:: Recensione de La festa di Orfeo di Javier Márquez Sánchez a cura di Valentino G. Colapinto

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La festa di Orfeo di Javier Márquez Sánchez: 296 pp. brossura, prezzo di copertina €17,00 [Gargoyle Books, 2011].

Longtown è un paesino sperduto al confine con la Scozia. Una notte del 1956 l’intera popolazione viene sterminata. I bambini del villaggio stuprano, uccidono e mutilano nel sonno i loro genitori, parenti e vicini, si riuniscono poi nella chiesa, crocifiggono il parroco a testa in giù e si danno fuoco. Per risolvere un caso del genere, Scotland Yard ricorre all’ispettore Andrew Carmichael, detective specializzato in strani accadimenti, assistito dal fedele Harry Logan.
Questo è l’inquietante inizio de La festa di Orfeo, il primo romanzo spagnolo pubblicato da Gargoyle Books. L’autore è il giornalista Javier Márquez Sánchez (Siviglia, 1978), finora impegnato in saggi musicali, che ha scritto un perfetto horror cinefilo.
Tutto sembra ruotare intorno al film che avevano guardato i bambini quella sera fatidica. Una misteriosa pellicola del 1921, ritrovata poco tempo addietro in una grotta in Scozia. Una pellicola su cui sembra non essere impressionata alcuna immagine. Quindici minuti di immagini in bianco.
Il romanzo è composto da due linee narrative parallele, la seconda delle quali è incentrata sull’attore Peter Cushing, alle prese col suo primo film horror. A quei tempi Cushing è l’attore televisivo più amato dell’Inghilterra, ma per esigenze economiche vuole passare al cinema. Decide così di accettare l’offerta della Hammer Films, che si propone di realizzare una nuova versione di Frankenstein, a colori e completamente diversa da quelle della Universal. Cushing dovrebbe impersonare il dottor Victor Frankenstein, mentre la parte del mostro toccherà all’allora sconosciuto Cristopher Lee.
La Hammer Films vuole che La maschera di Frankenstein sia il film più spaventoso mai visto e per questo Michael Carreras e Terence Fisher chiedono al celebre attore una preparazione speciale per il ruolo. Peter dovrà indagare le radici della paura umana, per poi assimilarle e trasmetterle al pubblico. Scoprire insomma il senso dell’orrore.
Cushing si rivolge per questo ad Arthur Aberline, docente di Cambridge che cerca di studiare l’origine del male assoluto e secondo cui la maggiore paura dell’uomo è trovarsi a faccia a faccia con Lucifero. Viene così a sapere de La Festa del Signor Orfeo, fantomatica pellicola che sarebbe addirittura opera di Satana in persona. Un vangelo su celluloide che provoca l’immediata conversione alle tenebre per chiunque lo veda, con esiti alquanto funesti.
Splendidamente introdotto da Franco Pezzini e Angelica Tintori, La festa di Orfeo è una vera festa per il lettore, che sia cinefilo o meno. Anche se il tema della pellicola diabolica non è certamente nuovo, il romanzo scorre veloce e appassionante, tra comparsate di Boris Karloff o citazioni di film come The Wicker Man, fino a un degno finale. Probabilmente il migliore horror pubblicato in Italia nell’ultimo anno.

Javier Marquez Sanchez nato a Siviglia nel 1978,  si definisce scrittore per vocazione e giornalista per necessita’.
Racconta di essersi formato con le avventure dei supereroi alla Superman e dei leggendari cowboys dello schermo, per dedicare l’adolscenza all’approfondimento della cultura cinematografica (i suoi registi preferiti sono John Ford, Woody Allen e García Berlanga) e della musica folk-rock degli anni Sessanta.
Fra le fonti letterarie, cita Verne, Conan Doyle, Hemingway, Bukowski, Auster, Asimov. Attualmente e’ vicedirettore della rivista Cambio 16 e collabora con varie altre testate. La festa di Orfeo e’ il suo primo romanzo, dopo aver pubblicato alcuni saggi di successo dedicati a Bruce Springsteen, Neil Young, Paul Simon ed Elvis Priesley.

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