Recensione di Imperfetto di Alessandro Zannoni

Troppe sigarette, Merisi, datti una regolata.
Ormai hai quarant’anni è tempo di bilanci, non puoi più metterti nei guai con le donne, con il lavoro, con la vita. Anche gli investigatori privati con la faccia da giovani bastardi devono mettere la testa a posto, conservarsi una donna, fare figli,  pagarsi il mutuo e le vacanze, calmarsi. Non è più tempo di scorribande con gli amici, ci vogliono certezze, ragioni valide per alzarsi alla mattina, e che cavolo più diplomazia, non puoi metterti contro al mondo intero, devi piantarla di fare il piantagrane.
Certa gente è intoccabile, ha i soldi, il potere, la stima dell’opinione pubblica, contro di loro hai solo da perdere come adesso che ti mettono in mezzo. Addirittura la polizia vuole il tuo aiuto per un caso che scotta, un caso che si trascina da un anno senza sviluppi, prospettive, garanzie.
Un ragazzo è stato trovato morto, nudo in un bosco, trafitto con violente coltellate, con odio, rabbia, disperazione. Un figlio di papà, omosessuale, ma questo che cambia. Le vittime sono vittime si sono guadagnate morendo un occhio di riguardo un bricciolo di pietà. La polizia si è arresa, non ne può più, ma la famiglia no, vuole giustizia, vuole un colpevole, così tirano in ballo te. Sei un parafulmine,  niente altro ricordati.
Ti pagheranno bene ma devi stare attento, fare carta, ripercorrere i sentieri già tracciati, non vuoi mica risolvere il caso e fare fare una figura da incompotente al comandante Palma, ti ricordi dell’ultima volta come è andata? Già ma tanto tu non ascolti i buoni consigli, fai di testa tua come al solito.
Seconda stesura di un romanzo già edito nel 2006, Imperfetto approda grazie a Luigi Bernardi alla Perdisa, nella collana Walkietalkie con copertina di Onofrio Catacchio. Tutto è imperfetto in questo noir, Zannoni mi perdoni, con venauture esistenziali, a partire dall’investigatore, un uomo in crisi, pieno di difetti, con il volto scavato, la barba sfatta e un personale senso dell’onore e della giustizia.
Imperfetto è il caso che deve affrontare, un delitto che poi si proietta, si moltiplica, porta a tanti delitti uguali, aberranti. La scrittura è decisa, tesa, venata di malinconica tristezza, piena di un romanticismo nero che travalica i generi e va a scavare nelle pieghe profonde dell’anima. Insolita l’ambientazione, la lunigiana, insolito il punto di vista dell’assassino che appare a sprazzi, in prima persona, insolito il finale, un pugno diretto nello stomaco.
Zannoni ha un modo di scrivere personalissimo, pieno di sfaccettature, pieno di autenticità, si sente che molte delle cose che scrive le ha vissute. Zannoni è Merisi prendere o lasciare.

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