:: Intervista a John Connolly

imagesGrazie per aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te, il tuo background, i tuoi studi.

Sono nato a Dublino nel 1968, ho studiato Inglese al Trinity College di Dublino, quindi giornalismo alla Dublin City University, prima di diventare un giornalista freelance, lavorando esclusivamente per The Irish Times. Ho cambiato un sacco di posti di lavoro durante questo periodo però. Mi piaceva molto cambiare. Che in effetti non era male…

Perché sei diventato uno scrittore? Era un tuo sogno già da bambino?

Senza voler sembrare uno di quei ragazzini terribili che dicono di essere venuti fuori dal grembo materno con la penna in mano, ho sempre scritto, fin da quando ero un ragazzo. Mi sembrava un passaggio naturale passare dalla lettura di storie a cercare di raccontarle. Ho praticamente smesso di scrivere quando andai al College per studiare inglese – il che è strano – e poi durante il periodo in cui mi sono occupato di giornalismo, ed è stata un’esperienza abbastanza frustrante così dopo un po’ sono tornato alla narrativa. La prima cosa che ho cominciato a scrivere è stato il prologo di “Every Dead Thing”, in questo modo suppongo ho cominciato.

Mi piacerebbe sapere quali sono gli scrittori che in qualche modo ti hanno influenzato.

Enid Blyton è stata la prima autrice che io abbia mai letto. Mi ricordo la lettura di una sua raccolta di sette libri e che andavo a sondare le parole difficili foneticamente, in modo che per anni ho pensato che la parola ‘armadio’ fosse pronunciata ‘cup-board’ invece di ‘cubbard’. Mia madre deve aver pensato che mi fossi trasformato nel piccolo Lord Fauntleroy. Dopo di che ho trovato altri libri: libri tratti da film (l’equivalente per la mia generazione dei rewatching film su DVD), storie di fantasmi di ogni risma; poi i libri di Alistair Maclean, HG Wells, e John Wyndham. Ho scoperto i mystery abbastanza tardi. Probabilmente successe anche nella mia adolescenza, quando lessi il mio primo libro di Ed McBain, ma poi in realtà ho solo letto i libri di Ed McBain. Mi ci è voluto un po’ per leggere gli scritti di Ross Macdonald che ha avuto una grande influenza su di me, in particolare The Chill. La maggior parte dei fan di scrittori mystery o sono fan di Ross Macdonald o di John D Macdonald, ma raramente di entrambi. James Lee Burke è stato un altro scrittore che ha enormemente influenzato il mio modo di scrivere. Dopo di che, Dickens (Bleak House), PG Wodehouse, e ogni sorta di gente strana.

Qual è stato il tuo primo lavoro scritto? Parlaci del tuo esordio e della tua strada verso la pubblicazione.

Beh, ho scritto diverse storie da bambino, basate principalmente su ciò che vedevo in televisione -Tarzan, Casey Jones – ma poi mi sono occupato eslcusivamente di giornalismo fino a quando non ho iniziato a lavorare a Every Dead Thing, che divenne il mio primo romanzo pubblicato. Fa conto che ci ho messo circa cinque anni per pubblicarlo.

Quali sono le tue scrittrici preferite europee o americane?

Credo di averti risposto nelle domande precedenti.

Dimmi qualcosa sul tuo paese.

Qualcuno una volta ha detto che l’Irlanda è un paese molto piccolo, così piccolo che si potrebbe metterci un tetto su. E ‘un po’ umido, e attualmente in lotta con la recessione, che è come una sorta di mal di testa dopo gli anni di boom della Tigre celtica. Credo che essere un po’ più poveri non sia male: anche quando eravamo più benestanti, penso che ci fosse la sensazione che quel benessere era destinato a finire prima o poi. Ora almeno possiamo smettere di preoccuparci che accada il peggio, perché il peggio è già successo.

Dove sei nato? Raccontaci qualcosa della tua infanzia.

Sono nato a Dublino, in una famiglia di classe medio-bassa. Mia madre era una insegnante part-time, mio padre ha lavorato per il consiglio comunale. Ho avuto un’ infanzia felice, e piuttosto insignificante. Spiacente!

Ti piacciono i giallisti scandinavi? Cosa ne pensi di questo fenomeno? Stieg Larsson, Jo Nesbø?

Beh, forse faccio parte di una piccola minoranza, perché non sono un grande fan della nuova fiction degli scandinavi. Credo che lo scrittore islandese Arnaldur Indridason sia molto bravo, e un certo numero delle sue trame non potevano che provenire dall’ Islanda, ma penso che una parte dell’attrazione dei lettori è dovuta al fatto che questi libri sono ambientati in paesaggi nuovi per il romanzo giallo: neve, rocce, bellissimi panorami ma a volte ostili. C’è anche una vena di malinconia che attraversa questi libri, che è tipicamente nord-europea, e quindi li rende molto differenti dal modello americano. Penso che sia bello comunque vedere questi romanzi tradotti, di norma i lettori inglesi sono particolarmente poco interessati al rafforzamento delle relazioni con gli scrittori stranieri, ma mi chiedo se la Scandinavia sia semplicemente il gusto del mese, per ora. Come per Larsson, ancora una volta, mi sembra di essere in minoranza. Credo che i libri di Larsson siano un po’ troppo lunghi, e il tracciato, in particolare nel secondo volume della serie Millenium, è andato un po’ storto. C’è un personaggio interessante la Salander, e c’è uno sfondo ammirevole di critica sociale nei suoi libri, ed è bravo a gestirlo senza apparire predicatorio, cosa di per sé difficile. Credo che il fatto che ci siano solo tre libri, e che morì relativamente giovane, dà al suo lavoro un certo fascino: è finita così, e la serie non ha intenzione di andare avanti. Allo stesso tempo Larsson è lo scrittore che è riuscito ad avere successo attraverso un processo a valanga del passaparola e nello stesso tempo è stato premiato dalla critica, è riuscito anche ad attirare i lettori che di solito non leggono romanzi mystery perché hanno l’idea che la maggior parte di questi libri non sia di qualità, cosa che non è vera. Larsson ha avuto un successo ben meritato, ma ci sono un sacco di scrittori che lavorano nel settore, che sono altrettanto bravi, ma per i quali ciò non è accaduto, forse perché la propria storia personale, tanto come i libri che stavano scrivendo, semplicemente non eranno validi come Larsson.

Nuovi progetti per le versioni italiane dei tuoi libri?

Beh, spero solo che continuino a pubblicarmi in Italia. Il mio traduttore, Stefano Bortolussi, è particolarmente bravo, oltre ad essere una bella persona. Penso che aiuti i traduttori, se sono essi stessi autori, in quanto sono più in sintonia con le sfumature della prosa, e penso che istintivamente capiscono che ci vuole una forte componente di creatività per fare una buona traduzione sia di un romanzo o di una poesia. In un certo senso,  ogni parola o frase non si può sempre tradurre letteralmente da una lingua all’altra, in pratica i traduttori costruiscono un nuovo libro e questo Stefano lo sa, ed è ciò che rende il suo lavoro davvero fatto bene.

Il tuo scrittore debuttante preferito?

Beh, credo sia Donna Tartt e The Secret History è stato sicuramente un bel debutto, e di recente mi ha molto impressionato un romanzo irlandese, The Ghosts of Belfast, di Stuart Neville. Stranamente, penso che sia più facile essere un romanziere debuttante, in qualche modo, di quanto lo sia essere uno scrittore affermato. Non ci sono aspettative sul proprio lavoro, oltre a quelle di pari passo con gli investimenti del tuo editore, e si può essere nuovi e sorprendenti. Nella narrativa di genere, soprattutto se si scrive una serie, credo che la qualità che ci deve essere viene data per scontata. Si può fare sempre meglio, quando si va avanti, ma non farai mai lo stesso scalpore che hai fatto con il tuo primo libro.

Ci sono progetti di film tratti dai tuoi libri?

The New Daughter, una versione di uno dei miei racconti, è stato appena trasformato in un film con Kevin Costner e Ivana Baquero, anche se non l’ho ancora visto, e un certo numero di altri libri, tra cui Bad Men e The Book of Lost Things, alcuni registi hanno iniziato a portarli sullo schermo, ma è un processo lungo e laborioso, e gli scrittori dovrebbero tenersi a distanza il più possibile. Sono due diverse forme creative, e con due lingue diverse.

Cosa stai scrivendo al momento?

Ho appena consegnato la versione definitiva di Whisperers, il nuovo romanzo di Charlie Parker, e probabilmente inizierò un sequel del romanzo The Gates, il mese prossimo.

Ti piace l’Italia?

Ci sono stato solo una volta, ma ho avuto una bella impressione di Milano. Voglio tornare per vedere Venezia, Firenze e Roma. Forse quest’ anno, mi auguro, ma il problema è che faccio un lavoro piuttosto difficile, e può essere difficile trovare il tempo giusto per prendersi una vacanza.

Racconta ai nostri lettori italiani qualcosa di divertente su di te.

Una volta ho partecipato ad un terribile show televisivo a quiz chiamato “Going For Gold”. Ho resistito per due settimane e poi sono stato battuto da un tizio scozzese. Tutto era profondamente imbarazzante, se non altro per i miei amici, comunque ho ottenuto un viaggio a Londra.

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