:: La pace sotto il cielo di Ch’ae Man-sik (Bonfirraro editore, 2026) a cura di Giulietta Iannone

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Classico della letteratura coreana novecentesca La pace sotto il cielo di Ch’ae Man-sik (1902-1950) è un romanzo che racchiude una feroce satira della società coreana della prima metà del Novecento, durante il dominio coloniale giapponese. L’edizione italiana, tradotta da Giulia Donati, è stata pubblicata quest’anno da Bonfirraro Editore, offrendo ai lettori italiani la possibilità di avvicinarsi a un’opera fondamentale della narrativa coreana moderna. Edito inizialmente a puntate nel 1938 sulla rivista Chogwang, fu ripubblicata successivamente in volume solo nel 1948 con il titolo definitivo appunto di “pace sotto il cielo”. Ma di che pace parliamo? non certo la nobile pace frutto di giustizia, uguaglianza e benessere condiviso. La pace è qui l’unico quieto vivere di mastro Yun, un anziano e ricchissimo proprietario terriero che si è ulteriormente arricchito praticando l’usura. Gretto, meschino, sgradevole, vorrebbe vivere per sempre per non separarsi dalle sue immense ricchezze e guida una famiglia altrettanto allo sbando. L’avidità, la grettezza, il sopruso sono mascherati da un’apparente bonarietà e a un culto per il quieto vivere pur sotto il giogo giapponese. Il tutto si incrinerà solo nel finale quando il nipote invece di portare prestigio alla famiglia con una carriera onorevole viene arrestato come socialista. Invece di scrivere un pamphlet politico Ch’ae Man-sik usa l’ironia per rendere più incisiva la critica a un mondo raccontando la storia di una famiglia che vive a Seoul egoisticamente arroccata nei suoi privilegi.

Ch’ae Man-sik (1902–1950) è considerato uno dei più importanti scrittori coreani del Novecento. Maestro della satira sociale, ha raccontato con ironia corrosiva e profonda lucidità critica le contraddizioni della Corea del suo tempo, segnata dal dominio coloniale giapponese e dall’impatto della modernizzazione. Le sue opere, oggi classici della letteratura coreana, uniscono realismo, umorismo e denuncia morale, offrendo un ritratto impietoso e profondamente umano della società e dei suoi squilibri.


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