
Nella Sicilia luminosa e ancora sospesa tra tradizione e modernità della fine dell’Ottocento prende vita La forestiera, il nuovo giallo di Claudia Myriam Cocuzza pubblicato stavolta nella collana Il Giallo Mondadori. Un romanzo che intreccia con eleganza storia, atmosfera e mistero, scegliendo come protagonista una figura realmente esistita: Lady Florence Trevelyan, aristocratica inglese costretta dalla cugina, regina Vittoria, a lasciare la corte e approdata a Taormina in una sorta di lungo esilio dorato.
Siamo nel luglio del 1884 e Taormina non è quella di oggi, prescelta dal turismo internazionale, ma ancora un piccolo borgo mediterraneo sospeso tra due identità: da un lato il mondo semplice dei pescatori e dalle tradizioni locali bagnate nello splendore dell’antichità, dall’altro il crescente arrivo di viaggiatori stranieri, aristocratici e artisti calamitati dalla bellezza del paesaggio.
In questo spazio di confine, dove culture e mentalità diverse si scrutano con curiosità e diffidenza, la narrazione trova la sua più suggestiva dimensione.
Lady Florence è giunta in Sicilia con la cugina Louise e cinque cani chiamati ironicamente coi titoli dei duchi inglesi. Il loro soggiorno presso l’Hotel Timeo, affacciato sul mare e sull’Etna, inizialmenteha il tono di una quasi idilliaca parentesi. Lontana dalle rigidità della corte britannica, la giovane donna si concede il lusso di vivere in libertà: studia il dialetto locale, dà lezioni di canto a una cameriera e coltiva un ambizioso progetto, trasformare i terreni dell’albergo in un raffinato giardino all’inglese. Il suo rapporto con la Sicilia è curioso e partecipe. Osserva, ascolta, impara parole nuove, si lascia affascinare da sapori, usanze e piccoli rituali quotidiani. La sua è la prospettiva di una “furastera”, come direbbero gli abitanti del luogo: una straniera che prova a comprendere il mondo nel quale è capitata. Una posizione marginale la sua che le consente di cogliere dettagli e tensioni magari impalpabili per chi vive quella realtà.
L’idillio si spezza con l’arrivo di una coppia di connazionali: Sir Arthur Milton, finanziatore teatrale, e la moglie, attrice dal magnetico temperamento. La loro ingombrante presenza introduce una nota di inquietudine che crescerà esponenzialmente fino a esplodere in un delitto (per avvelenamento). Da quel momento il soggiorno siciliano cambia registro assumendo i toni di una tragedia shakespeariana.
Non a caso il romanzo è stato concepito con una struttura teatrale: con atti e scene che scandiscono la narrazione, accompagnati da richiami all’Amleto. Le passioni che muovono i diversi personaggi sembrano provenire dal palcoscenico elisabettiano: ambizione, gelosia, desiderio, rancori mai sopiti. In questo scenario ogni gesto acquista una dubbia sfumatura e ogni conversazione può celare un indizio.
La Taormina di Claudia Cocuzza si trasforma in una specie di crocevia sociale. Aristocratici inglesi, alta borghesia locale, servitù, studiosi e viaggiatori che convivono, confrontandosi con sospetto e curiosità. Tutti sanno qualcosa del delitto ma nessuno l’intera verità. Ideale punto di partenza per un mistery. Accanto all’accurata ricostruzione storica si nota il lavoro di ricerca che si integra nella trama. I dettagli su cibi, abitudini e tradizioni invece di appesantire la narrazione contribuiscono a restituire la sensazione di passeggiare tra le polverose strade del borgo, con il sole siciliano sulla pelle e il profumo del mare nell’aria. Fulcro delle storia è Lady Florence, vere e irresistibile protagonista. Curiosa, ironica, leggermente impertinente, possiede una qualità rara: non dà nulla per scontato. In una società vittoriana ancora intrappolata nelle convenzioni, la sua abitudine a fare domande pare quasi scandalosa. Ma proprio questa sua libertà mentale la fa autentica investigatrice.
Lei osserva il mondo con lo sguardo di una botanica: analizza, scompone, e collega elementi apparentemente lontani. Ogni dialogo diventa una piccola indagine, ogni atteggiamento un possibile indizio. Si può seguire passo dopo passo il suo ragionamento. L’autrice dimostra infatti abilità nel gestire la componente gialla. Gli indizi sono disseminati lungo il percorso e la soluzione pur singolare sarà perfettamente coerente.
Attorno alla protagonista ruota una fitta galleria di personaggi. Nessuno è semplice comparsa: ciascuno ha il suo carattere definito, la sua storia, il suo segreto. Un microcosmo umano che riesce a delineare il ritratto di un’epoca densa di tensioni culturali e sociali.
Un romanzo scorrevole, con gradevoli toni da Cozy crime e la solidità del giallo classico. La forestiera si legge con il piacere di un mistero d’altri tempi, quando l’indagine nasceva dall’osservazione e dalla deduzione più che dall’azione. Ma soprattutto lascia nel lettore una sensazione: quella di aver incontrato un intrigante e vivace personaggio. Lady Florence Trevelyan, con la sua brillante intelligenza e il suo sguardo libero, è una protagonista difficile da dimenticare.
Claudia Cocuzza (classe ’82) è laureata in Chimica e tecnologie farmaceutiche e svolge la professione di farmacista. È caporedattrice della rivista letteraria Writers Magazine Italia e redattrice per il sito ThrillerNord, specializzato in letteratura di genere. La partita di Monopoli (Bacchilega editore, collana Zero, novembre 2022), vincitore del Premio Garfagnana in Giallo 2022 per la sezione romanzo inedito, è stato il suo romanzo d’esordio. Il suo racconto In nomine patris fa parte dell’antologia Accùra (Mursia editore, collana Giungla gialla, luglio 2023). Il suo romanzo La forestiera è stato finalista al Premio Tedeschi 2024 del Giallo Mondadori per il miglior giallo italiano inedito. Insieme a Marika Campeti, ha curato l’antologia 365 racconti gialli, thriller e noir (Delos Digital, ottobre 2024).
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Tag: Claudia Myriam Cocuzza, Il Giallo Mondadori, La forestiera, Patrizia Debicke
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