:: Giorgio Ballario, gialli e memoria. Intervista a cura di Elena Romanello

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volo cicala ballGiorgio Ballario è da oltre vent'anni cronista a La Stampa, ha iniziato nel 2008 a scrivere romanzi gialli, pubblicando i due polizieschi di ambientazione storica "Morire è un attimo " e "Una donna di troppo", incentrati sul commissario Morosini, nell'Eritrea degli anni Trenta, editi dall'Angolo Manzoni, che ha pubblicato di recente il suo terzo romanzo, "Il volo della cicala", sempre un giallo, ma di ambientazione moderna.

Nasce prima il giornalista o lo scrittore, e perché proprio di libri gialli?

Nasco prima come giornalista, professione che esercito da quasi vent'anni, di cui gli ultimi dieci o undici passati a La Stampa, per la quale mi sono occupato di cronaca nera e giudiziaria, seguendo già una passione che ho sempre avuto per il giallo. Sin da ragazzino mi piaceva infatti leggere classici come la serie di Maigret, ed ad un certo punto, dopo essere stato un lettore di questo genere e un giornalista che scriveva di fatti polizieschi reali ho voluto provare a scrivere qualcosa io.

Aiuta fare il giornalista per diventare lo scrittore?

Non più di tanto, tra l'altro sono arrivato a contattare L'Angolo Manzoni tramite un amico e non grazie al mio lavoro. C'è un abisso tra scrivere articoli e tra scrivere un romanzo, certo ti aiuta avere alle spalle anni di scrittura, ma un articolo è legato ad un numero di righe, il romanzo ti permette di spaziare ma va scritto comunque con uno stile diverso. Scrivere un romanzo è un'attività molto versatile, ma devi saper mantenere a lungo un filo logico. Poi ci sono da fare in origine ricerche ed approfondimenti, per scrivere i due libri ambientati negli anni Trenta mi sono documentato su lettere, diari, testimonianze, a fatica, perché non è un'epoca su cui sia molto.

Come sono nati questi romanzi?

Sono partito da un'idea, ho fatto anche delle scalette. Ho creato poi i protagonisti, entrambi due investigatori di professione, anche se in contesti diversi, per i due romanzi sul commissario Morosini volevo scrivere qualcosa di diverso da una storia contemporanea ma anche da un thriller medievale o di ambientazione antica, che presuppongono ricerche ancora di tipo diverso, anche se gli anni Trenta sono comunque un periodo scomodo, su cui si preferisce parlare poco e su cui ormai mancano le testimonianze dirette.

Come vede la situazione dei gialli in questo momento?

Direi che è un genere che è esploso negli ultimi vent'anni, con fenomeni di particolare interesse come i gialli scandinavi e quelli storici. Dentro un giallo si può mettere di tutto, la sociologia, l'analisi dell'animo umano, la critica politica, la storia, forse ancora di più che in altri generi, e permette di affrontare tutte le tematiche, anche quelle più attuali, come il terrorismo, l'instabilità politica. Ormai il giallo non è più considerato un genere di serie B, anche perché, nei vari mezzi che ha usato, ha svelato anche storie meno note del passato recente.

Prossimi progetti?

Sto lavorando al terzo romanzo della serie su Morosini, io scrivo a pezzi e bocconi, dipende da quanto tempo libero ho, e poi parteciperò con un racconto ad un progetto dell'editore Bietti sul Risorgimento.

Come si trova con le nuove tecnologie?

Uso il pc e mi trovo abbastanza bene, mi sono pubblicizzato su Facebook. Al momento non leggerei un libro su ebook, anche perché sto già buona parte del giorno al pc e perché io amo l'oggetto libro, così come preferisco il cd e il disco di vinile agli mp3.

Che consiglio darebbe ad una persona che vuole pubblicare qualcosa?

Di mettersi in gioco, di avere il coraggio di far leggere il proprio libro in giro e soprattutto di non affidarsi mai all'editoria a pagamento. Non ha senso pagare per pubblicare il proprio lavoro, che tra l'altro non verrà mai distribuito.

Elena Romanello

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