:: Intervista con Dan Vyleta a cura di Giulietta Iannone

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L'uomo di BerlinoSalve Dan. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Figlio di rifugiati cechi emigrati in Germania alla fine del 1960, romanziere e storico canadese. Raccontaci qualcosa di te. Chi è Dan Vyleta? Punti di forza e di debolezza.

Punti di forza: mi piace stare sveglio tutta la notte a parlare con gli amici di libri, film, politica, bere (troppo) caffè e (troppo) vino, e camminare per la città sentendomi un tutt’uno con la città e con un gran senso di fratellanza per gli altri uomini …
Punti di debolezza: ho difficoltà a scendere dal letto il giorno dopo. E generalmente, la mattina non è il mio momento della giornata.

Raccontaci qualcosa del tuo background, i tuoi studi, la tua infanzia.

Sono cresciuto in una zona industriale della Germania settentrionale. I miei genitori erano rifugiati politici provenienti dalla Cecoslovacchia ed è qui dove avevano trovato lavoro. In seguito sono andato in Inghilterra, a Cambridge, per studiare, e mi sono innamorato della lingua inglese (e anche di mia moglie!). Poi mi sono trasferito in Canada dopo anni di vita a Istanbul, Vienna, Berlino …

Quando hai capito che volevi essere uno scrittore?

Ho amato i libri sin da molto giovane. Mi ricordo che li razionavo così per non leggerli troppo in fretta: cercavo di leggere non più di cinquanta, ottanta pagine al giorno… E suppongo di aver sempre sognato di raccontare me stesso. Ma una cosa è sognare, un’ altra è sedersi al computer e trovare le parole per iniziare il primo capitolo. Una volta fatto questo, sono rimasto agganciato. Scrivere è come cucinare o fare musica. Tutti dovrebbero farlo.

Leggi altri autori contemporanei?

Sì. Ho letto un sacco di cose. Narrativa, romanzi gialli, racconti, fantascienza … Ma ho un amore speciale per la letteratura del XIX secolo: Dickens, Cechov, Tolstoj, Dumas, Conrad, Dostoevskij, Hugo, le sorelle Bronte. Penso che sia allora che il romanzo ha trovato la sua forma.

Raccontaci qualcosa del tuo debutto. La tua strada verso la pubblicazione. Hai ricevuto molti rifiuti?

Sono stato fortunato a trovare un agente molto velocemente. Gli ho solo mandato il mio manoscritto per posta elettronica. Il suo assistente lo lesse e lo passò al suo capo… Ma c’era ancora un lungo cammino prima della pubblicazione. Si trattò di un lungo processo di nervo-demolizione. L’ultima settimana, quando ero in attesa che l’editore facesse un’offerta per il libro, ho preso un sacco di caffè corretti con brandy per tutto il pomeriggio…

Il tuo romanzo d’esordio L’uomo di Berlino (Pavel & I)  è ora tradotto in Italia da Paola Merla per Longanesi. Puoi dirci qualcosa sulla trama di questo libro senza rivelarci il finale?

E ‘una storia post-bellica, ambientata in quello che fu l’inverno più freddo che Berlino abbia conosciuto a memoria d’uomo. Il fatto è che tutti si aspettavano che il primo inverno dopo la guerra si trasformasse in una catastrofe umanitaria. Non c’era carbone per il riscaldamento. Ma l’inverno del ’45 fu relativamente mite. Così la gente pensò di avere un anno intero per ricostruire, sperando che il prossimo inverno non fosse così male. Ma poi l’inverno del ’46 iniziò, e Berlino era ancora in rovina. Le storia ruota attorno a tre personaggi principali: Pavel, un dimesso soldato americano che si rifiuta di tornare a casa; Anders, un giovane scugnizzo che ruba le cose e le vende al mercato nero, e Sonia, una donna tedesca che vive con un corrotto ufficiale inglese. Un uomo che stava cercando di vendere segreti ai russi viene ucciso. E così il trio di personaggi viene risucchiato in un vero e proprio complotto da Guerra Fredda …

Pensi che Il terzo uomo di Graham Greene abbia influenzato il tuo lavoro?

Amo molto la versione cinematografica de Il terzo uomo che  avevo visto tanti anni fa, ma in realtà il libro non mi ha influenzato molto finchè il mio editore non mi ha fatto notare le rassomiglianze – a questo punto ho letto il romanzo di Graham Greene. Amo il lavoro di Greene, in particolare il cuore della questione e il fattore umano, c’è qualcosa di incredibilmente sicuro nella sua prosa, e ha un orecchio meraviglioso per il dialogo.

Che tipo di film hanno influenzato il tuo lavoro. Germania Anno Zero di Rossellini?

Ho cercato di non guardare troppi film sul periodo che stavo descrivendo. Non volevo che la creatività di altri mi influenzasse troppo. Fu solo alla fine del processo di scrittura che ho cercato attivamente film sul periodo postbellico. Germania Anno zero di Rossellini ha lasciato una profonda impressione su di me, ed è stato gratificante vedere nella sua strada un lontano eco della mia stessa banda di ladri adolescenti.

Puoi parlarci un po’ del tuo protagonista, Pavel Richter?

Tutti nel romanzo si innamorano di Pavel, a volte per motivi sorprendentemente insignificanti. Io personalmente amo Pavel moltissimo, e molti dei miei lettori mi hanno scritto per dirmi quanto anche loro si sentissero legati a lui. C’è qualcosa di delicato e nobile in lui: egli è un uomo giusto in un tempo corrotto. Mi piaceva l’idea di un uomo che apparisse inadatto alla sua età – un eroe di un romanzo ottocentesco incappato in una situazione del XX secolo.

Dimmi qualcosa del tuo personaggio femminile. Sonia è una sorta di dark lady? O è più simile a Ilsa Lund Laszlo di Casablanca?

Più che Ilsa, Sonia è una sopravvissuta. Per sopravvivere, ha dovuto cancellare le proprie emozioni e i propri ricordi. Tutto ciò che rimane in Sonia del periodo  pre-guerra è il suo amore per il pianoforte, è come se suonando Beethoven ciò le ricordi che, una volta, c’era una cosa chiamata civiltà. Quando incontra Pavel, si risveglia qualcosa in lei di cui diffida; lei lo percepisce come una minaccia.

Perché hai deciso di scrivere L’uomo di Berlino?

Non ho davvero deciso di scriverlo – in nessun momento mi sono seduto a pensare coscientemente, ‘Sai cosa, sarebbe una bella idea scrivere un romanzo post bellico ‘. Le prime pagine semplicemente si sono rovesciate su di me, e daallora  ho seguito la corrente ovunque mi stesse portando. Non mi piace l’idea di scrivere con la testa, si scrive con la pancia e si vede dove ciò ti porta. Se si è fortunati si finisce per scrivere un libro.

Quanto è durato il processo di scrittura di L’uomo di Berlino?

Un anno e mezzo o giù di lì. Ma ci sono momenti, frasi, emozioni nel romanzo, che sono più vecchi del libro anche di cinque o dieci anni. Gli scrittori sono accaparratori. Ogni giorno,  si raccolgono detriti, sperando che un giorno si rivelino utili.

Mi piacerebbe parlare del processo di scrittura. Vuoi descriverci una tua tipica giornata di lavoro?

Dipende dai periodi. Al momento, posso solo scrivere grazie ai caffè. Così mi alzo, faccio colazione, raggiungo a piedi uno dei caffè che mi piacciono, trovo un tavolo, mi prendo una tazza grande di qualcosa di caldo, metto le mie cuffie su (ho ascoltato Beethoven per tutto  il periodo di scrittura di Pavel, e al momento ascolto Brahms) , e inizio a scrivere. Ho anche sempre con me un notebook e la mia penna preferita. Ogni volta che ho un’idea, la butto giù. Ho scritto un sacco di quaderni durante questi anni.

Ci sono attualmente progetti cinematografici legati al tuo libro? Dimmi il tuo cast ipotetico.

Ancora niente, anche se penso che si potrebbe fare un grande film. Avremmo bisogno di qualcuno tenebrosamente affascinante e intenso per il ruolo di Pavel, qualcuno come un giovanissimo Al Pacino. Non so: Cillian Murphy forse? E Marion Cotillard per Sonia? Philip Seymour Hoffman potrebbe fare un buon Fosko – se si radesse la testa!

Quali sono i tuoi autori viventi preferiti?

Günter Grass, Cormac McCarthy, Hilary Mantel, Pete Dexter, Julia Franck, Josef Skvorecky, Philip Pullman, William Gibson, Simon Armitage – l’elenco potrebbe continuare all’infinito.

Cosa stai leggendo in questo momento?

Patrick Hamilton, Twenty Thousand Streets under the Sky del 1935. E ‘meraviglioso, un ritratto di una specie molto inglese di disperazione, triste e divertente allo stesso tempo.

Ti piace fare tour promozionali? Racconta ai nostri lettori qualcosa  di divertente accaduto durante questi incontri.

Beh, è ​​lusinghiero essere al centro di tanta attenzione, e anche leggermente imbarazzante. Credo che molti scrittori siano persone molto riservate. Mi piace leggere in pubblico però: è bello incontrare i propri lettori. A volte sento che gli scrittori e gli editori – o gli scrittori e gli uomini di marketing – non capisco l’ un l’ altro. A volte vado a una festa in un luogo molto spettacolare – un bar alla moda, o un museo che è stato affittato per la serata – e tutte le persone del settore sono molto glamour e nel loro elemento – mentre gli scrittori invece se ne stanno rannicchiati in uno angolo, a bere drink e fare conversazioni tranquille l’uno con l’ altro. Comunque sono serate a volte anche molto divertenti.

Qual è il ruolo di Internet, nel tuo processo di scrittura, nella ricerca delle fonti  e nel marketing tuoi libri? Che ne dici dell’ editoria elettronica?

Amo internet per diversi tipi di ragione, ma, per me, in realtà il processo di scrittura non cambia molto. Certo uso internet per cercare le cose, ma se proprio lo vuoi sapere  utilizzo ancora la biblioteca – o l’archivio. E ‘diverso per quanto riguarda il marketing. Qui Internet ha cambiato davvero le regole del gioco. Per quanto riguarda gli e-books penso che siano molto leggeri, maneggevoli, cool – ma  preferisco ancora i libri di carta. Io sono una persona tattile, mi piace la sensazione di una pagina stampata, e l’odore della carta e dell’inchiostro.

Quali cambiamenti hai notato nel mondo della fiction da quando hai iniziato a scrivere?

Ci sono tendenze, sensazioni, bestseller in più. Tutti gli editori sono alla ricerca dei prossimi Stieg Larsson: un libro che sarà un bestseller il  n. 1 in tutto il mondo. Ma per noi scrittori credo che non sia cambiato nulla. Dobbiamo ancora cercare di plasmare i sentimenti, le esperienze in parole, e scrivere il libro migliore che possiamo.

Qual è il tuo rapporto come con i tuoi lettori? Come possono i lettori mettersi in contatto con voi?

Ho un sito web www.danvyleta.com con notizie, pezzi di blog, copertine, recensioni ecc e i lettori possono scrivermi a danvyleta.website @ gmail.com

Infine, l’inevitabile domanda: a cosa stai lavorando ora?

Il mio secondo romanzo, The Quiet Twin, è recentemente uscito in Canada, Regno Unito, e ora in Germania, e sono stato impegnato con i tour promozionali ma ogni volta che posso prendo un po’ di respiro, e  ora sto lavorando al follow-up!

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