
Sulle rive fangose del Tamigi, dove l’acqua trascina i relitti, dove l’aria è ammorbata da acri odori e i destini delle persone che ci vivono sembrano dimenticati, Anne Perry ambienta Redenzione di Natale, uno dei suoi più intensi scritti natalizi. Non narra del felice Natale delle tavole imbandite con le famiglie riunite attorno, ma quello che si insinua subdolamente tra i gelidi vicoli frustati dal vento, sotto le luci tremolanti dei lampioni. Scrive di una Londra vittoriana stanca e ferita, popolata da poveri, orfani e anime abbandonate ai margini. Ai margini dove si trova la clinica medica del dottor Crowe, luogo di cura e di rifugio, umile presidio di umanità in un mondo dove la compassione pare trasformata quasi in un lusso.
Il dottor Crowe è un personaggio particolare, forte d’animo, coraggioso: un ottimo medico ma che ha dovuto testardamente lavorare e studiare per anni per arrivare alla laurea, un uomo solo, animato da un incrollabile rigore morale, che lavora per poco, quanto basta ad andare avanti ma anche capace di offrire cure gratuite a chi non possiede nulla se non il proprio dolore. La sua clinica, affacciata sul fiume, diventa uno spazio narrativo centrale, quasi un ventre caldo pronto ad accogliere e riparare i derelitti che si trascinano lungo le banchine. Al suo fianco, al lavoro c’è sempre Scuff, apprendista e figlio adottivo di William Monk, comandante della polizia fluviale di Londra e di sua moglie Hester, un ex monello di strada da loro strappato alla miseria o peggio. Il loro rapporto è fatto di silenzi, di gesti e di grande fiducia reciproca. Il loro è un legame affettivo e di fiducia che non ha bisogno di proclami, ma si manifesta quotidianamente nella condivisione delle fatiche e nella scelta di restare dalla parte dei più deboli.
Il Natale incombe, percepibile dagli ornamenti appesi ai lampioni e dalle vetrine decorate, ma per Crowe rappresenta ancora e soprattutto un’insanabile ferita. La solitudine, sua e dei diseredati, par quasi più acuta in quei giorni, con Londra che esibisce una falsa felicità . Ma sarà proprio in questo periodo che il dottor Crowe rincontrerà Ellie Hollister, una ricca giovane donna alla quale lui ha quasi miracolosamente salvato una gamba dall’amputazione dopo un gravissimo incidente. Ellie era stata travolta da un carro. Un sentimento tra loro, mai dichiarato, forse perché astretto tra affetto trattenuto e consapevolezza delle distanze sociali non era mai veramente sbocciato. La casuale ricomparsa di Elli tuttavia : un fortuito incontro per strada, la diretta testimonianza di una manifestazione di violenza di quello che dovrebbe essere il suo ricco promesso sposo, spingerà Crowe a reagire e a intervenire.
Da questo momento la storia, da quella che potrebbe essere solo la condanna morale del comportamento del fidanzato della ragazza, sfocerà invece in un’ indagine investigativa. L’incendio di un magazzino, il risarcimento assicurativo, la morte sospetta di un guardiano notturno diventeranno tasselli di una vicenda oscura, legata agli interessi di uomini solo in apparenza potenti e rispettabili. Perry non costruisce un giallo classico basato su colpi di scena serrati, ma accompagna il lettore lungo un percorso di progressiva scoperta, con la tensione che scaturisce dal contrasto tra giustizia e convenienza, tra verità e reputazione. Crowe dovrà muoversi con cautela, consapevole del rischio, sapendo soprattutto di non potere contare né su protezioni né su autorità ufficiali.
Contemporaneamente la clinica continua a lavorare grazie a Scuff, che si farà carico non solo dei tanti pazienti, ma anche di una bambina di strada, Mattie, e del suo gattino. Questa presenza introduce una nota di tenerezza, a simbolo di un’innocenza ancora recuperabile. Mattie rappresenta infatti ciò che il Natale dovrebbe davvero significare: accoglienza, calore, possibilità di un diverso futuro. Il suo inserimento nel quotidiano della clinica rafforza l’idea che la salvezza possa passare spesso attraverso i piccoli gesti quotidiani, piuttosto che non grandi dimostrazioni.
L’ambientazione si rivela senz’altro uno dei punti di forza del racconto. La Londra vittoriana di Anne Perry è cupa, nebbiosa, immersa in un freddo che sembra penetrare nelle ossa. I moli, le gru nere stagliate contro il cielo invernale, le strade, desolate, restituiscono un’atmosfera particolare, dove la bellezza natalizia convive con la più cruda miseria. In questo scenario, la luce non proviene dalle decorazioni, ma dalle scelte dei personaggi e dalla loro capacità di opporsi al dominante cinismo umano.
Redenzione di Natale è una storia di riscatto, ma senza facili illusioni. Il lieto fine arriva, ma non cancella il dolore né promette miracoli. Offre piuttosto un certo senso di giustizia, fragile ma reale, conquistata grazie al coraggio di chi decide di non voltarsi dall’altra parte. Anne Perry firma così un racconto caldo e malinconico, capace di avvolgere il lettore come un abbraccio, ricordando che, anche nei luoghi più oscuri, l’umanità può ancora trovare il suo spazio.
Tag: Patrizia Debicke
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