Grazie Diana per aver accettato la mia intervista e benvenuta su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. So che sei nata a Napoli, sei laureata in medicina, sei una scrittrice che adora scrivere racconti. Chi è Diana Lama?
Grazie a te Giulia. Chi è Diana Lama? Domanda difficile, sono tante cose insieme, come credo chiunque di noi. Dunque, sono un medico, professore universitario. La mia specializzazione è Cardiochirurgia ma da molti anni non opero più e lavoro al Policlinico di Napoli come ecocardiografista. Sono uno scrittore di thriller, giallo, noir, in qualunque modo si voglia definire il genere che ha a che fare con delitti, morte e ombre dell’animo umano. E’ vero che ho al mio attivo parecchie decine di racconti pubblicati da più o meno tutti i più importanti editori italiani, ma non direi che ho preferenze tra racconti e romanzi. Sono solo un po’ lenta per i romanzi, ma ne ho comunque pubblicati quattro e un paio ancora in via di revisione. Poi sono una mamma orgogliosa di tre figlie ragazzine, sono il manager di una banda di bambini che suonano ottoni e fiati per beneficenza, sono la felice proprietaria di un leprotto domestico che si chiama Ginger. Che altro? Dipingo, al momento con gli acrilici ma adoro l’acquarello, credo di essere un artista incompreso, e sono una maniaca di cinema, specie thriller, ovviamente.
Raccontaci qualcosa del tuo background, della tua infanzia.
Infanzia di grande lettrice. Vengo da una famiglia dove la lettura era privilegiata. Pensa che dello stesso libro ne avevamo più copie in casa, perché ognuno, tra genitori e figli, aveva la propria libreria personale. Fin da piccola sono stata una lettrice onnivora, da Le mie prigioni di Silvio Pellico in edizione integrale con note a fronte a tutto Salgari, Stevenson, Burroghs, Dickens, Mark Twain, Maupassant, Guareschi e qualunque altro autore stuzzicasse la mia fantasia. Leggevo di tutto, e a otto anni ho scoperto i Gialli Mondadori di mio padre e mio zio, e ho iniziato a divorarli di nascosto. Quando i miei se ne sono accorti me li hanno sequestrati fino ai quattordici anni, ma il primo amore non si scorda mai. Ho una collezione di Gialli Mondadori e di tutta questa narrativa davvero imponente: libri letti, straletti e spesso riletti, che affollano la stanza che sognavo di possedere da bambina: una vera biblioteca, con le pareti ricoperte dal pavimento al soffitto di librerie in ciliegio, una poltrona di pelle rossa e volumi ovunque, anche per terra, e ahimè, ormai in doppia fila negli scaffali. Sono rimasta un lettore onnivoro e bulimico. Leggo per vivere.
Parlaci del tuo amore per i libri. Come è nato? Cosa trovi di più affascinante nel mestiere di scrittrice?
Mi piaceva e mi piace leggere perché ti permette di entrare in altri universi sconosciuti dove puoi esplorare modi di pensare, sistemi di vita, abissi e vette dell’animo umano. Passare alla scrittura è stata una naturale evoluzione. Amo il fatto di poter creare con la mente mondi paralleli alla realtà, in cui l’unico limite è la mia capacità di immaginare, di rendere credibile una storia, e soprattutto di renderla godibile ai lettori. Il meraviglioso potere creativo della scrittura è un qualcosa di cui non potrei fare a meno.
Hai esordito nella narrativa con il romanzo giallo Rossi come lei, scritto in coppia con Vincenzo De Falco, che ha vinto nel 1995 il Premio Tedeschi. Che ricordi hai del tuo debutto: cosa hai provato quando hai firmato il tuo primo contratto, quando sei stata alla prima presentazione?
Un’emozione indimenticabile. Grazie a quel Premio entrai di colpo nel mondo che avevo sempre sognato: la Redazione del Giallo Mondadori alla Mondadori di Segrate, dove conobbi Gianfranco Orsi e Lia Volpatti, figure mitiche del mio universo di appassionata giallista. E poi la Premiazione del Tedeschi al Noir in Festival, l’incontro con P.D. James, in assoluto la mia scrittrice di thriller preferita, e il grande Sergio Altieri. Fu come ritrovarsi all’improvviso catapultata nel proprio sogno.
Poi hai pubblicato come romanzi: Nell’ombra, Solo tra ragazze, La Sirena sotto le alghe e un infinità di racconti genere difficilissimo da scrivere e un po’ sottovalutato. Come nascono i tuoi racconti? Parlaci del passaggio tra l’idea e la stesura del testo.
Sono d’accordo che il racconto è sottovalutato come mezzo di narrazione. Si crede che perché è limitato come lunghezza debba essere facile da scrivere, e non è così. Il racconto deve in poche pagine avvincere l’attenzione del lettore, racchiudere un’idea originale e, nel caso sia giallo, una motivazione per un crimine plausibile, tratteggiare personaggi interessanti, e lasciare sul finale a bocca aperta. Non è semplice. Io personalmente preferisco racconti brevi, sotto le dieci pagine. Generalmente comincio un racconto per due motivi: o mi viene un’idea fulminante, oppure mi viene chiesto di scriverne uno per un’antologia con un tema che mi intriga. In questo secondo caso non mi stresso molto, perché so che improvvisamente mi verrà in mente il quid attorno al quale incentrare la storia. Non so come succede, ma a un certo punto so che cosa voglio raccontare. Ovviamente la cosa che più mi stuzzica è il perché si uccide, e meglio ancora perché si viene uccisi, cosa trasforma una persona in vittima. Da quel momento in poi è facile: cerco di scrivere quello che mi piacerebbe leggere, e credo di essere un lettore esigente. J
Quali scrittori hanno maggiormente influenzato il tuo stile narrativo, il tuo modo di costruire una storia?
Tantissimi, nel campo del giallo a parte i classici, letti e assimilati in gioventù, ho amato moltissimo Ed McBain, P.D. James, Elisabeth George, Ruth Rendell, Donald Westlake, Coornell Woolrich, James Headley Chase, Patrick Quentin, Sjowall e Wahloo, Doris Miles Disney, i primi di Jeffery Deaver e i primi di Thomas Harris, Josephnine Tey, e tantissimi altri giallisti che sarebbe troppo lungo elencare. Poi ovviamente c’è Jane Austen, che rileggo con immutato piacere appena posso, i classici per ragazzi che ho già citato, Maupassant, Sciascia, Harper Lee, Wolfe, Tolstoj, Hardy, e tanti altri. Confesso un debole per la letteratura anglosassone.
Qual è la tua parte preferita del processo di scrittura? Quali sono le qualità necessarie per diventare un buon scrittore?
Qualità necessaria e indispensabile per essere un buon scrittore è sicuramente essere un lettore vorace. Non si può fare questo lavoro se non si ha un amore viscerale per i libri. Non saprei dire quale parte mi piaccia di più del processo di scrivere, ma certamente quando scrivo entro in una dimensione particolare, che ogni creativo conosce, nella quale non c’è tempo, non c’è fatica, la storia è davanti ai miei occhi come se la leggessi o la vedessi, e il piacere del processo creativo è un valore a sé.
Alcune scrittrici si lamentano che l’editoria è in mano maschili, che se sei donna è più difficile pubblicare e farsi conoscere, devi insomma essere brava il doppio di un uomo per avere metà del sua considerazione. Ti riconosci in questa affermazione o pensi che uomini e donne abbiano le stesse possibilità?
Direi che in Italia purtroppo questo problema esiste. Non mi pare che sia così all’estero. Per il mio genere letterario non a caso molti dei più grandi nomi sono donne, che hanno successi di critica e di vendite pari a quelli dei colleghi maschi.
Una mia amica scrittrice tedesca mi ha citato tra i nomi degli scrittori italiani di gialli e noir più famosi in Germania il tuo. Non è facile per uno scrittore italiano pubblicare in Germania. Come è nato il tuo legame con la Germania?
Sono molto contenta dell’apprezzamento dei lettori tedeschi, che mi seguono da tempo. Due dei miei romanzi scritti con Vincenzo de Falco, Rossi come lei e Nell’ombra, sono stati tradotti in Germania, dove all’epoca fummo addirittura paragonati a Fruttero & Lucentini, cosa di cui sono stata molto onorata. L’anno scorso è uscito in Germania La sirena sotto le alghe, che è andato molto bene, tant’è che sta per essere pubblicato il secondo della stessa serie, Il circo delle meraviglie, che in Italia è ancora inedito. Credo che ai lettori tedeschi piaccia molto il contrasto tra la solarità del Cilento, dove sono ambientate queste storie, e il buio dell’anima dei personaggi protagonisti. L’altro romanzo, Solo tra ragazze, che è una storia di suspence un po’ torbida, è invece uscito in Francia in quattro diverse edizioni, in Russia e in Canada.
Nel 2003 hai fondato l’associazione Napolinoir. Parlaci della situazione degli scrittori partenopei. C’è qualche nome di esordiente da tenere particolarmente d’occhio?
A Napoli ormai c’è un fiorire di scrittori di gialli, tra cui alcuni molto interessanti, e ne sono veramente contenta, anche perché ho fondato Napolinoir proprio per il desiderio di confrontarmi con altri scrittori e lettori di questo genere. All’epoca non avevo nessuno con cui parlare di gialli, e invece a Milano, a Roma e a Bologna nascevano associazioni simili, così mi sono decisa, e devo dire con piacere che Napolinoir è al momento la più antica associazione di genere giallo in Italia. Siamo amici, ci stimiamo e ci vogliamo bene. A breve lanceremo il nuovo sito www.napolinoir.com e ti segnalo tra l’altro una delle nostre iniziative più interessanti, un concorso letterario per ragazzi, ParoleinGiallo, che è alla quarta edizione, per racconti ovviamente di genere giallo. Ci sta dando grandi soddisfazioni e sono sicura che vedrò nascere tra questi ragazzi molti autori di domani.
Che libro stai leggendo attualmente?
Leggo più libri in contemporanea, al momento sto finendo L’osservatore di Franck Thilliez e sono a metà de Lo spazio delle varianti di Vadim Zeland mentre sto rileggendo Mansfield Park di Jane Austen.
Citami i versi della tua poesia preferita.
Ora giaccio qui
confortato da un segreto che nessuno tranne Mary conosce:
c’è un giardino di acacie,
di catalpe, e di pergole dolci di viti
– là quel pomeriggio di giugno
al fianco di Mary –
baciandola con l’anima sulle labbra
all’improvviso questa prese il volo.
Francis Turner (un malato di cuore) dall’Antologia di Spoon River di Lee Masters
L’intervista è finita, nel ringraziarti per la tua disponibilità mi piacerebbe sapere se attualmente stai scrivendo un nuovo romanzo o un racconto e se puoi anticiparci qualcosa?
Grazie a te, è stato un vero piacere. In questo momento sono nelle fasi finali di un romanzo che mi sta impegnando molto, ci sto lavorando da più di un anno. Nelle mie intenzioni deve essere una cosa molto forte, vedremo. (Sorride) E ho avuto in questi giorni una grande soddisfazione: la Ellery Queen Mystery Magazine, la mitica rivista americana che pubblica racconti si suspence da più di settanta anni, mi ha chiesto un racconto. Sono contentissima! (Sorride)
16 aprile 2012 alle 18:36 |
ho letto la tua intervista. e ho appreso di te molte cose assai piacevoli. congratulazioni, e abbracci. giuseppe catanzariti