:: Un’ intervista a Christian Mascheroni

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Grazie Christian di aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Inizierei con il chiederti  di aprire una piccola parentesi sulla tua vita per presentarti ai nostri lettori. Dove sei nato, come hai trascorso la tua infanzia, che studi hai fatto?

Ciao e grazie di avermi ospitato qui a Liberidiscrivere! Io sono nato a Como da mamma viennese e papà di Appiano Gentile, località dove sono cresciuto. Abbiamo vissuto in una caserma di pompieri, perché mio papà faceva il vigile del fuoco, posto che per un bambino come me, immerso nei libri e nella fantasia, era un castello di giochi, di labirinti, di nascondigli, di avventure. Ho frequentato il liceo classico –amore e odio!- e studiato giurisprudenza, studi che però ho abbandonato quando ho capito che volevo  scrivere. Per questo, a vent’anni, ho saltato le lezioni per andare a fare colloqui e sono stato preso dal mensile Campus di Class Edizioni. Passavo il mio tempo a scrivere articoli, racconti, ad andare in giro a fare interviste di ogni genere, da professori universitari a volontari della Croce Rossa, da istruttori di palestre a gente per la strada. E intanto posticipavo di continuo gli esami di legge! Per fortuna i miei genitori furono comprensivi e mi lasciarono piena libertà di vivere appieno questa esperienza.

Come ti sei avvicinato al mondo dei libri? Quali sono state le tue letture principali nei tuoi anni formativi?

Mia mamma Eva era una groupie della letteratura. Il suo amore per i libri era forte quanto quello per il rock ‘n roll. In casa quindi avevamo migliaia di libri di ogni tipo ed io avevo accesso ad ogni lettura, Lei mi diceva sempre di non avere paura dei libri. Non c’erano romanzi per grandi o romanzi per bambini, io potevo accedere ad ogni lettura, e se non capivo qualcosa, lei mi era accanto per spiegarmi, per accompagnarmi. Il libro che accese la mia fantasia e la mia voglia di scrivere fu Alice nel paese delle meraviglie. Mia madre mi leggeva un capitolo, poi chiudeva il libro e mi chiedeva di inventarmi un’avventura parallela, con Alice, il Bianconiglio e lo Stregatto. Tra i libri che mi hanno formato devo moltissimo a Il vento tra i salici di Kenneth Grahame, Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway, Il buio oltre la siepe di Harper Lee, La buona terra di Pearl S. Buck ma soprattutto Martin Eden di Jack London. Fu quel libro che, a nove anni, mi indicò la strada.

Intervistarti è una sfida interessante. Con il tuo programma su IRIS Ti racconto un libro, che conduci assieme alla brava Marta Perego, hai avuto modo di vedere da vicino molti scrittori, editori, semplici lettori. Quale è il ricordo più emozionante legato a questa esperienza?

Ti racconto un libro è un’esperienza unica e rara nella mia carriera di autore televisivo, e non potevo sperare di meglio. Ho sempre cercato un punto di incontro fra la mia passione per la letteratura e la scrittura televisiva, e nel 2008 è arrivata la proposta di creare un programma sul mondo dei libri. Sia io che Marta Perego eravamo concordi sul fatto che non ci fosse ancora un programma che mettesse in luce l’umanità al di là del libro, le persone che stanno attorno, dietro, nei libri. Per questo ci piace pensare di incontrare e chiacchierare con gli scrittori, e non intervistarli. E’ un colloquio. Il ricordo più emozionante è legato al mio incontro con un maestro della letteratura americana, il premio Pulitzer Michael Cunningham. Le ore è uno dei miei romanzi preferiti e Cunningham è un faro nella mia vita. Per cui, quando mi si presentò l’occasione di poterlo incontrare per girare un servizio di Ti racconto un libro, dopo solo poche puntate dall’inizio della trasmissione, il mio cuore sussultò. Ricordo che prima dell’incontro cercavo di frenare l’emozione. Avevo già fatto decine e decine di interviste, ma non riuscivo a stare calmo perché spero sempre di trovare una persona tanto sensibile quanto la sua scrittura. Così è stato: Michael Cunningham è un uomo simpatico, modesto, alla mano ed è stato un incontro vitale, emozionante e che mi ha arricchito. Lo stesso è valso con un altro premio Pulitzer, Elizabeth Strout, la cui dolcezza mi ha letteralmente sciolto, e con Edmund White, un uomo che ammiro per trasparenza e onestà intellettuale e che si è aperto con me in maniera straordinaria. Di recente sono rimasto affascinato dall’impegno e dall’amore per i libri di Famke Janssen, attrice resa famosa da X-men, Nip/Tuck e Celebrity di Woody Allen, che ha condiviso con me, in un’intervista, la sua gratitudine verso l’arte della scrittura. Illuminante. Sono nate anche delle belle amicizie dopo le interviste, incontri che hanno portato a collaborazioni, progetti, passioni condivise.

Quale è il libro in assoluto che salveresti se dovessi scappare da una biblioteca in fiamme?

E’ una di quelle domande che richiederebbero giorni per pensarci, ma ho la risposta pronta: L’amante di Marguerite Duras. E’ un libro che mi travolge ogni volta, brucia, scava, annienta, devasta. Presto fu tardi nella mia vita è la frase che un giorno mi tatuerò perché mai nessun scrittore è riuscito a intrappolare tutta la mia esistenza in una frase quanto lei.  A pari merito però non posso non citare Dio di illusioni di Donna Tartt, un romanzo che fa di me quello che vuole. Ne sono schiavo ed emotivamente debitore per tutta la vita. Purtroppo non potrò mai incontrare la Duras, ma sogno di intervistare la Tartt. Sarebbe un momento idilliaco.

Gli italiani leggono poco, soprattutto i giovani. Che strategie si dovrebbero attuare per avvicinarli alla lettura?

Nel corso di questi anni ho capito che spesso le persone temono di non riuscire ad entrare in relazione con i libri, si vergognano quasi a sentirsi sviliti da quelli che sembrano contenitori di sapere e cultura. Invece i libri sono, soprattutto, frutto della passione umana, sono la trascrizione della nostra oralità quotidiana, sono lo strumento più potente per conoscerci meglio ed esplorare il reale e la fantasia. Purtroppo tutte le case editrici puntano sul fatto che ogni loro libro è IL LIBRO DELL’ANNO e ne pubblicano uno dopo l’altro, a volte senza criterio o con il solo di dover vendere e resistere alla crisi; invece ogni libro è un’occasione, come un buon film, una bella canzone, un bacio, un amore, un’avventura. Basta guardare i bambini, che non si spaventano di fronte ad un libro. Si tuffano di testa nelle pagine e nuotano da subito. Gli adulti invece temono le maree, le onde anomale e gli abissi della letteratura, preferiscono la sicurezza della passività mediatica. Ma le cose, a mio avviso, cambieranno. Le nuove generazioni stanno compiendo atti di grande amore verso i libri, anche grazie alle nuove tecnologie e ai social network.

Il fenomeno dei blog letterari più o meno professionali che forniscono recensioni e consigli di lettura sta vivendo un vero e proprio boom. Da semplici strumenti di promozione stanno assumendo il ruolo di coscienza critica. Quanto pensi facciano bene al fenomeno libro?

Guarda, ho appena partecipato con Marta alla serata inaugurale del Microfestival in tour di K.lit, dove si è appunto parlato di blog letterari e del futuro dei libri. A mio avviso sono voci che aiutano immensamente ad avvicinare la gente ai libri, perché partono dalla pagina scritta, dalla parola, per toccare temi a portata di tutti, corde comuni. Perché alla fine i libri sono questo: espressione di altro, strumenti meravigliosi per ascoltare il rumore della vita. I blog letterari, specialmente quelli che hanno toni più spontanei, voci trasversali e che divertono senza trascurare l’autorevolezza della letteratura di qualità, congiungendo passato e presente, possono fare tanto per i libri. Ci sono blogger che, per cultura e acume, stanno prendendo il posto dei critici letterari che, ahimè, specie quelli di certi quotidiani, sono legati ad una politica editoriale e di marketing scandalose. Altri, invece, ti coinvolgono con uno stile brillante, divertente, curioso, e ti invogliano a scoprire tutto quello che succede attorno al mondo dei libri. Tono che pervade anche il nostro programma e che, per questo, consta di un pubblico eterogeneo non per forza fatto di lettori assidui.

Quali sono i blog letterari che segui con più assiduità, ti capita mai di leggere Liberidiscrivere?

Ho sempre seguito i blog letterari con interesse e curiosità, a partire da Carmilla a Vibrisse fino a Finzioni, che mi piace moltissimo. Amo tantissimo Hounlibrointesta di Chicca Gagliardo ed è una gioia immensa scrivere per lei da un anno. Naturalmente conosco Liberidiscrivere e mi è sempre piaciuto lo spirito riassunto nel suo nome. Liberi. Una libertà che non prescinde mai dal sacrificio, dal duro lavoro, dalla professionalità. Tutti sono liberi di scrivere, ma è anche un gesto di responsabilità, ed è giusto che i blog indichino agli aspiranti scrittori e ai lettori una strada fatta di conoscenza e coscienza. Scrivere senza conoscere la grammatica o l’ortografia, o prescindendo dalla lettura, è un atto di presunzione che non fa bene a nessuno. E’ come sventolare una bandiera per la pace nel mondo, ma poi trattare il prossimo senza riguardo ed essere maleducati con il vicino di casa. Esempio forse esagerato, ma in cui credo molto.

Parlaci dei libri che hai scritto, di come sei cambiato in questi anni e di conseguenza come è cambiato il tuo modo di scrivere.

Il mio primo romanzo si intitola La rugiada di Emixi Tixi, ed è il libro che ancora oggi mi emoziona di più. Il perché? L’ho scritto ha otto anni ed ha, come protagonista, un agnellino con le vibrisse, ma con il corpo di un bambino, che arriva dallo spazio e salva un gruppo di bambini dalla tristezza degli adulti.  Mi fa una tenerezza incredibile. E’ nel mio cassetto, insieme a centinaia di racconti mai pubblicati. Invece il mio primo romanzo pubblicato si intitola Impronte di Pioggia, del 2005. Una storia che è arrivata subito dopo la scomparsa dei miei genitori e che mi è servita per elaborare il dolore. Attraversami, del 2008 e Alex fa due passi, del 2009, entrambi editi dalla Las Vegas edizioni, sono due fiabe adulte, ricche in metafore e scene fantasiose, che mi hanno riempito di allegria, gioia e che mi hanno permesso di stringere un rapporto di grande empatia, stima e amicizia con Andrea Malabaila e Carlotta Borasio, coloro che chiamo il sindaco e signora della casa editrice.  Mi piace esplorare due mondi della narrativa. Le storie di formazione, la quotidianità, le emozioni del vissuto da una parte, e il realismo magico dall’altra. Ho lavorato molto, negli anni, per imparare a non strafare, a non dimostrare di saper scrivere. Preferisco fare ancora errori, essere ancora uno studente, per sentirmi sempre insoddisfatto e continuare a imparare e non sentirvi arrivato o compiacermi.

Christian Mascheroni e la poesia. Quali sono i tuoi poeti preferiti? Cosa ricerchi maggiormente in un testo poetico? Cosa ti sorprende, cosa ti commuove?

Ho sempre divorato la poesia, ne sono sempre assetato. Ho persino provato a scrivere poesie, ma ho lasciato subito perdere, perché non ho una voce mia, autentica. Nella poesia cerco il mio riflesso, la sintesi di un’immagine che evochi un’emozione immediata. In questo Yves Bonnefoy è un poeta raffinatissimo. Amo molto la poesia di Nazim Hikmet, che mi ha accompagnato in molte fasi della vita, non ma abbandona mai. Sono affezionato a John Keats, mi commuove Sylvia Plath, mi allieta le giornate Prèvert. So che può sembrare un commento poco critico o banale, ma la poesia deve essere affettività, devono essere scariche elettriche.

Chi ti segue sa che sul blog di Chicca Gagliardo curi Non avere paura dei libri. La passione per i libri si trasmette tutti noi lettori siamo debitori di qualcuno, un amico, un genitore, un insegnante, che ci ha trasmesso questa affascinante malattia. Tu ringrazi Eva tua madre, una donna speciale. Come ha fatto a farti innamorare dei libri?

Mia madre disseminava i libri per la casa. Aprivi un cassetto e c’erano libri. Volevi prendere un piatto e ti trovavi una pila di romanzi. Li inceneriva con le sigarette, li consumava, li stropicciava, ma li venerava. Io sono cresciuto in una foresta di libri, per me erano frutti da cogliere in ogni stagione. Da piccolo amavo fantasticare su un libro a partire dalla copertina, imparavo a memoria i nomi degli scrittori perché erano membri della nostra famiglia. Da mia madre, così come da mio padre, ho imparato sin da subito che i libri sono compagni di gioco, di risata, sono pianto, sono sfogo.  Passavamo le giornate a toccarli, accarezzarli, a sfogliarli. Poteva capitare di arrivare a leggere un libro solo alla fine di una giornata, ma il contatto era costante. I libri sono sempre state creature vive nella nostra vita. Mia madre parlava ai libri più che alle povere piante che facevano sempre una brutta fine! Chicca Gagliardo mi ha regalato una vita da narrare, le sarò grato per l’eternità.

Parlaci della situazione letteraria italiana contemporanea dal tuo punto di vista privilegiato. C’è qualche nuovo autore da tenere d’occhio?

La scena letteraria italiana è molto confusa, ci sono tantissime firme promettenti, ma ancora non so dire chi ha la stoffa per rimanere nel tempo. Fra le ultime scoperte direi Viola Di Grado, che con Trenta lana, settanta acrilico, ha dimostrato un talento fuori dal comune, unico ed originale. Mi piace molto Andrès Beltrami, che ha debuttato con La cura per Fandango. Purissimo, emozionante. Bravissima nella costruzione di storie generazionali è Raffaella Romagnolo, che con La masnà ha superato molte sue colleghe ben più celebrate. Ce ne sono tanti di cui ho apprezzato un libro in particolare, per esempio, ma che i meccanismi dell’editoria hanno poi plasmato e forzato, se non addirittura corrotto. Alcuni poi hanno perso la freschezza e l’onestà della scrittura, ma non è facile con le grandi case editrici. Fra le case editrici nuove un ottimo lavoro lo sta facendo Laurana, e non ne sono stupito, visto che dietro c’è un autore che stimo tantissimo, Gabriele Dadati. Spero invece che passi la moda degli esordienti. Non per gli esordienti, ma per il fatto che è diventata una moda e che molti esordi sono freddi, asettici, incolore.

E’ appena uscito per Las Vegas Edizioni il tuo nuovo romanzo Wienna. Come è nata l’idea di scriverlo?

E’ un romanzo che ha una lunga gestazione. L’avrò scritto e riscritto almeno quattro volte. E’ stato il romanzo più difficile da scrivere, per me. Innanzitutto è nato come omaggio a due punti saldi della mia vita: la città di Vienna e l’amicizia. Mia madre era viennese e a Vienna vado ogni anno, per un breve periodo. E’ una città che tuttavia molti apprezzano senza coglierne aspetti meno appariscenti, più intimi, o anche più caotici. Io la vivo ogni volta come se fosse l’ultima volta, provo sempre un dolore devastante quando ritorno a casa. Mi manca come il più grande degli amori. Questo volevo trasferire nel libro. E poi l’amicizia. Ho la fortuna di avere amici incredibili, che costituiscono una famiglia, che mi sono vicini da tanto tempo e che io amo. Volevo loro dedicare un libro. Volevo far capire ai lettori che l’amicizia vera non ha confini, è amore carnale, violento, estremo, capace di dare e togliere la vita. Per questo Wienna è il più sofferto dei romanzi, ma anche il più desiderato e atteso nella mia vita. La mia speranza è che il libro sia uno sguardo differente, sia nei confronti di Vienna che dell’amicizia.

Puoi raccontarci a grandi linee la trama per incuriosire i lettori che non hanno ancora avuto occasione di leggerlo?

Dopo sette anni, Werner, un giovane uomo che sta per compiere trent’anni, torna a Vienna dopo essere scomparso dalla vita dei suoi migliori amici, anzi, i suoi miglioramici. Torna per vivere con loro un weekend che attraversa le strade di Vienna, ed ogni strada è un percorso di vita fatto con loro: Florjan, Astrid e Reinhold. Quattro amici che, passo dopo passo, si confrontano, si amano, si annientano, si rivelano, rivelano segreti, compiono scelte. Scelte fatali.

Werner, il protagonista, ritorna a Vienna e in un certo senso fa i conti con il passato. Quale è il tuo rapporto con la memoria, con i ricordi, con i fantasmi di cose che non ci sono più ma sono ancora invece vive per noi?

Tocchi un argomento per me esistenziale. Ho perso circa dieci anni fa i miei genitori, mio padre per un tumore e pochi mesi dopo mia madre, vittima dell’alcolismo. Mi sono trovato quindi presto a convivere con la mancanza, con l’assenza. Per cui i ricordi sono diventati per me un’ossessione. Temevo che mi sarei scordato di loro se non fossi riuscito a salvare ogni singolo ricordo. Ma alla fine è necessario un equilibrio forte con il presente. Io di mio sono già una persona malinconica e nostalgica, perciò è un lungo processo di conoscenza e di esperienza. Uno dei libri che, in questo senso, mi ha aiutato molto, è L’oblio di Elie Wiesel. Un capolavoro per chi, come me, vive costantemente in bilico fra ricordi e presente.

I luoghi quanto influiscono nella stesura di un libro, evocano atmosfere, sensazioni particolari, stati d’animo e umori? Vienna che città è da un punto di vista letterario?

I luoghi sono palcoscenici del teatro narrativo, i personaggi hanno bisogno degli spazi, degli ambienti, del respiro delle strade, di una finestra sempre spalancata sul mondo esteriore per riflettere il proprio io. Da questo punto di vista Vienna è un palcoscenico privilegiato dove puoi assurgere a protagonista tutte le volte che lo desideri, senza dovergli chiedere il permesso. E’ silenzio, è rumore, è la quiete di una passeggiata e la rabbia di una corsa. E’ vulcanica. Letterariamente Vienna è impregnata di cultura, parole, suoni, musica. Le librerie sono, per esempio, spazi di convivenza, di esperienza, di condivisione. Il mio posto preferito è il Circolo Pickwick, un locale dove ti fermi a mangiare un dolce, bere un caffè, sdraiarti sulla poltrona, giocare a scacchi, chiacchierare con intellettuali o studenti, il tutto circondato da libri che puoi consultare, leggere e aggiungere al conto. Io passo ore la sera in questo locale, perché esprime il concetto chiave del come si vive la cultura a Vienna. La cultura è un gesto, non è la cima di una montagna. E’ un atto semplice, comune, fatto di sguardi, di semplicità. Tanto per farti un esempio, sul metrò ci sono, appese ad un gancetto, decine di copie di una rivista chiamata VorMagazine, piena di bellissimi articoli, racconti, curiosità. Il viaggio si trasforma sin da subito in lettura e condivisione, perché nessuno ruba la rivista. Si stacca dal gancetto, si legge, si passa agli altri quando si scende alla fermata, come in una staffetta. Un gesto sublime no?

Sei fondatore del progetto di urban readings www.theroadreader.com Dicci qualcosa in più, come si fa a partecipare?

E’ un progetto che è nato poco tempo fa. Mi fermo spesso a leggere sulle panchine, ai margini di una strada, o addirittura camminando ed ogni volta che alzo lo sguardo dalla pagina tutto mi sembra più bello. Così ho voluto trasmettere questa emozione in un progetto multimediale, ovvero attraverso brevissimi corti, di 30 secondi dove percorro una strada di una città, ne mostro gli scorci più poetici e vibranti, e intanto leggo un passaggio di un libro che voglio consigliare. Ecco perché urban reading. Il mio scopo è creare una mappa virtuale dove puoi conoscere le strade di una città mentre godi del piacere di una lettura. Per ora io sono l’unico RoadReader ma spero che qualcuno abbia voglia di investire in questo progetto e dare la possibilità a me di girare sempre più corti con persone sempre diverse. Insomma, creare un mondo di Road Readers. Il sito è www.theroadreader.com e, se qualcuno vuole contattarmi per diventare produttore del progetto, può scrivermi qui: christian.mascheroni@gmail.com

Quali sono i tuoi scrittori preferiti? Da chi ti senti maggiormente influenzato?

Ce ne sono moltissimi. Ho già citato Marguerite Duras, Donna Tartt e Michael Cunningham, ai quali devo molto. John Steinbeck è come un padre, Pearl S. Buck una madre. Peter Cameron e Josè Luis Peixoto sono due scrittori che mi devastano per talento e sensibilità. Johan Harstad mi ha sconvolto. Amy Hempel e Richard Powers sono divinità. Un grazie a Richard Yates per Revolutonary Road. Barry Lopez? Sogni artici è maestoso. E che dire di Fitzgerald? Mi ha salvato durante l’adolescenza. Fra gli italiani prediligo Giorgio Bassani e Elsa Morante. 

Per concludere nel ringraziarti della tua disponibilità mi piacerebbe ancora chiederti se stai lavorando ad un nuovo romanzo? Altri progetti?

Grazie a te, innanzitutto! Sto riscrivendo un romanzo che entra nella vita di una famiglia e che parla di sciopero affettivo. Una storia che ho scritto di getto e che ora riscrivo dopo aver trovato un punto di vista differente per raccontarla. Sarà una sfida. Non avere paura dei libri prosegue e diventerà qualcosa di più di un blog, ma un vero e proprio pamphlet. Sto anche scrivendo un dramma con tinte thriller e con venature erotiche. Anche questa una vera sfida. Poi ho una storia per un libro per bambini. Intanto proseguo con il mio impegno con l’associazione Virgola,vita (www.virgolavita.com) che ho fondato con una regista e una producer e che ha lo scopo di trasformare la parola scritta in azione sociale. Ho anche scritto una sceneggiatura per un corto tratto dal mio racconto R.E.S.P.E.C.T e sto imparando tutto il possibile dal mestiere di regista, visto che mi piace molto studiare le inquadrature e girare con i videomaker i servizi per Ti racconto un libro. Però voglio anche vivere e amare, tanto!

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