:: Recensione di “Monza delle delizie” di Sergio Paoli

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monza deliziePer alcuni il fatturato è un dio, simile a quelle oscure divinità azteche alle quali si credeva si dovessero tributare sacrifici umani, e infatti gli si sacrifica tutto etica, integrità, onestà, perché il mondo degli affari, il business, è sempre più una giungla in cui managers, dirigenti, quadri con i loro bei completi di alta sartoria, i rolex d’oro, le auto di lusso non hanno più moralità delle belve assetate di sangue e privi della minima compassione o umanità vogliono tutto, vogliono distruggere i concorrenti, vogliono guadagnare soldi, rispetto, potere e non si accontentano dei metodi leciti. No signore, le nuove regole del gioco impongono di fregarsene altamente degli scrupoli morali, di danzare con il diavolo, di unire affari e malaffare, di approfittare dei favori dei politici corrotti, di collaborare con i criminali veri, quelli per cui la vita umana non conta niente, quelli per cui i traffici illeciti sono il pane quotidiano e quando succede è inevitabile che qualcuno ci rimetta la vita. E’ quello che succede in Monza delle delizie di Sergio Paoli un sindacalista scomodo nato a Viareggio e trasferitosi a Lecco che ha imbracciato la penna come un rivoluzionario imbraccerebbe il fucile e dopo molti racconti per il web e la raccolta di mini-racconti Rumori di fondo e il noir Ladro di sogni ci presenta una storia di managers e sangue, una vicenda inquietante perché ha tutti i connotati della realtà, del possibile anzi del molto probabile. Dietro le facciate dei palazzi in cui risiedono le sedi delle multinazionali, delle corporations pulsa un cuore nero e non facciamoci ingannare dalle profusioni di luci e faretti, dai km di moquette come velluto, dalle segretarie sorridenti in tacchi a spillo e troppo trucco che vegliano come vestali davanti agli uffici di questi managers rampanti figli della Milano da bere degli anni ’80, ora sono più cattivi, vendicativi, spietati c’è la crisi a giustrificare tutto, il falso in bilancio non è più un crimine di rilevanza penale, nascondere capitali nelle banche compiacenti del Lichtenstein o che so dei paradisi fiscali delle isole caraibiche è un gioco da ragazzi tanto poi chi indaga sugli illeciti ha le mani legate dai vincoli alle procedure di rogatoria internazionale. La si può far franca sempre a meno che non si presenti una variabile impazzita, un uomo onesto. E già perché a volte basta questo per far crollare come castelli di carte i piani più ben congegnati basta che un certo vicecommissario Federico Marini, metodico, abitudinario, inflessibile, idealista, coscienzioso, un uomo d’altri tempi se vogliamo, troppo bello per essere vero direbbero alcuni, si trovi ad indagare a mettersi in mezzo anche se non è detto che a punire i colpevoli ci si riesca proprio sempre.       
“Monza delle delizie”, Sergio Paoli, Euro 12,00, pagine 297, 2010, Fratelli Frilli Editore, collana Tascabili Noir

Una Risposta to “:: Recensione di “Monza delle delizie” di Sergio Paoli”

  1. utente anonimo Says:

    Grazie. Molto ineteressante questa recensione.  A presto.

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