Intervista a Manel Loureiro a cura di Valentino G. Colapinto (traduzione di Andrea Scatena)

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Manel Loureiro (Pontevedra, 1975) è un avvocato, giornalista e scrittore galiziano. Il suo primo romanzo, “Apocalisse Z” (2008), che racconta un’epidemia di zombi in Galizia, è diventato un caso editoriale e da qualche giorno è arrivato anche nelle nostre librerie. Questa è la prima intervista che Loureiro concede alla stampa italiana.

Negli ultimi tempi gli zombi sono tornati di gran moda, come negli anni ’80 per intenderci. Questa tendenza è cominciata dai videogiochi (Resident Evil per primo) e in seguito ha raggiunto anche il cinema (a partire dal film di Resident Evil e 28 giorni dopo) e la tv (Dead Set e The Walking Dead), permettendo tra l’altro a George Romero di proseguire la sua trilogia. Adesso sembra arrivato il momento della letteratura con successi come “Orgoglio e pregiudizio e zombie” di Seth Grahame-Smith e il suo Apocalisse Z. A cosa pensa sia dovuto questo revival in grande stile dei morti viventi?

In effetti, gli zombi (o morti viventi) non sono mai andati fuori moda. È un genere a parte, ma finora è sempre stato visto come un genere minore, underground e destinato a un pubblico di nicchia. Ma da qualche anno (forse meno di dieci anni), gli zombi sono esplosi e adesso sono mainstream. Stanno diventando un prodotto di massa, perché sono stati ormai accettati come creature della cultura popolare. Finalmente, gli zombi si sono liberati dalla maledizione delle produzioni di serie B. Oggi la gente ama essere spaventata dai morti viventi.

È successo lo stesso per i vampiri anni addietro. All’inizio le storie di succhiasangue interessavano solo un piccolo pubblico di amanti del gotico. Erano viste come qualcosa di stravagante e particolare. Poi è arrivata Anne Rice con i suoi romanzi e, dopo questi, i film tratti dai romanzi e i vampiri sono divenuti mainstream. Infine abbiamo avuto Twilight, dove i non morti dei Carpazi, gotici e tormentati, sono diventati teenager innamorati che brillano alla luce del sole. La mia opinione è che, nel tempo, i personaggi immaginari si evolvono e vengono trasformati per raggiungere una platea maggiore, ma talvolta queste metamorfosi sono molto bizzarre.

Ora è il tempo dei Morti Viventi. Finalmente sono entrati nell’immaginazione collettiva. Ma stavolta sono così forti, che resta solo da vedere dove ci porteranno. Nel frattempo ci stiamo godendo le migliore storie di zombi di sempre (per es. The Walking Dead o 28 giorni dopo). 

A partire dal successo planetario di Twilight siamo stati sommersi da romanzi di vampiri di più o meno dubbia qualità. Vampiri, licantropi o gli stessi angeli sono diventati protagonisti di storie romantiche, stile Harmony. Cosa ne pensa di questa trasformazione dell’horror classico in paranormal romance? Gli zombi potrebbero costituire un sano antidoto contro i vampiri effeminati e bellocci degli ultimi tempi?

Certo, sono la loro antitesi. Paragonati a vampiri o angeli, esseri affascinanti e decadenti, gli zombi sono mostri molto diversi. Non sono belli né intelligenti, non sono veloci né volano, non sono ben vestiti né seducono; in effetti, sono goffi e hanno un aspetto repellente, ma sono anche i mostri definitivi, perché sono gli unici che non possono essere sconfitti.

Pensateci. Un vampiro può essere eliminato trapassandolo con un paletto, un licantropo con una pallottola d’argento, ma non c’è niente che possa fermare un’epidemia di zombi. Niente. Puoi ucciderne uno, ucciderne dieci, ucciderne un migliaio. Ma loro continueranno ad arrivare a migliaia, ventiquattro ore su ventiquattro, 365 giorni l’anno. Sono invincibili e instancabili. Ed è proprio questo che li rende così spaventosi e così attraenti: sono imbattibili.

Inoltre, i morti viventi non sono degli stravaganti, come i vampiri, che appartengono a un gruppo elitario. Gli zombi sono gente comune. ESSI sono NOI. Chiunque può essere uno di loro, se è poco fortunato. E questo è realmente terrificante. 

Una delle cose più intriganti del suo romanzo è sicuramente l’ambientazione. Siamo di solito abituati a vedere vagare gli zombi per le metropoli americane, non per i vicoli dei paesi galiziani. Com’è nata l’ispirazione per il suo romanzo? Immagino che i morti viventi abbiano turbato spesso i suoi sogni di bambino e adolescente…

Sì, naturalmente! La “Notte dei Morti Viventi” di Romero fu uno dei primi film che mi spaventò davvero. Avevo otto anni e vidi il film alla tv, senza i miei genitori, dopodiché ebbi gli incubi per settimane.

L’idea di situare la storia di Apocalisse Z in Europa ha il suo perché. Siamo abituati a vedere questo genere di storie da un punto di vista americano. Il protagonista è sempre uno yankee che vive alla periferia di New York, Atlanta o qualche altra metropoli d’oltreoceano. Ovviamente è bello, intelligente e atletico; guida ogni genere di veicolo; ha un intero arsenale di armi a sua disposizione e non ha mai paura.

Tutto ciò è inverosimile. Le persone reali non sono così. La gente è maldestra, impaurita, fa errori. E in Europa quasi nessuno ha una pistola sotto il cuscino. Volevo raccontare una storia che fosse quanto più vicina possibile alla realtà. Se cominciasse un’epidemia zombi, come reagirebbe una persona vera? Che cosa succederebbe nei sobborghi di Genova, Roma o Madrid? Questa era la storia che volevo raccontare, quasi come se fosse un documentario. 

Apocalisse Z diventerà il primo capitolo di una trilogia, dopo il seguito “Los Días Oscuros”? Ci può anticipare qualche altro suo progetto?

Sì, proprio adesso sto finendo l’ultimo volume della trilogia, dove – guarda caso – ci sono un sacco di personaggi italiani. Nel mondo di Apocalisse Z molti sopravvissuti parlano italiano! 

Un’ultima domanda: quali sono gli scrittori che ammira di più? C’è tra loro qualche italiano?

Naturalmente Stephen King è uno dei miei scrittori preferiti. Anche Collen MacCullough (probabilmente una delle migliori scrittrici viventi: la sua serie su Roma è formidabile), Juan Gomez-Jurado e pure parecchi italiani! Umberto Eco, Paolo Giordano, Roberto Saviano, Rita Monaldi e Francesco Sorti (autori del caso editoriale “Imprimatur”, da noi ormai introvabile causa boicottaggio del Vaticano, N.d.T.). 

Valentino G. Colapinto

 

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