:: Cicalis di Lucia Boldi, Altre Voci Edizioni di patrizia debicke

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Cicalis  mi afferra e, tenendomi stretta  mi trascina in una Sicilia palpitante  profumata e piena di colori, con l’intenso canto della natura, che finisce per diventare parte integrante della storia. Il canto delle cicale sotto il sole bruciante di agosto le fa da scenario , come un’ossessionante colonna sonora, in grado  di valicare  il tempo, far luce su ricordi, amori e segreti rimasti troppo a lungo nascosti.
Siamo nelle campagne di Bagheria, tra i vecchi bagli, le costruzioni fortificate della tradizione siciliana, immersi nel profumo  degli aranci e del gelsomino mentre il caldo che sembra non voler concedere tregua. Una terra bellissima, ma anche aspra, in grado di celare le sue ferite per anni senza che abbiano mai modo di rimarginarsi.
Colonna portante della trama ma immobile, distesa in coma in un letto d’ospedale, attaccata a un respiratore, ormai solo sospesa tra la vita e la morte, c’è Donna Rosa. Il tempo intorno a lei sembra essersi fermato, ma nella sua memoria tutto ciò che è stato continua a vivere. Tornano le immagini della giovinezza, l’amore proibito, quella scelta imposta e le parole mai pronunciate.
Accanto al suo letto c’è Ninò, il figlio con cui ormai i rapporti si sono interrotti dieci anni prima. alla notizia della sua malattia, è tornato  da Merrik, in America, forse per chiedere spiegazioni, o magari dire qualcosa che  da troppo tempo tiene dentro di sé. Ma ora che un confronto, il coraggio di parlare e dire la verità sarebbero finalmente possibili, il destino non lo consente. Solo ammucchiate in una scatola di latta nella soffitta del baglio Ninò potrà trovare lettere, testimonianze esplicative e verità  su una difficile storia familiare che nessuno gli aveva mai raccontato. Ogni foglio che legge aggiungerà qualcosa e soprattutto incrinerà le sue finora certezze. La verità, quella vera, non sempre coincide con quanto ci è stato raccontato e abbiamo voluto credere.
La scatola  soprattutto nascondeva  sentimenti, rinunce e segreti là deposti nella convinzione di averli affidati per sempre al silenzio. Ma le parole scritte, anche quando vengono occultate per anni, prima o poi chiedono di essere lette. E non è detto che chi le trova sia pronto ad affrontarne il contenuto.
Tra le figure che emergono dalle pagine mi colpisce particolarmente Totuccio e il suo doloroso addio prima della partenza per l’America. La traversata, due settimane su una nave traballante, la fame, il rollio delle onde e la paura di non rivedere mai più Rosa, segnano la malinconia di una separazione. In mezzo al mare il suo pensiero torna a lei e poche  righe riescono a far intuire il tremendo peso di un destino costretto a incanalarsi su binari obbligati.
Un romanzo, Cicalis, in cui ogni personaggio ha la propria verità, spesso dolorosa, e magari custodita per necessità, per paura, per orgoglio. E quando verrà finalmente il momento di affrontarla, non ci sarà più ohimè la possibilità di parlarsi, di chiarire, di chiedere perdono. Resteranno solo le lettere, i ricordi e una difficile opera di ricomposizione che ciascuno dovrà affrontare alla sua maniera.
La narrazione scivola in avanti  senza fretta, lasciando che le tessere  si incastrino  gradualmente e che il lettore ricostruisca, con  Ninò, una vicenda in cui  niente in realtà  è esattamente come sembrava.
La tensione narrativa procede angosciosamente  fino alla rivelazione finale, ma è soprattutto la componente emotiva a lasciare il segno. Non si tratta solo di scoprire cosa sia accaduto, ma di comprendere quanto a lungo una verità taciuta possa condizionare l’esistenza di chi la conserva  e di chi, non sapendo, dovrà sopportarne le conseguenze.
E ci sono ancora loro, le cicale che  continuano a frinire tra gli aranci, anche quando la terra è secca e spaccata dal caldo, come se nulla fosse accaduto, onnipresenti in ogni passaggio della storia.
La scatola si richiuderà  a sera lasciando addosso emozione ma anche tanta amarezza. Ormai non resta che fare i conti con quanto è stato e ciò che ora è .  Consapevoli  che se conoscenza e perdono fossero  arrivati prima, si sarebbe potuto cambiare il corso delle cose.

Lucia Boldi ha collaborato negli anni Ottanta con lo storico quotidiano “L’Ora di Palermo”, occupandosi di stile e società. Dopo diversi anni dedicati alla moda, nel 2023 esordisce nella narrativa con Cucurummà – Aporema Edizioni -, una storia di donne pantesche, di isole, di silenzi e di sapori, riscuotendo numerosi riconoscimenti in concorsi nazionali. Vive da anni tra Palermo e Pantelleria, dove scrive per un giornale locale e collabora con l’Unipant, realizzando progetti che intrecciano letteratura, teatro e inclusione sociale. Cicalis è il suo secondo romanzo, ambientato in Sicilia, in cui affronta i temi della memoria familiare, del dolore e della verità taciuta.


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