:: Lezioni di tenebra, terza indagine di Les Italiens di Enrico Pandiani autore di culto del noir alla francese

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Lezioni di tenebra

Torna la squadra di poliziotti della Brigata Criminale parigina, quasi tutti di origine italiana, tranne qualche corso e alsaziano, capeggiata dal bizzoso commissario Jean Pierre Mordenti, nata dalla penna al vetriolo del torinesissimo Enrico Pandiani, ormai più francese di un francese e vero e proprio, autore di culto tra gli amanti del noir. Reduci dalle fatiche di Les Italiens e Troppo Piombo i nostri Italiens Alain Servandoni, Michel Coccioni, Leila Santoni e Didier Cofferati o italiani del cazzo, a seconda dei casi, tanto per dire quanto sono amati tra i flic loro colleghi d’oltralpe, questa volta se la devono vedere con un’ indagine che metterà a serio rischio e pericolo l’integrità mentale e azzardiamo anche un parolone morale del loro capo, deciso a prendere seriamente, troppo seriamente, lezioni di tenebra dal destino.
L’esordio è come nello stile di Pandiani veloce, violento e subito al centro dell’azione. Mordenti che in questa indagine ci narra i fatti in prima persona e la sua compagna  Martine Delvaux fotografa di punta dello studio Art-en-Images, dopo una cena tra amici tornano a casa un po’ di fretta perché qualcosa non va. Il commissario indebolito da una nausea innaturale, solo dopo sapremo che qualcuno gli ha somministrato una massiccia dose di ketamina, non tanta per ucciderlo ma decisamente abbastanza per metterlo fuori gioco, trova l’appartamento sottosopra e una donna. Un metro e settantacinque di altezza, un impermeabile di vinile nero, i capelli rossi, tagliati a caschetto, sicuramente una parrucca, gli occhi troppo azzurri,  il viso nascosto da un foulard di seta nera annodato dietro la nuca e con tra le mani guantate una strana pistola, di quelle in uso nei paesi dell’est con i proiettili silenziati. Mordenti tenta una minima parvenza di reazione ma la donna lo aggredisce, lo immobilizza e inizia a legargli mani e piedi con un complicato intrigo di nodi che gli esperti del bondage chiamano Shibari. E’ questione di un attimo e l’arrivo di Martine scatena nuova violenza. La donna mascherata senza la minima esitazione mira al cuore e la uccide. Poi fruga freneticamente nella sua borsa in cerca di qualcosa che con rabbia sembra non trovare prima di scomparire lasciando Mordenti a lottare con il suo dolore.
Così ha inizio il suo personale viaggio al termine della notte, il suo scontro incontro con la metà oscura della sua anima, che non credeva di avere, ingombrante, violenta, vendicativa fatta anche di debolezza poco adatta ad un supereroe integerrimo e politicamente corretto. Affiancato dalla bella e ricca  tenente di polizia Maëlis Deslandes che lo seguirà come un’ ombra, unica condizione perché i suoi capi gli affidino l’inchiesta, Mordenti e la sua squadra si troverà ad indagare tra club privè dove si pratica il bondage, collezionisti pazzoidi e visionari, falsari geniali, nobildonne rumene con nomi da vampire, guardie del corpo pelate con la lista dei precedenti lunga come film russi, alti prelati, dee del sesso, e lasciata Parigi approderà nel suo doppio in terra italiana, Torino, sulle tracce di un delirante mecenate dell’arte intenzionato a fare il colpo del secolo per dare lustro alla sua improbabile e improponibile collezione, un furto così folle che pure il nostro commissario stenterà a crederlo possibile.
La verve ironica è immutata e corrosiva, più cattiva se vogliamo di quella di Frédéric Dard creatore della saga di Sanantonio, di cui Pandiani è in un certo senso debitore per quel mix di violenza e ironia ben dosati che ricordano i grandi maestri come Chandler ma forse soprattutto Hammett e André Héléna a mio avviso più taglienti e oscuri. E mentre Mordenti scruta nell’abisso facendo ben attenzione a non caderci dentro, anche se persegue la sua vendetta fino all’estreme conseguenze, il lettore di addentra nei meandri di questa indagine poliziesca mai così intricata e complessa e cosa sorprendente si diverte. Già perché chi l’ ha detto che un poliziesco per essere fatto bene deve essere una sequela noiosissima di stereotipi e pistolotti moraleggianti e macchinosi. Ben venga il sorriso, la risata liberatoria, l’ironia graffiante, il gioco sporco ai limiti dell’estremo. E per ottenere questo Pandiani non risparmia gli effetti speciali. Decine e decine di personaggi, ognuno caratterizzato da tratti decisi e  distintivi, ambientazioni accurate e  suggestive, a partire da Parigi che sembra scorrere sotto gli occhi del lettore con le sue vie, i suoi sensi vietati, i sui caffè, i suoi monumenti, i suoi palazzi eleganti, per finire a Torino con i suoi alberghi eleganti, le sue ville in collina fino ai dintorni del Duomo dove la storia avrà la sua rocambolesca risoluzione, tutto concorre a dare sapore e colore all’azione, ai pedinamenti, agli inseguimenti e non c’è che dire Monsieur Pandianì mi si perdoni l’accento sulla i  si dimostra un maestro di cerimonie raffinato e impeccabile capace di giocare con le parole con straordinaria abilità e un tantino di faccia tosta ammettiamolo. Lunga vita a Les Italiens.

Lezioni di tenebra di Enrico Pandiani Instar Libri collana FuoriClasse Prezzo di copertina € 16,00 2011, 359 p., brossura

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