:: Un’intervista con Manilla Castaldo a cura di Giulietta Iannone

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Sei nata ad Afragola: quanto hanno influito le tue radici e il tuo territorio sulla tua sensibilità artistica e sulla tua scrittura?

Il territorio in cui cresciamo lascia tracce silenziose nel nostro modo di guardare il mondo, di percepire il dolore, la speranza, l’ingiustizia e la bellezza. Sicuramente mi ha ispirato tanto, per le tradizioni ma anche per le difficoltà del territorio.

Quando hai capito che la scrittura, in particolare la poesia, sarebbe stata una parte fondamentale della tua vita?

Ho capito che la scrittura, in particolare la poesia, sarebbe diventata una parte fondamentale della mia vita nel momento in cui ho iniziato a sentire che le parole riuscivano a esprimere ciò che a voce non riuscivo a dire. Scrivere è diventato spontaneamente un rifugio, uno spazio intimo in cui dare forma alle emozioni, alle paure e alle domande più profonde.

Con il tempo mi sono resa conto che la poesia non era solo un modo per raccontarmi, ma anche per comprendermi meglio e trasformare ciò che vivevo in qualcosa di condivisibile.

Nei tuoi testi emergono emozioni profonde: da dove nasce la tua ispirazione e come si sviluppa il tuo processo creativo?

La mia ispirazione nasce principalmente da ciò che vivo interiormente: pensieri, esperienze, ricordi e riflessioni che spesso restano in silenzio ma continuano a muoversi dentro di me.

A volte basta una sensazione, una parola ascoltata, una situazione osservata o un momento di particolare intensità emotiva per accendere il bisogno di scrivere.

Vivi su una sedia a rotelle dall’età di dieci anni: in che modo questa esperienza ha influenzato il tuo sguardo sul mondo e la tua espressione artistica?

Vivo su una sedia a rotelle dall’età di dieci anni, e questa esperienza ha inevitabilmente cambiato il mio modo di guardare il mondo.
Mi ha portato a sviluppare una sensibilità più profonda verso la fragilità umana, ma anche verso la forza interiore che spesso nasce proprio nelle difficoltà.
La scrittura è diventata uno spazio di libertà, dove posso andare oltre ogni limite e trasformare le difficoltà in parole, cercando sempre un messaggio di forza e speranza.

Parli di creatività come forma di libertà: cosa significa per te essere libera attraverso l’arte e la comunicazione?

Per me essere libera attraverso l’arte e la comunicazione significa poter esprimere ciò che sento senza limiti e senza paura di essere giudicata. Quando scrivo, posso andare oltre ogni barriera e dare voce ai miei pensieri più profondi.

Attraverso l’arte mi sento libera di essere me stessa, in modo autentico e sincero.

Hai fondato HandiMap.it, una piattaforma dedicata all’accessibilità: come nasce questa idea e quali obiettivi ti poni con questo progetto?

Ho fondato HandiMap partendo dalla mia esperienza personale. Vivere ogni giorno le barriere architettoniche mi ha fatto capire quanto l’accessibilità influenzi la libertà e la qualità della vita. Da questa consapevolezza è nata l’idea di creare uno strumento che potesse rendere visibili le difficoltà spesso ignorate.
L’obiettivo del progetto è permettere alle persone di segnalare ostacoli come gradini, marciapiedi non accessibili o assenza di rampe, creando una mappa condivisa che possa favorire maggiore consapevolezza e cambiamenti concreti. Credo che l’accessibilità non riguardi solo alcune persone, ma tutta la società.

Il titolo “Oltre il confine dell’invisibile” è molto evocativo: cosa rappresenta per te questo “invisibile”?

Per me “l’invisibile” rappresenta tutto ciò che non si vede, ma che esiste profondamente dentro di noi: emozioni, paure, speranze, pensieri, ferite e sogni. È quella parte interiore che spesso resta nascosta agli occhi degli altri, ma che influenza il nostro modo di vivere e di sentire.

“Oltre il confine dell’invisibile” significa proprio andare oltre ciò che appare in superficie, cercando di dare voce a ciò che non sempre riusciamo a spiegare a parole.

Le tue poesie nascono da emozioni semplici e sincere: quanto è importante per te mantenere questa autenticità nella scrittura?

Per me è molto importante restare autentica quando scrivo. Le mie poesie nascono da emozioni vere, semplici, da quello che sento ogni giorno.

Non cerco parole difficili voglio solo dire le cose come le sento. Credo che la semplicità arrivi più facilmente al cuore di chi legge.

Il tuo approccio sembra molto rispettoso e non giudicante: è una scelta consapevole quella di “non spiegare ma condividere”?

Preferisco lasciare spazio a chi legge, così ognuno può ritrovarsi nelle mie parole a modo suo. Per me la poesia non deve insegnare, ma far sentire qualcosa, in modo libero e senza giudizio e soprattutto sentirsi liberi di immedesimarsi nelle parole.  Credo non ci sia cosa più bella.

La fede e figure come Padre Pio e don Maurizio Patriciello attraversano le tue pagine: che ruolo hanno nella tua vita e nella tua ispirazione poetica?

La fede ha un ruolo importante nella mia vita, perché mi aiuta a trovare forza e speranza soprattutto nei momenti più difficili.

La figura di Padre Pio è per me un riferimento spirituale profondo, legato alla fiducia e alla preghiera. Mi sento molto legata a questo Santo dei nostri tempi.

Don Maurizio Patriciello, invece, per me non è solo una figura pubblica, ma anche uno zio a cui sono molto legata. Ho sempre visto in lui una grande sensibilità verso gli altri, un cuore attento alle fragilità e una forza gentile nel difendere chi ha bisogno. La sua presenza rappresenta un esempio di coerenza e di amore concreto, e questo entra naturalmente anche nella mia scrittura.

Nel libro emergono anche aspetti molto intimi, come il rapporto con il tuo corpo e con la bambina che eri: quanto è stato difficile aprirti su questi temi?

Aprirmi su questi temi non è sempre facile, perché toccano parti molto intime della mia vita. Parlare del rapporto con il mio corpo e con ciò che sono stata significa affrontare fragilità, paure e cambiamenti profondi.

Allo stesso tempo, la scrittura mi aiuta a farlo con sincerità e delicatezza. Raccontare queste emozioni è un modo per accettarmi e, se possibile, far sentire meno sole altre persone che vivono situazioni simili.

Hai scelto di accompagnare le poesie con dei disegni: come nasce questo dialogo tra parola e immagine?

Il dialogo tra parola e immagine nasce in modo naturale, perché spesso quando scrivo vedo già nella mia mente forme, colori e linee che accompagnano ciò che sento. Ho sempre amato disegnare fin da bambina, era uno dei modi più spontanei per esprimermi.

Oggi non riesco più a disegnare con foglio e matita, ma continuo a farlo in modo digitale. Non ho mai abbandonato il disegno, in nessuna forma, perché per me resta un modo importante per dare vita alle emozioni.

Credo che parole e immagine, insieme, riescono a raccontare ciò che provo in modo ancora più completo.

Dai molto spazio anche agli affetti quotidiani, come la famiglia: quanto incidono questi legami nella tua scrittura?

Gli affetti quotidiani, soprattutto la famiglia, contano tantissimo per me. Sono il mio punto fermo, la mia forza nei momenti difficili e la mia gioia in quelli più sereni.

Molte delle mie poesie nascono proprio dall’amore che ricevo ogni giorno. Sono legami semplici ma profondi, che mi fanno sentire capita, sostenuta e mai sola.

Scrivi che il libro “non vuole essere grande, ma vero”: cosa significa per te oggi autenticità in un’opera artistica?

Esatto, per me il libro “non vuole essere grande, ma vero”. Non ho la pretesa di essere perfetta nelle mie parole e nelle mie poesie o sentirmi importante, ma semplicemente sincera.

Oggi essere autentici in un’opera significa proprio questo,essere fedeli a ciò che si è, senza fingere di essere altro. Vuol dire raccontare la propria verità, anche se non è semplice, anche se si è fragili, perché è lì che nasce qualcosa di reale e umano.

Se un lettore dovesse portare via una sola emozione o riflessione dopo aver letto il tuo libro, quale speri che sia?

Spero che il lettore porti con sé una sensazione di verità e di speranza.

Vorrei che, leggendo il mio libro, si sentisse meno solo nelle proprie emozioni e capisse che anche la fragilità può essere forza.


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