:: Recensione de “L’Alba degli Zombie. Voci dell’Apocalisse: il Cinema di George Romero” di Arona, Pascarella e Santoro

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L_alba_zombie-617x937A cura di Valentino G. Colapinto

L’Alba degli Zombie. Voci dell’Apocalisse: il Cinema di George Romero” di Danilo Arona, Selene Pascarella e Giuliano Santoro: 266 pp. ill., prezzo di copertina €17 [Gargoyle Books, 2011].

Torniamo a parlare di zombi, un argomento quanto mai di attualità, questa volta con un saggio, sicuramente il più completo mai apparso finora in Italia. Non lasciatevi però ingannare dal titolo. L’Alba degli Zombie non è semplicemente un trattato sulla saga cinematografica dei morti viventi ideata da George Romero (New York, 1940). È anche questo, ma non solo.
Questo saggio, infatti, analizza l’argomento zombi praticamente da ogni angolazione ed è una vera miniera di curiosità, imperdibile per ogni appassionato dei morti viventi che si rispetti, ma intrigante anche per il neofita del genere. Per non parlare della chicca finale, costituita da un’intervista molto approfondita a George Romero in persona, e senza dimenticare il ricco apparato fotografico che lo correda.
Insomma, l’ennesimo imperdibile saggio cinematografico di Gargoyle Books, che dopo gli stupendi “The Dark Screen. Il mito di Dracula sul grande e piccolo schermo” e “Peter & Chris. I Dioscuri della notte” (dedicato a Peter Cushing e Christopher Lee), entrambi scritti dai bravissimi F. Pezzini e A. Tintori, continua a viziare i suoi lettori con un’opera davvero molto curata.
Frutto di un ottimo lavoro di gruppo, il libro si apre con una breve biografia di Romero a cura dello studioso e cultore romeriano Paolo Zelati, cui spetta anche il compito di chiudere il libro con l’intervista al vecchio George cui abbiamo già accennato.
Il saggio vero e proprio ha una struttura tripartita, con una prima sezione curata da Danilo Arona (Alessandria, 1950), sicuramente tra i più importanti scrittori e studiosi italiani dell’orrore, che si dedica a un’analisi molto approfondita e ricca di curiosità sul cinema di Romero, con puntate anche su altri film di zombi, precedenti o meno la “Dead Saga”, che conta fino ad oggi ormai ben cinque titoli: La notte dei morti viventi (1968), Zombi (1978), Il giorno degli zombi (1985), La terra dei morti viventi (2005), Le cronache dei morti viventi (2007) e L’isola dei sopravvissuti (2009).
Personalmente, ho trovato molto interessante scoprire gli ispiratori dei morti viventi (ben diversi dagli zombi haitiani e dagli body snatchers extraterrestri, che avevano imperversato nei decenni precedenti). Si sapeva di “Io sono leggenda” (sia il romanzo di Matheson del 1954 che la versione cinematografica di Ubaldo Ragona del 1964 con Vincent Price), ma quanti si ricordano di film come “Invisible Invaders-Assalto dallo spazio” (1957) o “The Plague of the Zombies-La lunga notte dell’orrore” (1966), alla base della mitologia romeriana?
Ancora più interessante, poi, conoscere le versioni originali dei film di Romero e i finali alternativi e mai filmati, in alcuni casi migliori di quelli che tutti conosciamo. Per dirne una, originariamente Il giorno degli zombi si doveva concludere con la fine della misteriosa resurrezione dei morti viventi, che sarebbe terminata così com’era cominciata. Senza alcuna spiegazione.
Arona è bravissimo nell’esplicitare il carattere rivoluzionario dei film di Romero, soprattutto del primo, La notte dei morti viventi, forse il più riuscito b-movie di sempre, che finalmente porta l’orrore nel mondo contemporaneo, svincolandolo dal gotico della Hammer e di Corman fino ad allora imperante, senza aver paura di scioccare lo spettatore con scene di un’efferatezza forse fino ad allora mai vista sullo schermo (per quanto attenuata da un bianco e nero dovuto essenzialmente a questioni di budget, ma poi rivelatosi scelta artistica azzeccatissima) e senza sentire il bisogno di spiegare le cause del risveglio dei morti, né di apporre un consolatorio happy end.
E poi si trattava del primo horror smaccatamente di sinistra: contro l’autorità, contro la famiglia, contro il razzismo (il protagonista è per la prima volta un afroamericano), contro la guerra (molti vi hanno visto riferimenti al Vietnam), autentico preludio al maggio francese e a quello che ne sarebbe seguito.
Seguono il lavoro di Arona “La città dei morti. Appunti per una filosofia politica degli zombie” di Giuliano Santoro (Alatri, 1976), giornalista e redattore del settimanale Carta, e “Dead Zone. Per una sociologia dell’era zombie” di Selene Pascarella (Taranto, 1977), anche lei giornalista e redattrice di Carta, nonché scrittrice.
Si tratta di analisi molto acute ed eclettiche, che sviscerano (mai termine fu più appropriato) gli zombi da moltissimi punti di vista differenti: storico, antropologico, linguistico, sociale, politico, letterario, perfino medico-scientifico.
Praticamente impossibile riassumerne la ricchezza di spunti in poche parole. Non resta che correre a procurarsi L’alba degli zombie prima che sia troppo tardi. Come annuncia Giacobbo, il 2012 è ormai alla porte e con esso l’apocalisse (zombie, ovviamente).

Valentino G. Colapinto

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