
Siamo in un futuro prossimo che, secondo le regole non scritte delle migliori distopie, esaspera la realtà presente, ingigantendo ciò che, a conti fatti, è sotto i nostri occhi tutti i giorni. Il centinaio di pagine di cui si compone J-card, ultimo romanzo di Laura Scaramozzino va esattamente in questa direzione. Adele, di estrazione altoborghese, vive in un mondo nel quale i ceti sociali più abbienti hanno il privilegio di possedere la tessera H, documento che consente di accedere a un cibo sano e genuino; la donna appartiene insomma a un’élite che può contare sulla salute del corpo e della mente passando direttamente per il nutrimento. Per tutti gli altri invece, i poveri, indistinto proletariato e sottoproletariato urbano, c’è invece la tessera J e la condanna a nutrirsi esclusivamente di junk food. La vita della nostra protagonista cambia radicalmente quando si trova a far da tutrice a Francesco, un bambino rimasto orfano di quella che era la donna di servizio di Adele: un gesto che, in termini di trama, avrà una ricaduta significativa e dolorosa. Parallelamente Adele gestisce una relazione incestuosa con il fratellastro Carlo, maschio alfa di rara sgradevolezza e si impegna a recidere nel più radicale dei modi il suo legame col marito. Come si può intuire Scaramozzino racconta una storia chiusa in un mondo opprimente, concentrazionario, una realtà dove anche la quiete domestica è esclusa e anzi proprio lo spazio intimo si rivela il più insidioso dei teatri di guerra.
L’autrice aveva già espresso un punto di vista originale sulla fantascienza nel precedente Louise Brooks. Due vite parallele racconto ucronico centrato sull’attrice omonima. Quella di Scaramozzino è una fantascienza minimalista e speculativa che, tradotta in cinema, potrebbe forse somigliare al Godard di Missione Alphaville o al Fassbinder di Il mondo sul filo. Un fantastico, insomma, che non necessita di decor particolarmente caratterizzanti e che anzi trova comodamente posto nelle scenografie più banali. Non così il pensiero che sottende il plot e che anzi attinge i suoi motivi d’interesse alla riflessione contemporanea più urgente. Nella sua scansione severa (un capitolo in prima persona dedicato ad Adele alternato a un capitolo in terza persona con al centro Francesco) J-card ha il coraggio di mettere in scena personaggi con i quali diventa difficile empatizzare ma solo per il timore di riconoscere in loro il proprio egoismo. Le scelte cui via via va incontro Adele sembrano radicalizzare una concezione del mondo particolarmente oscura, in cui anche l’aprirsi a nuovi affetti (l’adozione di Francesco) rivela la volontà (e forse la necessità) di strategie disumanizzanti. In accordo a questo sottofondo morale la scrittura di Scaramozzino non si tira indietro di fronte a una rappresentazione esplicita ma non compiaciuta della violenza che viene resa con rara economia e potenza. Nonostante la sua scarna foliazione (e ciò fa parte del progetto, benemerito, dell’editore 256 che punta proprio alla valorizzazione delle novelle e dei testi brevi) J-card è un libro densissimo, capace di far risuonare in profondità i propri temi che, come già detto, toccano la nostra vita quotidiana e il non sorprendersi di ritrovarli in una storia di fantascienza dà forse la misura della nostra presunzione di specie.
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