:: Un’intervista con Daniele Cellamare, autore di Takeko – Storia di una samurai a cura di Giulietta Iannone

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Buongiorno professore, bentornato su Liberi di scrivere. Esce domani, per Les Flaneurs Edizioni, il suo nuovo romanzo Takeko – Storia di una samurai, ce ne vuole parlare? Come è nata l’idea di scriverlo?

Quando scelgo gli argomenti da trattare guardo sempre con attenzione le pagine di storia meno conosciute e la figura di Takeko rientra sicuramente in questa categoria.

Ci porta nel Giappone di metà ottocento. Un periodo storico molto particolare, ce ne vuole parlare?

Un periodo intenso e drammatico. Dopo quasi trecento anni di sistema feudale rappresentato dallo Shogun (dal 1603 al 1868), il Sol Levante cambia pagina con l’imperatore Meji che ripristina l’autorità imperiale e avvia il paese verso la modernizzazione.

Takeko, la protagonista, è una donna coraggiosa e determinata in un mondo in cui non c’era molto spazio per le donne. Come riuscì a farsi strada?

Per questa giovane donna non è stato facile, ha dovuto vincere le resistenze degli altri samurai ed è riuscita a farlo solo con una forza di volontà incredibile, un obiettivo raggiunto faticosamente con duri allenamenti e grandi sacrifici.

E’ un personaggio realmente esistito, ho trovato molto materiale in rete, lei come si è documentato? Su che testi?

Ahimè, gli autori di romanzi storici non amano svelare i loro piccoli segreti. Comunque ho utilizzato una storiografia (coeva e successiva) quasi completa su questo personaggio. Un lavoro durato un paio di anni.

Ha un’approfondita conoscenza della cultura e dei termini tecnici legati alle armi e ai testi poetici. Come è nato il suo amore per il Giappone e questa cultura così diversa dalla nostra?

Inutile dire che il Giappone è un paese misterioso e affascinante. I miei studi sull’Estremo Oriente, prima politici e dopo sociologici, mi hanno avvicinato a questa realtà così lontana e mi hanno spinto ad approfondire quella cultura.

Era usuale che i maestri adottassero i loro allievi? Perchè Takeko accetta nonostante sia molto legata al padre naturale?

Si, era una prassi molto consolidata e Takeko non ha fatto altro che conformarsi alla tradizione (ma sempre con l’approvazione del padre).

L’amore per il giovane Nakamura Yakumo è molto romantico e legato ai dettami di onore e di lealtà tipici del Bushido. Anche questo è un dato storico, era veramente il suo promesso sposo? E dove ha trovato la leggenda che narra come sono legate tra loro le anime gemelle?

Storicamente, il giovane è stato proposto a Takeko per un possibile matrimonio, ma lei ha rifiutato l’offerta. Non conosciamo ufficialmente i motivi, ma mi era piaciuta l’idea che la ragazza ne fosse innamorata e che avesse rifiutato solo per realizzare il proprio sogno di diventare una guerriera per difendere e salvare i suoi ideali. Il Giappone è pieno di leggende e questa dei fili d’oro tra gli innamorati mi è piaciuta molto.

E’ una storia di per sé tragica ma narrata con molta eleganza, competenza e anche poesia, perché non ha scelto uno stile più drammatico?

Proprio perché questa storia è drammatica. Ho preferito ingentilirla con i poemi epici, le leggende romantiche e i fiori di ciliegio. Se vogliamo, contrasti sempre ricorrenti in Giappone.

E’ una storia che anche i ragazzi possono leggere, caratterizzata da uno stile semplice e di piacevole lettura. Ha avuto contatti per traduzioni all’estero?

Ancora no, ma spero di averli presto. Il mio romanzo La Carica di Balaklava è stato già tradotto in Spagna e non escludo che anche Takeko possa essere apprezzata all’estero. Dita incrociate!

Grazie della sua disponibilità, come ultima domanda le chiedo se ha in progetto la scrittura di un nuovo libro, e se può anticiparci qualcosa?

Grazie ai lettori di Liberi di Scrivere, e solo per loro e in via eccezionale, posso anticipare che il mio prossimo romanzo sarà ambientato tra le fredde tundre della Siberia del Settecento.


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