
Bastide, ai piedi del massiccio dell’Estérel, Costa Azzurra e relativo entroterra, Mediterraneo. Una domenica di fine maggio al termine degli anni Cinquanta. Émile Fayolle si era trovato in una situazione ben precisa, da cui in un modo o nell’altro bisognava uscire; gli si era imposta un’unica soluzione, che gli era parsa evidente. Ha preso da tempo la sua decisione, da undici mesi ha previsto molto e preparato tutto per quel giorno, ora è arrivato. Da anni era in corso una partita conflittuale con la bionda moglie Berthe Harnaud, probabilmente addirittura dal momento della conoscenza (andavano a scuola insieme, lei due anni più grande e gran lettrice) e poi dall’inizio della relazione. Si erano frequentati pochissimo, lui (originario della Vandea) apprendista cuoco, lei con i genitori in un ristorantino ristrutturato nei pressi di Cannes. Nemmeno ventenne va a fare lo chef da loro. Progressivamente, capiscono che conviene a entrambi sposarsi; Berthe è di fatto la padrona (c’è anche un contratto di mezzo, con la madre quando il padre muore), forse innamorata; Émile il dipendente che si occupa dell’ottima essenziale cucina, abbastanza estraneo all’amore; non si sa per colpa di chi comunque figli non arrivano. Trascorrono anni: lui si sente comprato, deve pensare solo a cucinare bene, va solitario a pesca e gioca a bocce, frequenta prostitute in riva al mare, si lega a una 32enne turista inglese (che, dopo aver fatto sesso di nascosto, viene cacciata dalla moglie), imbastisce per tre anni una stabile relazione affettiva con la giovane silenziosa cameriera Ada (neanche maggiorenne e forse con un ritardo cognitivo). Émile matura vieppiù che deve liberarsi di Berthe, ci pensa di continuo, pianifica come riuscirci senza lasciare tracce, sperimenta e alla fine tenta. Perché no, visto che entrambi sanno che la partita è aperta?
Anche questo romanzo è una prova d’autore, giallo a proprio modo, con sorpresa finale. Di Simenon sappiamo quasi tutto (1903 – 1989, origine bretone, belga di nascita, francese d’adozione, non solo parigino d’elezione, oltre trecento romanzi, uno degli autori più letti al mondo) e la grande casa editrice milanese Adelphi dal 1985 sta ottimamente progressivamente garantendo la pubblicazione integrale dei suoi scritti, questo romanzo era inedito e risale all’estate 1958. La narrazione è in terza al passato, quasi una scena teatrale fissa sull’ossessionato semplice protagonista, sui suoi ricordi, sull’evoluzione di pensieri e propositi, intervallati da brevi rari dialoghi con gli altri personaggi. Inizia e finisce quella fatidica mite assolata domenica (da cui il titolo), in quelle zone di fatto era già piena estate da decenni: “in gioco non erano più le cause, i moventi, ancor meno le scuse. Era una questione di vita o di morte che andava risolta fra lui e Berthe”, uno dei due deve vincere. Émile ha continuato a dormire con la moglie, è riuscito a non far mandare via la “zingara” Ada, che dorme sopra in un’angusta mansarda e lo incontra remissivamente al Casolare. In copertina un paesaggio svizzero (dipinto nel 1923), che rende l’idea dell’appetibile locale La Bastide (in Provenza): piatto consigliato il risotto ai calamari. Vini locali, spesso rosé.
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