. Sono un collezionista appassionato di fotografie del 19° secolo, e ho avuto la fortuna di insegnare anche storia della fotografia. Ho messo insieme collezioni di una certa importanza. La mia raccolta di fotografia che riguarda il Risorgimento è stata esposta varie volte, e adesso fa parte di una collezione pubblica importante. Ovviamente, il mio idolo non è Mick Jagger, ma Giuseppe Garibaldi.

Come vi siete conosciuti? Ditemi il primo ricordo che avete l’una dell’altro.

Daniela: Ci siamo conosciuti ad Oxford nel 1975. Il modo ha qualcosa di “gotico” e annuncia un po’ il nostro destino. I corsi di inglese si svolgevano all’Hertford College, un posto molto sinistro di suo. Io occupavo una stanza grande da sola. Una sera verso le dieci, bussa alla mia porta una signora francese sui quaranta anni. Le voci dicevano che fosse la segretaria del ministro della difesa francese di allora. Era agitata e mi spiega in un inglese con un forte accento gallico, che dalla sua stanza sentiva grida femminili. La sua ipotesi era che da qualche parte si stesse torturando una ragazza. Raduno subito un piccolo manipolo di amici italiani e spagnoli e si gettiamo alla caccia del “mostro”. La signora francese lo aveva descritto con precisione: era l’insegnante biondo con gli occhi chiari che si chiamava Mike. Ci convincemmo subito “Ma certo! Quello l’aria strana ce l’ha!” “ Ieri l’ho visto e sembrava che..” “ Anche a me sembra che…” Mentre salivamo e scendevamo per le scale buie ci caricavamo. Non trovammo niente. Cominciammo a sospettare che la signora francese avesse inventato tutto. O immaginato. Il giorno dopo vediamo la ragazza che doveva aver subito le torture parlare tranquillamente con Mike. L’avvicino e le chiedo se sta bene. Quella mi dice che sta benissimo. Poi le racconto la paura della notte precedente. Quella indica la signora francese che aveva bussato alla mia camera e si tocca la tempia. Quella è matta. Ecco, è rimasto sempre il dubbio: la francese era matta? Non lo era e Mike era veramente il mostro torturatore di ragazze? Non so se l’ho sposato proprio per questa “aura” di mistero.

Mike: Ad Oxford in quegli anni andavo al cinema d’essai quasi ogni sera. Invitavo i miei studenti a venire con me. C’era una bella ragazza italiana che amava il cinema come me. All’inizio invitavo tutti i miei studenti ad andare a vedere i films. Per esercitare l’inglese. Dopo un po’ invitavo Daniela e basta.

Come è nato il vostro amore per la letteratura? Quali sono stati gli scrittori che avete più amato durante i vostri anni formativi?

Daniela: Da piccola ho letto molto Jules Verne. Poi, verso il ginnasio-liceo ho scoperto Kafka e me ne sono innamorata. Ho anche fatto un pellegrinaggio sulla sua tomba nel 1972. In seguito è cominciata la passione per il mistero ed il giallo. Ho amato (e amo molto anche se non la leggo più da un pezzo) Patricia Highsmith. E poi naturalmente Stephen King fino a quando ha scritto libri non troppo visionari. Ogni due anni rileggo Jane Eyre e Moby Dick. Darei il braccio destro ed un piede per aver scritto uno dei due.

Mike: Studiavo letteratura all’università. Amavo i romanzi ‘grossi’, quelli dai 400 pagine in su: Cervantes, Moby Dick, Dostoevsky, Tolstoy, Flaubert, Fielding. In seguito ho scoperto la letteratura americana, in particolare Faulkner, Vonnegut, e il ‘noir classico’, quelli di Chandler, Hammett, e i loro seguaci. Comunque, il mio preferito è sempre Charles Dickens, e il suo capolavoro, “Grandi Speranze.”

Quale è il libro più bello che avete letto in assoluto, quello che vi ha commosso, segnato, aiutato, sconvolto?

Daniela: Quando lo lessi, credo avevo sui quindici anni, mi sconvolse “La metamorfosi” di Franz Kafka. Più di recente, ma parlo sempre di diversi anni fa, ho letto e riletto (mi succede di rado) “L’altra Grace” di Margaret Atwood. Adesso sono una lettrice pigra e disordinata. Leggo molti thrillers e ancora qualche libro di storia. Quando facevamo ricerche sulla Germania dell’800 leggevo tutto quello che riguardava quel periodo su cui riuscivo a mettere le mani. Ho trovato libri insoliti e interessanti. Per lo più in inglese.

Mike: “Grande Speranze” ha tutto – mistero, assassinio, le vendette, scene di grande e gotico impatto, l’amore che porta alla rovina, un senso del dovere persistente, la perdita inevitabile della famiglia e dei sentimenti giovanili, e la realizzazione che ogni piccola decisione può essere decisivo e finale, che ti può portare alle stelle o alle stalle. Lo rileggo ogni volta che leggo un paio di romanzi in seguito che non mi ispirano troppo, per rinfrescare la memoria di come deve essere un libro.

Vivete da anni in Italia. Perché avete scelto di vivere nel nostro paese?

Daniela: Io sono italiana, ma ogni tanto sbotto e chiedo a Mike di andare a vivere in Inghilterra. Mi piace molto il loro paesaggio. Qualche volta (quando è troppo caldo come questa estate) invidio anche il loro clima. Ma Mike è irremovibile. Lui non lascerebbe mai l’Italia. Boh… chiedete a lui il perché.

Mike: Che responsabilità! Perché l’Italia? Amo il paesaggio, l’arte, il cibo. Amo casa nostra, e il nostro gatto, Lionello. Mi piace essere un pesce fuori acqua. Mi sono divertito alcuni giorni fa quando presentavamo il nostro romanzo Boschi & Bossoli a Praiano sulla costa amalfitana. Una signora mi ha detto: “Lei è molto simpatico, sembra più napoletano che inglese”. In effetti, mi trovo meglio con la mentalità italiana che è più rilassata e informale che quella rigidamente britannica.

Avete mai litigato? Cosa avete fatto per fare pace?

Daniela: Qualche anno fa un programma televisivo credo fosse Rai News International, ci dedicò un servizio a seguito di una intervista di Giovanna Zucconi apparsa su “La Stampa” dove parlava del fatto che fare progetti insieme rende un matrimonio più forte. Ad un certo punto a Mike scappò detto che noi non abbiamo mai litigato tanto come da quando scriviamo insieme. La giornalista lo fermò e chiese al tecnico di cambiare quella dichiarazione. Però è vero. Noi litighiamo molto da quando scriviamo a quattro mani. Su un capitolo che non funziona siamo capaci di dirci cose molto cattive. Però sono circoscritte al lavoro, non passano mai nella nostra vita insieme. Siamo gli editor più feroci l’uno dell’altra e questo è un bene. Il pericolo più grande per uno scrittore, infatti, è il compiacimento per quello che scrive. Il proprio e quello delle persone a cui fai leggere il libro. Anche i più grandi scrittori cominciano a fare errori quando non c’è più nessuno che “osi” dirgli dove il libro non sta funzionando.

Mike: Litigare è una brutta parola. Noi abbiamo ogni tanto degli scambi di opinione assai accesi particolarmente sul lavoro. Nella vita non potrei immaginarmi con una compagna che non sia Daniela. L’importante, come ho imparato, e di non dire sempre che ho ragione io, anche se… Ma no, basta, altrimenti cominciamo a litigare.

Avete esordito con Critica della Ragion Criminale il primo romanzo di una serie che comprende I Giorni dell’Espiazione, Luminosa Tenebra e Unholy Awakeningancora inedito in Italia con protagonista il giovane procuratore Hanno Stiffeniis, tutti ambientati in Prussia durante le guerre Napoleoniche. Come è nata l’idea di questa serie, quanti libri prevede?

Daniela: L’idea non era nata come una serie. Quando abbiamo scritto Critica della Ragion Criminale pensavamo ad un unicum. Ma quando Faber & Faber ci ha fatto il contratto, ci ha detto che ne voleva due e che dovevamo pensare un’altra indagine di Hanno Stiffeniis. Poi c’è stato il contratto per altri due libri. L’idea di Criticaè venuta fuori per la curiosità che in tutti e due aveva suscitato la personalità di Immanuel Kant. Io (Daniela) ho insegnato filosofia al liceo classico e più leggevo e più il filosofo della razionalità mi sembrava una figura sinistra. Veramente “gotica”. Da lì è partita l’idea di descrivere gli ultimi giorni di vita di Kant che diventa un personaggio “dionisiaco” e mefistofelico. Fra i nostri ammiratori c’è un professore germanista dell’università di Edimburgo che usa i nostri libri per far capire la “germanicità” ai suoi studenti. E’ la cosa particolare delle indagini di Stiffeniis: sono dei thrillers anche piuttosto “splatter”, ma in qualche università, Edimburgo appunto e, più di recente a Bologna e Verona, ci sono studenti che le studiano dal punto di vista filosofico. Le indagini di Hanno Stiffeniis comunque, si fermeranno alla quarta “Unholy Awakening”. Almeno per un po’.

Una curiosità la pubblicazione in Italia di Unholy Awakening per quando è prevista?

I tempi di uscita dei libri, soprattutto quelli in traduzione, è sempre una cosa decisa dalla casa editrice. Ci hanno detto, comunque, che sarà alla fine di questo anno o all’inizio del prossimo. Einaudi Stile Libero lo acquistò insieme a Luminosa Tenebradopo aver pubblicato i primi due.

Mi piacerebbe sapere un po’ di più di questo libro. E’ vero che Hanno Stiffeniis avrà a che fare con i vampiri?

Abbiamo cercato di dare alle indagini di Stiffeniis ambientazioni diverse nella Germania dell’inizio ‘800. Il primo romanzo si svolge a Königsberg durante gli ultimi giorni di vita di Immanuel Kant. Ne I Giorni dell’Espiazione lo scenario è quello terribile delle caserme militari prussiane. La Germania allora (insomma la Prussia) era veramente un’unica grande caserma e la vita lì dentro era ferocissima. Avevamo messo le mani su un paio di libri che la descrivevano molto bene. Un vero racconto dell’orrore. In Luminosa Tenebra portiamo Stiffeniis sulle coste del Baltico dove si raccoglie l’ambra, la ricchezza della Prussia di quel periodo. Nel libro, le raccoglitrici di ambra, che sono quasi delle superdonne, vengono uccise in modo terribile. L’idea ci era venuta quando ci siamo imbattuti in un testo del ‘600 di Hartmann che descrive il mistero dell’ambra, come si raccoglieva, che cosa è e da dove arrivano gli insetti intrappolati lì dentro. E in Unholy Awakening(non sappiamo ancora che titolo avrà in italiano) parliamo del fenomeno del vampirismo. Non tanto del vampiro romantico come lo conosciamo oggi dai film e dai libri per giovani tipo “Twilight”, quanto della paura del morto che ritorna. Un familiare, un amico, che bussa alla porta e che viene accolto come se fosse vivo. Poi, improvvisamente, intuiamo qualcosa di “estraneo” e di malefico e comincia l’orrore. Anche qui avevamo trovato un testo del ‘700 sul fenomeno del vampirismo scritto dal vescovo di Trani Giuseppe Davanzati. Era un fenomeno diffuso e ricorrente fino alla prima metà dell’800. Nella seconda metà del ‘700, tanto per dire, Maria Teresa d’Austria dovette emanare un ordine che impedisse alla gente dei villaggi di aprire le tombe alla ricerca del vampiro che secondo loro stava portando la morte (spesso la peste) nelle loro case. Ecco siamo partiti da una paura di questo genere che scoppia nella cittadina dove vive Stiffeniis a seguito di strani fenomeni e dell’arrivo di una misteriosa donna.

Il vostro lavoro prevede un’attenta ricostruzione storica. La scelta di ambientare le vostre storie nella Prussia di inizi Ottocento durante le guerre Napoleoniche è una scelta piuttosto insolita. Non è un periodo molto documentato. Come avete ovviato alla difficoltà di trovare le fonti?

Dove potevamo e come potevamo. Internet è ovviamente una grande risorsa. Abbiamo trovato lì notizie sulle leggi (terribili) che regolavano la raccolta dell’ambra lungo le coste baltiche. Poi libri e documenti, in particolare una rara edizione completa dell’Encyclopedie di Diderot che abbiamo scoperto a Spoleto. Descrive letteralmente tutto. Utilissime anche le lettere che la mamma di Schopenhauer scriveva al figlio descrivendo la paura dell’arrivo dell’esercito di Napoleone dopo la sconfitta di Jena.

Mi piacerebbe sapere qualcosa in più sul personaggio di Hanno Stiffeniis. Si basa su una persona realmente esistita o è unicamente frutto della vostra fantasia?

Non volevamo fare di Kant il personaggio principale. Di investigatori dai nomi famosi ce ne sono troppi ormai. Volevamo che chi indaga sui delitti fosse qualcuno non particolarmente efficace dal punto di vista investigativo (anche di detective che capiscono subito a chi dare la caccia ce ne sono troppi), ma piuttosto che avesse un contrasto interiore. Qualcuno che prova paura di quello che affronta, morte violente, sangue e ferocia, perché lo sente non del tutto estraneo a sé stesso. Hanno Stiffeniis indaga perché è un procuratore e le cose gli capitano perché fa quel lavoro. Ma quello che scopre nelle sue indagini, incluso chi è l’assassino e le motivazioni della violenza, preferirebbe non saperlo. Anche nelle indagini vere avviene questo, crediamo. Soprattutto nei casi più efferati: è sapere chi lo ha fatto e perché che ci rende più inquieti.

Il vostro libro più recente parla di cementificazione e abusivismo. Ce ne volete parlare? Come vi siete accostati ad un approccio così ambientalista?

Abitiamo in una cittadina bellissima (Daniela ci è nata a Spoleto) che ha subito molti scempi negli ultimi tempi. Alcuni progettati, molti attuati. Noi che vivevamo un po’ appartati e con la testa nella Germania dell’800, improvvisamente ci siamo tirati dentro a proteste e manifestazioni per difendere il paesaggio e il centro storico dal solito assalto cementizio che viene spacciato per sviluppo e modernità. E’ successo in molto luoghi, ci viene in mente Monticchiello, per esempio. E la battaglia di Asor Rosa. E’ successo anche a noi. Sicché, quando a seguito di vicende di costruzioni e progetti secondo noi deturpanti che sono anche finiti sui giornali nazionali, Alberto Ibba che dirigeva la collana di VerdeNero-Ambiente ci ha chiesto se ci andava di scrivere un thriller di eco-mafia, non ci abbiamo pensato un attimo ed è venuti fuori Boschi & Bossoli. Per noi è stata una cosa insolita, perché in genere i nostri libri sono scritti in inglese per case editrici inglesi ed americane e poi tradotti in italiano. Questa volta la storia è stata ambientata in Italia, scritta in italiano e poi verrà tradotta in inglese. Insomma, abbiamo fatto il viaggio al contrario, almeno per questa volta. La cosa ci è piaciuta molto. Nella storia ch raccontiamo c’è sempre un elemento violento e feroce, ma questa volta l’ambiente non è la Germania e non è l’800. E’ l’Italia ed è oggi.

Chi dei due è il più pignolo, esigente, e chi invece è il più creativo, fantasioso?

Tutti e due, per fortuna, abbiamo una buona dose di fantasia e una buona disciplina per tenerla a freno. Però ormai conosciamo i nostri individuali pregi e difetti e ne teniamo conto senza discutere più tanto. Per esempio Daniela ha più il senso della trama e di quello che può o non può succedere, date alcune premesse, oltre alla coerenza psicologica e di motivazione dei personaggi. Difetti: non è molto accurata nelle descrizioni. Mike sa descrivere bene la fisica delle cose, dei paesaggi e degli ambienti. Oltre a saper dare vivacità al dialogo. Difetti: dimentica la trama.

Chi ritenete siano i maggiori scrittori contemporanei? Chi apprezzate della nuova generazione?

Daniela: Nel mondo anglosassone ci sono scrittori grandissimi del genere “giallo”. Philip Kerr, ad esempio ci piace molto. In Italia, i giovani come Simone Sarasso, Guglielmo Pispisa, i Kai Zen, i Wu Ming.

Mike: Sono d’accordo per quanto riguarda i scrittori italiani. Fra gli inglesi, apprezzo Mark Billingham, Ian Rankin, Craig Russell, Bill James, R. N. Morris, Declan Burke, Anthony Neil Smith, Damien Seaman e tanti altri. Fra gli americani il ‘vecchio’ Elmore Leonard è quasi imbattibile, come Michael Connelly, un grande veramente.

Quale strumento di scrittura preferite usare: la penna, il computer o la macchina da scrivere?

Daniela: Ho una mania per le penne, tutte. Devono essere con la punta grande e con inchiostro blu. Il bloc notes è il Reporter’s notebook di 150 fogli che compero da W.H. Smith quando siamo in Inghilterra. Sono capace di riempirne anche un paio, quando buttiamo giù la trama. Pagine e pagine scritte a mano con una calligrafia che nessuno (nemmeno io) riesce a decifrare. Poi, ovviamente il computer. Per la correzione sui fogli stampati, usa matita Staedler HB 2 e gomma da cancellare.

Mike: Cos’è una penna?

Avete relazioni di amicizia con altri scrittori?

In questi anni abbiamo incontrato tanti scrittori, molti dei quali consideriamo amici. Sono inglesi ed italiani. Parliamo insieme di libri. Ma anche di tutto il resto. Con una birra, chiaro.

Durante la stesura di un libro preferite occuparvi della descrizione dei luoghi, della descrizione dei personaggi, o dei dialoghi?

Crediamo di aver riposto già a questa domanda. Daniela si occupa più della coerenza della trama, le motivazioni e la coerenza dei personaggi. Mike della descrizione dei luoghi e delle persone e dei dialoghi.

Cosa state leggendo al momento?

Daniela: Sto leggendo Prague Fataledi Phillip Kerr oltre ad un libro su Leonarda Cianciulli (la mia passione da tempo).

Mike: Sto leggendo Q di Wu Ming nell’ottima traduzione inglese, Hunger Games di Suzanne Collins, e Dead Money dello scozzese Ray Banks su Kindle. Leggo romanzi in inglese per rilassarmi. Leggo in italiano quando non c’è alternativa. Per esempio, sto leggendo Il Fantasma dell’OVRA(bellissimo titolo scherzoso) dallo storico, Antonio Sennino.

L’aneddoto più curioso della vostra carriera, il più insolito, imbarazzante o divertente?

Daniela: Il più buffo è stato quando abbiamo conosciuto Paolo Repetti e Severino Cesari che avevano già acquistato Critica della Ragion Criminalee qualunque altra cosa avremmo scritto dopo. La nostra casa editrice principale, Faber & Faber di Londra, aveva deciso di mantenere il mistero su chi fosse questo Michael Gregorio. Gli editori di Stile Libero avevano però chiesto di incontrare il nuovo autore. Bene, arriva non una persona sola, ma noi due: una italiana ed un inglese e non da Londra o chissà da dove, ma da Spoleto. Da 125 chilometri. Il più imbarazzante è stato durante uno dei parties estivi che offre la Faber & Faber. Abbiamo parlato con Haneif Kureishi scambiandolo per tutto il tempo con Ali Karim un giornalista esperto di thrillers.

Mike: Un giapponese ci ha scritto tempo fa. Aveva letto il nostro secondo libro, I Giorni dell’Espiazione e siccome stava per visitare Europa ci ha contattato. “Dove posso trovare il castello di Kamentez?” ci ha scritto chiesto. “Ho provato Google Maps, ma senza esito.” Gli abbiamo dovuto dire che non avrebbe potuto fare nessuna gita a Kamenetz perché non esiste, se non nelle nostre teste.

Vi piace fare tour promozionali? Raccontate ai nostri lettori qualcosa di divertente accaduto durante questi incontri.

Ci fa un po’di fatica partire (abbiamo un gatto, Lionello, che adoriamo e che non sappiamo mai a chi lasciare,) ma ci fa sempre un gran piacere perché è un modo per incontrare nuove persone. Quello dello scrittore (e meno male che noi siamo in due) è un lavoro molto solitario, la qual cosa ha i suoi vantaggi. Ma ci vogliono delle interruzioni – come dire? – sociali. Comunque la cosa più divertente è accaduta durante la presentazione di Luminosa Tenebraqui a Spoleto. L’abbiamo fatta nella sede bellissima dell’Istituto d’Arte. Una vera performance preparata dagli studenti, con scene truculente e presenze di ragazzi mascherati in modo sinistro. Ad un certo punto c’è stata la lettura di alcuni brani del libro. Noi due ci eravamo dimenticati di quello che avevamo scritto, perché in Italia il libro è uscito circa dopo un anno e mezzo dopo l’edizione inglese ed americana. E poi c’era la traduzione del bravissimo Mario Marchetti di mezzo. Bene, il brano scelto era così efficace che noi due ci siamo guardati, pallidi e tesi. Ci eravamo messi paura da soli.

State lavorando ad un nuovo libro della serie dedicata a Hanno Stiffeniis? Potete anticiparci la trama?

Stiamo lavorando da tempo (la stesura è stata interrotta dall’avventura di “Boschi & Bossoli” con VerdeNero-Ambiente) ad un thriller che si svolge fra l’Inghilterra e la Roma del 1946. C’è un nuovo protagonista: Raoul Sodano un poliziotto che ha fatto parte di una sezione dell’OVRA che si occupava di crimini che potevano destabilizzare l’Italia e che quindi dovevano essere risolti presto. Raoul, innamorato da sempre di Mussolini ha ancora la sua foto nel taschino, ma lavora adesso per la Sezione 2 comandata da un americano eccentrico che ha la stessa funzione dell’ufficio per cui Sodano lavorava all’OVRA. Risolvere crimini potenzialmente destabilizzanti per il paese. A Roma, in squallide e povere stanze in affitto, cominciano a spuntare i cadaveri di donne. Tutte di mezza età, che vivevano sole e la cui scomparsa era stata denunciata qualche tempo prima. Perché mai queste donne si sono allontanate dalla loro case per finire uccise in una stanzetta misera da un’altra parte della città? Qualcuno dice a Sodano che quello è un caso che potrebbe gettare nel caos Roma e l’Italia. Un caso politico proprio prima del referendum monarchia repubblica del 1946. Raoul Sodano è riluttante a crederlo, ma quando scopre che fra le donne scomparse c’è anche una inglese che venti anni prima è entrata in Italia incontrando le più alte cariche del fascismo, sa che quella è una bomba che deve essere disinnescata.

Altri progetti?

Tradurre in inglese Boschi & Bossoli, scrivere una novella in inglese per una casa editrice francese, e sistemare l’altra parte della casa da aggiungere a quella dove già abitiamo. Dopo molte discussioni su dove volevamo vivere, Daniela proponeva l’Inghilterra, Mike l’Italia, la“perfida Albione” ha vinto.

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