:: Recensione di L’apprendista becchino di Giuseppe Chiara (Todaro, 2012) a cura di Viviana Filippini

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Due becchini, una bara, dodici lingotti d’oro al posto del cadavere,  la misteriosa scomparsa del tesoro ritrovato e un nuovo omicidio che porta un giovane apprendista necroforo della Liguria ad essere il primo e unico sospettato del misfatto. Chi arriverà sul luogo del delitto per acciuffare il colpevole? Molti potrebbero pensare al solito commissario, oppure ai detective alla C.S.I, ad impavidi giornalisti o affascinanti psicologi. Ecco dimenticatevi tutte queste tipologie di investigatori, perché il protagonista romanzo d’esordio di Giuseppe Chiara è Silvestro Scannabue di professione:apprendista becchino. Silvestro non è solo l’intrepido investigatore che cercherà di smascherare il vero colpevole, ma è anche il primo sospettato della morte di Anselmo, il becchino brutalmente assassinato nella solitudine della sua casa da single di mezza età. Il tutto è cominciato quando il sindaco del paese ha ordinato ai due becchini di riesumare la salma di un partigiano per l’inaugurazione di un sacrario. Detto fatto, Anselmo e Silvestro si mettono al lavoro, ma durante la traslazione della bara, quest’ultima cade dalle mani dei due dipendenti comunali e rivela un contenuto ben diverso dal corpo del partigiano Saetta. Nel feretro non c’è un corpo decomposto, ma dei luccicanti lingotti d’oro massiccio che prontamente l’anziano Anselmo pensa di tenere e di rivendere donando, in cambio del silenzio assoluto,  una piccola parte del guadagno al suo giovane aiutante Silvestro. I fatti vanno diversamente,  perché il becchino viene ritrovato cadavere, l’oro è sparito e sul muro scritto con il sangue c’è un nome: Silvestro. L’aiutante becchino, troppo imbranato e simpatico per essere l’ omicida, si dà alla vita da nomade aiutato dall’amico Ricky – una versione molto nostrana di Elvis Presley – e da Norma,  la sua adorata fidanzatina, nonché figlia del sindaco di paese, il brusco e cupo Annibale Scannalupi. Al ragazzo non piace la latitanza nascosto nella diroccata Casa dell’Impiccato, anzi le sue giornate trascorrono tra il repentino nascondersi dalle forze dell’ordine e la riflessione continua sugli eventi e sull’ambiguità caratteriale persone di Folà Scrivia, il paesello dell’entroterra ligure dove lui ha sempre vissuto assieme alla la nonna Ines dalla morte dei genitori. Silvestro pensa, ragiona e cerca di unire i vari tasselli per capire prima del maresciallo Losurdo chi ha veramente ucciso Anselmo, quell’uomo dal passato partigiano e affossatore alcolizzato dagli ambigui gusti sessuali nel presente, facendo poi ricadere tutte le colpe su di lui. L’ambientazione del primo romanzo di Giuseppe Chiara – progettista o meglio come definisce : impiegato “terminale” spiaggiato in un finto ufficio con un finto lavoro- è ambientato nell’Italia degli anni ’70 ed è un giallo nostrano ad alta tensione dove la calma vita della provincia ligure è scossa da un omicidio brutale. Silvestro è da tutti ritenuto carnefice, in realtà è vittima prescelta di un intreccio perfettamente architettato da un astuto assassino, la cui identità una volta scoperta sconvolgerà non solo l’apprendista becchino, ma tutti coloro che lo conoscono. Il ritmo di questo thriller è dinamico, ricco di colpi di scena e di situazioni tragicomiche che mi hanno ricordato molti film comici degli anni ’70, in particolare modo quelli con protagonista Fantozzi. Intendiamoci, qui il protagonista non è un ragioniere imbranato  sottomesso dai colleghi e con una famiglia da circo! Nel libro di Chiara c’è un adolescente un po’goffo, desideroso di studiare all’Accademia di Brera a Milano, ma gli eventi della vita lo portano a fare l’aiuto becchino nell’attesa di vedere realizzarsi, forse sì o forse no, il suo agognato sogno. Un lavoro che per Silvestro non è molto affascinante, ma la scomparsa del tesoro ritrovato e i fatti seguenti gli daranno il giusto scossone emotivo che lo indurrà a cambiare opinione e a fare i conti con un destino imprevedibile. Imbranato sì, ma allo stesso tempo tenace, innamorato, fedele, onesto e pronto a tutto – compreso il mettere a repentaglio la propria vita – pur di smascherare il colpevole. L’apprendista becchino è un libro piacevole, dove il protagonista sarà coinvolto in fughe rocambolesche in mezzo ai boschi con  mezzi di fortuna, sempre animato dal solo desiderio di scoprire e far conoscere al’intera comunità di Folà la verità. Quello che mi ha colpito del mondo creato da Giuseppe Chiara è la presenza di personaggi tipo: il politico corrotto, il militare onesto che ha dovuto cambiare atteggiamento lavorativo dopo il duro impatto con l’evidenza dei fatti, il giovanotto  ribelle, la nonna esempio di rigore e saggezza, il partigiano che fatica a reintegrarsi nella società, la coppia di fidanzatini che si promette amore eterno. Tutti stereotipi umani che rispecchiano modelli comportamentali di ieri e ancora oggi molto attuali. Perché dovreste leggere L’apprendista becchino di Giuseppe Chiara? Per divertirvi con un giallo ben scritto, dove gli avvenimenti si susseguono in modo incalzante, narrati attraverso lo sguardo limpido e innocente – in tutti i sensi – di un giovane uomo dall’animo puro e di grandi speranze.

L’apprendista becchino
Autore: Giuseppe Chiara
Ed. Todaro pp. 260 € 15,50

3 Risposte to “:: Recensione di L’apprendista becchino di Giuseppe Chiara (Todaro, 2012) a cura di Viviana Filippini”

  1. Recensione “L’apprendista becchino” | Todaro Editore Says:

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  2. Recensione “L’apprendista becchino” | Todaro editore Says:

    […] Viviana Filippini recensisce il romanzo di esordio di Giuseppe Chiara su liberidiscrivere.com. Leggi qui. […]

  3. L’apprendista becchino (Giuseppe Chiara) » fulviocortese.it Says:

    […] (di Viviana Filippini e Carlo […]

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