:: Il nido del corvo di Piergiorgio Pulixi (Feltrinelli 2026) a cura di Patrizia Debicke

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Nel Nido del corvo Piergiorgio Pulixi costruisce un noir cupo e stratificato, dove l’indagine rappresenta soltanto il primo livello di una discesa più profonda, dentro il territorio e dentro chi lo abita. La Sardegna del Sinis, lontana da ogni tentazione turistica, si impone fin dalle prime pagine come un luogo dell’anima: campagne desolate, stagni di sale, acquitrini fangosi, spazi aperti capaci di trasformarsi in rischiose trappole. È una terra ruvida, quasi primordiale, dove il silenzio pesa quanto una minaccia e l’orizzonte non offre mai consolazione. E tuttavia la stessa terra che dagli anni 50 ha offerto generosamente ampi set cinematografici a celebri i film western e d’avventura.
La scomparsa di Angela Floris romperà questo fragile equilibrio. Sei mesi di assenza e di inutili piste battute  a vuoto  verranno tuttavia improvvisamente interrotti da un inatteso e imprevedibile segnale: il cellulare della ragazza torna a trasmettere. Sul luogo del rilevamento, gli ispettori Daniel Corvo e Viola Zardi si imbatteranno in un reperto destinato a marchiare l’intera indagine: una mano femminile, recisa e conservata con ossessiva cura. Da quel momento la loro caccia assumerà  i contorni di un perverso duello, governato da un apparentemente inafferrabile assassino che si autodefinisce artista e tratta la morte come materia estetica.
Piergiorgo Pulixi affida il cuore del romanzo alla coppia investigativa: Corvo e Zardi.  Daniel Corvo, così soprannominato per il significato del suo cognome, Crobu,  in dialetto sardo, un personaggio che incarna l’idea di controllo e disciplina. È un uomo legato alla famiglia, alla fede, alla sua paludosa terra, segnato da un doloroso passato che riesce bene a contenere attraverso regole e rituali. L’indagine lo coinvolgerà in prima persona perché per certi versi il killer gli somiglia più di quanto voglia ammettere: stessa calma, stessa precisione, stessa idea dell’ordine.
Viola Zardi, la sua collega, rappresenta invece l’opposto. Vive in un perenne disordine, porta addosso i segni delle notti insonni, delle scelte sbagliate, di una vita in bilico, tenuta  sempre sul filo. È istintiva, empatica, molto spesso refrattaria alle regole, ma dotata di un intuito in grado di intuire e illuminare zone dove la logica par volersi arrestare. Tra lei e Corvo si creerà subito  un equilibrio instabile ma necessario: quello di due diverse solitudini che si compensano, di due fragilità che trovano spazio di manovra solo nel lavoro condiviso. La loro evoluzione non sarà  un semplice corollario dell’indagine, bensì forse il principale motore emotivo del romanzo.
L’antagonista, l’Artista, in realtà un mostro, inquieta soprattutto per il metodo adottato . Non agisce d’impulso, non cerca il caos, ma lo governa. Osserva, studia, contempla, par quasi voler collezionare parti di corpi femminili come opere di una galleria privata. La sua violenza non risulta mai spettacolarizzata, ma anzi resa molto più inquietante per la contemplativa freddezza che l’esprime. La costante sensazione provata dai due inquirente sarà  di essere spiati, scelti, trascinati in un gioco già scritto apposta per loro.
L’ambientazione amplifica questa tensione. Gli stagni, il fango, l’entroterra oristanese diventano simbolici scenari, luoghi terreni  dove la bellezza naturale convive con un senso di decomposizione morale. La Sardegna di Pulixi  par quasi voler dialogare con i personaggi, riflettendone le crepe interiori e accentuandone l’isolamento. Non esistono scorci consolatori, solo paesaggi che stringono il cuore  e lo mettono alla prova.
La trama avanza senza prendere  scorciatoie, sostenuta da un ritmo calibrato e da una solida costruzione. Ogni scoperta diventa la successiva  tappa di un incubo orchestrato con precisione, mentre l’indagine finisce per invadere le vite private dei protagonisti, fino quasi  ad annientarle.
Il finale poi  non offre ampie  rassicurazioni: alla soluzione del caso infatti si affiancano alcune perdite e fratture personali, molto coerenti con una certa visione del noir.
Il nido del corvo  evidenzia  un importante passaggio nel percorso letterario di Pulixi. È un romanzo che consolida il suo  universo narrativo, spesso popolato da personaggi imperfetti e profondamente umani, e ne conferma la scrittura asciutta, precisa , in grado  di andare al punto senza inutili compiacimenti. Un romanzo  noir che ti si incolla addosso, lasciando la costante sensazione e di avere attraversato  oltre a un’indagine, una larga  zona d’ombra dalla quale diventa difficile uscire ancora del tutto incolumi.

Piergiorgio Pulixi, uno degli autori italiani di genere più significativi anche nel panorama europeo. Allievo del collettivo Sabot creato da Massimo Carlotto, Pulixi ha firmato libri che lo hanno portato a essere tradotto in oltre venti paesi e a ottenere numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali, tra cui il Premio Scerbanenco, uno dei più importanti riconoscimenti italiani per il noir e il thriller.

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