:: Un’ intervista con Carlo A. Martigli

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Bentornato Carlo su Liberi di scrivere. Dopo il sorprendente, ma più che meritato, successo di 999 L’ultimo custode edito da Castelvecchi sei diventato uno degli scrittori italiani di punta del genere storico. Senza falsa modestia raccontaci come il successo ha cambiato la tua vita.

Non me l’ha cambiata, se non nel senso che mi ha dato la possibilità di poter vivere scrivendo, che era la gioia più grande che potessi sperare di avere, visto che se leggere rende liberi, scrivere mi rende felice.

A gennaio è uscito il tuo nuovo romanzo L’Eretico edito da Longanesi. Ce ne vuoi parlare? Come è nato il soggetto? E’ una sorta di continuazione del tuo precedente romanzo?

L’Eretico non è la continuazione di 999 L’Ultimo Custode, anche se ci sono alcuni degli stessi personaggi. Quelli più amati dal pubblico e da me, come Ferruccio e Leonora, ma la storia è molto più maestosa e dolce al tempo stesso. L’idea mi aleggiava nella mente molti anni fa, perché il buco nero della storia, l’assenza di qualunque notizia sugli anni più importanti della formazione di Gesù, dai 12 ai 30, non poteva essere casuale. Ci doveva essere un motivo. E quando ho scoperto che nessuno, nel mondo, aveva mai scritto un romanzo su questo argomento, allora ho pensato che di motivi ce ne potevano essere molti e che qualcuno/qualcosa lo aveva sempre impedito. Non con la forza, ma con una sorta di ipnosi collettiva. Quella del vero potere, quella che ti impedisce di pensare liberamente.

Parlaci del tuo arrivo in casa Longanesi. Come sono andate le cose?

Benissimo e fin da subito. Pur essendo il secondo gruppo editoriale italiano, ti fanno sentire come a casa tua, impegnato da un lato e coccolato dall’altra. Nei miei ringraziamenti ho detto che sono come un gigante dalle mani delicate.

Tutti, dai grandi quotidiani all’ultimo gazzettino di provincia, accostano il tuo nome a quello di Dan Brown. Sia per il grande successo, sia per il tocco esoterico dei tuoi thriller che toccano argomenti spirituali come la fede, il libero arbitrio, Dio, Gesù Cristo.  Di Dan Brown ormai non se ne parla quasi più mentre di Martigli sì. La fedeltà storica ripaga?

Io credo e spero di sì, ma questo dipende da quanto non piaccia al lettore essere ingannato e preso in giro. L’inganno a volte piace, basti pensare al successo popolare che hanno avuto nella storia molti regimi dittatoriali. La gente dice, basta, non voglio pensare, voglio che lo faccia qualcun altro al posto mio e mi lascio guidare. Io no, e con me spero tanti, sempre di più. Comunque per dare una risposta definitiva occorrerà aspettare l’uscita negli Stai Uniti di 999 L’Ultimo Custode e de L’Eretico. Forse Dan Brown non ha più voglia di scrivere, ha guadagnato troppo, io spero di farlo fino al mio ultimo secondo. Altrimenti, è già tutto scritto nel mio testamento biologico…

Ho letto la tua dedica a L’Eretico e ho sorriso. C’è un’idea, un personaggio che rispecchia tuo padre Walter?  

Mio padre scrisse a Giovanni Paolo II nel 1983, pregandolo di modificare il Padre Nostro. Che un’assurdità teologica grazie anche a una traduzione scorretta, come mi fece notare: non è Dio che induce in tentazione, ma il Male, ovvero il Maligno. In 999 L’ultimo Custode  la frase che gli apparteneva era quella di Leonora “nella vita…è meglio portare l’unguento al ferito che la corona d’alloro al vincitore”. Ne L’Eretico ho voluto ricordare nella dedica proprio quella sua preghiera al Papa, che lo ringraziò tramite Agostino Casaroli e gli mandò la sua benedizione. Non c’è un personaggio particolare che mi ricorda lui, le frasi del libro mi ricordano lui.

Parlaci del tuo protagonista Ferrucio de Mola. Si basa su un personaggio storico realmente esistito o è frutto solo della tua fantasia?

E’ realmente esistito, e nel 1501 partecipò all’assedio di Capua agli ordini del Principe d’Aubigny. Solo che non si chiamava Ferruccio de Mola ma Ferruccio de’ M’Artigli. La passione che ho messo nel narrare le sue vicende storiche e psicologiche è forse in parte data anche dall’aver scavato nella storia e nell’animo di un altro “me”, un mio antenato di cinque secoli fa.

L’accuratezza nella ricostruzione storica è un tuo punti di forza. Come ti sei documentato?

Non è che si decide di scrivere un libro e allora ci si documenta. Sono studi che fanno parte della mia vita, e il rinascimento, con tutte le sue contraddizioni ma con la nascita dell’uomo nuovo, dell’uomo che pensava, è sempre stato il periodo storico che più mi ha affascinato. Religione, filosofia e politica vivevano un intreccio formidabile, pieno di passione, tradimenti, alleanze, meschinità ed eroismi. Ho letto tanto, a proposito, da quando avevo l’età della lettura, quella della ragione ancora deve arrivare.

Gli eretici nell’antichità venivano arsi sul rogo. La storia della Santa Inquisizione è piena di questi episodi. Nel tuo libro il termine eresia ha un’altra accezione. Tu ti senti un eretico?

Certo che lo sono. E vorrei che tutti lo fossero, ognuno nella propria diversità, perché solo dalla diversità si apprende e ci si evolve. In greco aereticòs non si significa altro che “colui che sceglie”. Poi nel medioevo, il potere temeva ovviamente coloro che sceglievano, e a questa parola di ragione e di libertà fu data un’accezione negativa. Ho detto nel medioevo? No, ieri come oggi, non è cambiato nulla, l’eresia, la libera scelta, fa ancora paura.

Pico della Mirandola è morto. Ma il suo sogno di unificare le principali religioni monoteiste sopravvive. Credi sia davvero l’unica strada percorribile nel nostro immediato futuro?

Ieri l’unificazione delle religioni rappresentava la strada per la pace, oggi credo che sia ancora uno strumento di pace, cercare i motivi di incontro dove oggi esistono motivi di scontro, è sempre utile. Ed è sempre un mezzo, non un fine, il mezzo per arrivare a vivere in pace. Ma ancora più importante credo sia la giustizia sociale. Non ci può essere pace in un mondo dove una sparuta minoranza detiene la maggior parte delle ricchezze.

L’umanesimo, il Rinascimento avevano al centro l’uomo e le sue sconfinate possibilità. Cosa ti affascina di più di quel periodo?

Proprio la parola stessa. La rinascita dell’uomo. L’avvento del libero pensiero, dove l’uomo per la prima volta nella storia diventa protagonista e quindi avviene la sua liberazione, quanto meno nel pensiero di pochi illuminati, ma che hanno aperto la strada. La rivoluzione americana e francese non sarebbero mai esistite senza le idee nate proprio nel Rinascimento.

Parlaci di Savonarola. E’ un personaggio negativo, ma non privo di sfumature controverse. C’era del buono infondo nel suo accanirsi contro gli eccessi del lusso e della ricchezza? Era una sorta di Martin Lutero?

Savonarola era una sorta di fanatico talebano, ma nella sua pulizia morale, aveva tutte le ragione per scagliarsi contro la corte papale dell’epoca. Ed è stato coerente fino alla morte, poteva provocare la guerra civile a Firenze e non l’ha fatto per evitare morti inutili, poteva fuggire e non l’ha fatto, per testimoniare la sua fede. E in un certo modo si può dire che abbia anticipato Lutero nella sua visione riformista. Lutero stesso, quando rientrò da Roma, che aveva visitato nel 1510, scrisse che nella città del papa, quando si parlava di anima, la gente si metteva a ridere.

La Roma dei Borgia, i delitti, i veleni, il papato come dinastia. Quanto filtra di tutto ciò nel tuo romanzo?

Tutto, spero e credo. Nei film si vedono balli e canti e musici e bei vestiti, ma se il pensiero nel XV° secolo era grandioso, la vita era torbida in tutti i suoi aspetti. Roma aveva poco più di 100.000 abitanti, all’epoca, ed erano schedate più di 7.000 prostitute… Alessandro VI Borgia volle inizialmente tentare di cambiare la tiara in corona, poi cambiò idea, e per questo fu probabilmente ucciso dalla mano di Cesare, dopo che insieme molto probabilmente avevano deciso la morte di Juan Borgia, rispettivamente figlio e fratello. Questa era Roma.

L’Eretico è anche una storia d’amore. Ce ne vuoi parlare?

Sono diverse, almeno tre o forse quattro le storie d’amore che si incontrano ne L’Eretico. Più che parlare di queste storie vorrei che il lettore le vivesse, nel bene e nel male che fanno. L’amore è il motore del mondo, e se andiamo a fondo della storia de L’Eretico, è vero, più che un romanzo o un thriller storico potrebbe dirsi un’immensa storia d’amore e di passione. Anche i vangeli lo sono, no?

La parte a mio avviso più interessante e che avrà incuriosito e affascinato sicuramente i tuoi lettori riguarda la storia segreta di Gesù, che con il nome di Issa trascorse la giovinezza ad apprendere la saggezza orientale. Personalmente mi ero sempre immaginata un Gesù defilato intento a fare il falegname in qualche villaggio sperduto della Palestina. Parlaci di questo aspetto molto credibile della sua vita e di come incide in modo rivoluzionario nel tuo libro.

Il fatto che Gesù faccia il falegname per diciotto anni, dai 12 ai 30, e poi d’improvviso si svegli dal torpore e cominci a predicare è un’offesa all’intelligenza dei credenti. Sono gli anni decisivi per la crescita di un uomo e la logica vuole che proprio in quegli anni si sia formato. E il fatto che abbia fatto un lungo viaggio in Oriente e poi sia tornato non va contro la fede. Anzi. La Chiesa ufficiale ha avuto sempre paura di parlare di questo viaggio, che in Occidente è praticamente sconosciuto, mentre in Oriente è considerato parte della storia di Gesù da duemila anni, e lo sanno tutti. Paura forse che il suo messaggio non sia considerato originale, come se la figura di un Dio che parla attraverso lui ne sia diminuita. La paura però non aiuta la fede, ma serve solo per imporla e allora non ha valore. Gli indizi della permanenza di Gesù in India e nel Tibet sono colossali e aiutano invece a comprendere meglio la filosofia e i cambiamenti che l’ebreo Gesù volle apportare alle leggi dei padri. Come quando disse che andava modificata nel senso che non era più l’uomo a dover sottostare alla legge, ma questa all’uomo. Con la sua formazione orientale tutto il suo straordinario messaggio d’amore sarebbe più logico e la stessa figura di Gesù ne sarebbe accresciuta.

Il personaggio del monaco tibetano Ada Ta come l’hai caratterizzato?

Intanto è un monaco realmente esistito, e l’ho caratterizzato grazie a un monaco tibetano che ho conosciuto in un monastero buddista in Toscana e con il quale ho scambiato qualche parola. Aveva un sorriso stampato sul volto leggermente ironico, ma dolcissimo, come di colui che sa, ma senza alcuna superbia.

Davvero nessuna proposta di un adattamento cinematografico?

C’è stato qualche approccio, sia per quanto riguarda 999 L’Ultimo Custode, sia per L’Eretico. Ma credo che per arrivare a qualcosa di concreto si debba aspettare l’uscita dei romanzi negli Stati Uniti, la cui industria cinematografica è la sola a poter produrre dei film oggettivamente costosi. In Italia il cinema è mezzo morto, si fanno solo commedie all’italiana con scarsi mezzi e pure povere di contenuti, e infatti all’estero non vanno.

E all’estero, in quali paesi i tuoi libri sono stati tradotti? Che accoglienza hanno avuto?

In tutti i paesi, da quelli dell’est europeo, alla Spagna, alla Germania, alla Grecia, alla Danimarca, all’Argentina e a molti altri, 999 L’Ultimo Custode ha avuto un grande successo, meno che in Francia, in onestà. Ora è uscito anche in Russia e tra qualche mese vedrò la pubblicazione in lingua cinese. In totale è stato tradotto in sedici lingue, per ora. L’Eretico è già stato acquistato, a scatola chiusa, in diversi paesi, e spero che segua le orme del precedente e anche di più.

A che romanzo stai lavorando attualmente? Puoi farci qualche anticipazione?

Sto lavorando a due romanzi contemporaneamente, e posso solo dire per ora che se si può in qualche modo dire che L’Eretico parla del cielo, il prossimo parlerà della terra. L’altro è una meravigliosa e divertente follia, sempre nel mio stile, ovviamente, ma sarà una sorpresa. Di più, come mio solito, non voglio dire. Il segreto e il mistero, d’altra parte, sono il mio mestiere.

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