:: Intervista a Marilù Oliva

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repetita[2]Benvenuta Marilù  su Liberidiscrivere è un vero piacere per me intervistarti. Iniziamo con le presentazioni di rito. Raccontati ai nostri lettori. Apprendo dalla tua biografia che insegni lettere alle superiori. Che tipo di “proffia” sei? Come ti descriverebbero i tuoi alunni?

Il piacere è  mio, Giulia, grazie per avermi dato questa opportunità. I miei alunni direbbero per prima cosa che son cattiva, poi aggiungerebbero che cerco di accostarli alle mie materie –italiano e storia– in maniera piacevole. Sono un’insegnante che sperimenta, in classe facciamo tante attività parallele all’italiano: telegiornale e libreria in classe, molto cinema ma con spirito serio, produzione di una raccolta di racconti di classe, lavoro sulle fonti in storia. Insomma, sono ragazzi delle superiori e cerco anche di farli “giocare” con le mie materie, la mia priorità è che le imparino anche divertendosi e questo lo apprezzano. É logico che un pochino devono anche studiare. Son sempre disponibile per ogni forma di recupero, ti dirò che spesso ci sono anche dei momenti simpatici in classe, però c’è una cosa dalla quale non riesco proprio a prescindere: il rispetto. Oggi non è come ai nostri tempi, oggi gli allievi non hanno la concezione della distanza adulto-adolescente, arrivano e pretendono loro di insegnarti a insegnare. Ecco, quando fanno confusione, quando non rispettano le regole, quando fanno gli arroganti mi arrabbio e divento cattivissima. Più o meno succede i primi dieci minuti. Poi le acque si calmano, loro fanno i bravi e io mi rassereno subito.

Raccontaci un aneddoto curioso che ti ha particolarmente divertito.

Io non ho mai detto ai miei studenti che scrivo. Ma quelli, figurati, l’hanno scoperto lo stesso!! L’altro giorno entro in classe e mi assalgono: «Prof, ha scritto un libro?» «L’abbiamo vista su Internet!» «Ho visitato il suo sito!» Insomma, gran baccano. Poi, in mezzo alle voci, si alza una ragazzina simpatica che mi fa morir dal ridere: «Prof, ma allora lei è famosa!». É molto curiosa la loro concezione dell’ “essere famosi”!!!

Hai un blog interessantissimo dove intervisti prevalentemente scrittori. Quale è l’intervista che ti ha divertito più fare e dimmi quali sono i segreti per fare una buona intervista?

Grazie per l’ “interessantissimo”. I segreti per fare una buona intervista non hai bisogno che te li dica perché tu già fai delle domande molto, ma molto stuzzicanti. In generale mi documento sull’autore e le curiosità scaturiscono abbastanza spontaneamente. Non voglio essere politically correct, ma veramente mi hanno divertita praticamente tutte le interviste che ho fatto per il blog, perché la natura stessa delle “oltraviste/oltre le interviste” implica botta/risposta, ironia, tono scanzonato. Mi ha fatto davvero piacere scoprire il lato più quotidiano di questi artisti. Posso dirti che Alan D. Altieri è uno di quelli che mi han dato più soddisfazione. Che ho scoperto una delicatezza sensuale, in alcune scrittrici, una disponibilità al gioco, grandi passioni: basta leggere, per le donne, gli ultimi baci che hanno dato.

marilùSei stata selezionata tra gli antologizzati del premio Lama e Trama. Ci parli del tuo racconto?

Mi ritengo molto onorata di rientrare nella rosa degli antologizzati perché Lama e Trama è uno dei pochi concorsi seri dedicati al racconto noir. I giurati non sanno niente dell’autore perché ogni racconto viene siglato non dal nome ma da un codice. Quest’anno poi, la giuria era composta da un trio eccezionale e, a mio avviso, completo: Elisabetta Bucciarelli, Al Custerlina, Diana Lama. Il racconto che ho presentato credo che sia, in assoluto, la cosa più terribile che ho scritto fino ad oggi. Comincia con una mamma, in piena depressione post-partum, che parla del suo neonato, a pochi passi da lei. L’idea della morte la avvolge. Il flusso del pensiero viene alternato da continui flash-back sul passato della protagonista, che si rivolge alla madre scomparsa, infatti il racconto si intitola: «Lettera a una madre mai stata».

Parliamo ora di Repetita il tuo nuovo libro edito da Perdisapop. Una cosa mi incuriosisce, tu che sei una persona così solare e lucente, come ti definisce Cristina Zagaria, dove hai trovato ispirazione per scandagliare una personalità così oscura e tormentata come quella del protagonista Lorenzo Cerè?

Mi sono accostata alla criminologia seriale, sia statunitense che italiana che europea in generale, e l’ho studiata per due anni. Naturalmente questo mi ha procurato un carico d’angoscia non indifferente perché non riuscivo ad affrontare quei casi con lo spirito distaccato della studiosa, ma stavo molto male. Così ho partorito Lorenzo Cerè, la summa di molte biografie lette, reinventata sulla base di spunti reali.

Pensi che la vita di molti criminali sia segnata da un infanzia di abusi?

Non solo lo penso. Ne ho conferma incontrovertibile dalla letteratura criminologica. Le poche eccezioni che si discostano dalla prassi sono o false (non supportate da adeguate testimonianze) o, appunto, eccezioni che confermano la regola.

Luigi Bernardi e Antonio Paolacci hanno scelto questo libro. Perché pensi li abbia colpiti così favorevolmente? In cosa hai portato una ventata di aria fresca nel genere che tratta i “serial killer”, genere tra l’altro più diffuso in America che in Europa?

Penso che il dato originale di Repetita sia il fatto che affronto un tema già ampliamente utilizzato –i serial killer- in chiave inedita: in primo luogo lo faccio in prima persona, mi calo nella follia, racconto tutto, quanto lui soffre, cosa infligge alle sue vittime, cosa ha dovuto subire. Poi vi è in sottofondo un discorso molto importante sull’ineluttabilità del male, in determinate circostanze. Infine, credo che possano essere di interesse anche i riferimenti storici. Questo è un mio pensiero, ma non ne son certa. La vera certezza è che mi fido di Antonio Paolacci e so che Luigi Bernardi è un grande professionista e questo è quanto. Possono arrivarmi critiche negative (ben vengano, io credo molto alle critiche costruttive) o demolizioni gratuite, io la mia conferma l’ho già avuta, la prima, ed è quella che per me conta di più.

Sempre parlando di Luigi Bernardi se dovessi intervistarlo quale è la domanda più  indiscreta che gli faresti?

Inutile: Luigi non risponde alle domande indiscrete. E, delle volte, neanche a quelle discrete.

Quali sono gli scrittori che hai più amato e quelli che hanno influenzato di più  il tuo stile narrativo?

Dante è l’artista italiano che ho letto e riletto di più. Sconfinando, la mia passione mi riporta in Latinoamerica e quindi ti cito Gabriel Garcia Marquez. Questi e i classici sono
gli autori di formazione. Per quanto riguarda gli autori attuali di riferimento, io leggo tantissimo i nostri noiristi, alcuni dei quali considero grandi maestri.

Parliamo ora della tua Bologna. Che città è ? Ti piace viverci? 

Ho sempre amato Bologna, di un amore istintivo che non prevede razionalizzazioni. Di fatto ci sono molte chiusure, nella mia città, che non approvo. Ma tutto sommato mi piace viverci.

Il tuo rapporto con la critica. C’è una tua recensione che ti ha fatto particolarmente piacere, che ti ha fatto esclamare “Sì finalmente mi hanno capita”.

Fino ad oggi ho ricevuto delle recensioni davvero gratificanti. Sono molto onorata di essere stata recensita da artisti come Marenzana, Zannoni, Di Marino, Vittoria A., Michele Fiano di Sugarpulp. Un commento molto emozionante l’ho letto su anobii, una lettrice che ha messo il massimo delle stelline (4) dicendo: BELLISSIMO!!! meriterebbe otto stelline!

3 Risposte to “:: Intervista a Marilù Oliva”

  1. Avatar di Sconosciuto chopy Says:

     Non sono ammessi rifiuti per l’11… mi raccomando. Che il ponte dell’Immacolata è prima… 🙂
    Per quanto riguarda l’intervista… beh… che dire? Sempre bello imparare a fare domande… per me sei pronta per il salto di qualità.

  2. Avatar di Sconosciuto valtergiraudo Says:

    Mi accodo a Michele, sia per l’11 dicembre che per la tua brqavura nelel interviste e recensioni!

    ciao

  3. Avatar di Sconosciuto chopy Says:

     Devo dire che i racconti brevi delle antologie non mi hanno mai entusiasmato. Sono pochi, uno fra questi è quello di Valter e non lo dico per piaggeria, ma perché lo provo veramente, quelli che mi piacciono. Mi danno un senso di limitatezza. Di poco sviluppo della storia. Però la capacità di sintesi non è da tutti. Io, ad esempio, non ce l’ho e non riuscirei a scrivere racconti brevi, come la tua amica intervistata e Valter.
    P.S. mi manchi… spesso vedevo il tuo avatar fra i miei commenti adesso latitano… come mai?

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