:: I Maigret 9 e I Maigret 10 di Georges Simenon (Adelphi, 2015) a cura di Daniela Distefano

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I MAIGRET 9- Simenon

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Parliamo ancora di Georges Simenon, perché Simenon non stanca mai; la sua ispirazione è come la sua produzione letteraria: sterminata. Questi due volumi Adelphi, in particolare, rachiudono racconti di fine compattezza, come se lo scrittore di origine belga li avesse prima messi a mollo e poi asciugati al sole della sua lucidità.

I Maigret 9:

Maigret e l’uomo della panchina.
Maigret ha paura
Maigret si sbaglia
Maigret a scuola
Maigret e la giovane morta.

In questa raccolta, ricorrono i consueti elementi dell’immaginario di Simenon; l’ordinario cielo lacrimoso – per esempio – così congeniale al commissario Maigret quando si tratta di affrontare un nuovo, incancrenito, caso:

La pioggia veniva giù con tanta ostinazione e violenza che non era più solo pioggia, né il vento era più solo il vento gelido: sembrava piuttosto che si fosse scatenata la furia degli elementi. Qualche ora prima sulla banchina mal riparata della stazione di Niort, aggredito dagli ultimi spasimi di un inverno che non si decideva a finire, Maigret aveva pensato a una belva che non vuole morire e morde, con accanimento, sino alla fine”.

E poi, che dire della predilezione dello scrittore per le ambientazioni esterne, per quei luoghi di perdizione dove si consuma a fiumi alcol di tutte le gradazioni? Calvados, birra, whisky, vino rosso, vino bianco, acquavite, pernod, martini… Un locale cult? “La Brasserie Dauphine”, da dove il commissario Maigret fa portare il vassoio di panini e birre nelle giornate o serate di estenuanti interrogatori quando non c’è tempo di pranzare o cenare a casa e gli indagati invece sono messi alle strette dopo un boccale di birra e un sandwich. Nelle storie raccontate con la manopola meccanicistica, Simenon svela pure la strategia, le tattiche investigative del commissario Maigret. Nulla di trascendentale, ma neanche di totalmente casuale:

A ogni nuova inchiesta il suo umore descriveva, per così dire, pressapoco la medesima curva. All’inizio vedeva i personaggi dall’esterno. Ne coglieva le piccole manie, ed era divertente. Poi a poco a poco si metteva nei loro panni, si chiedeva come mai si comportassero in quel modo o in quell’altro, si sorprendeva a pensare come loro, e questo era molto meno divertente. Solo in seguito, dopo averli visti talmente tante volte da non stupirsi più di nulla, capitava che riuscisse a riderne..”.

I Maigret 10:

Maigret e il ministro
Maigret e il corpo senza testa
La trappola di Maigret
Maigret prende un granchio
Maigret si diverte.

In questo volume, proseguono le indagini serrate e ingarbugliate. Maigret compie passi da formica ogni volta che la situazione rimane annebbiata, procede con lentezza, assapora i vari ingredienti ma non sempre ottiene subito il composto giusto:

Quando si legge sui giornali il resoconto di un’inchiesta, ci si immagina che la polizia proceda in linea retta, sapendo fin dall’inizio dove andrà a parare. I fatti si susseguono con una logica, come le entrate e le uscite dei personaggi in una buona commedia. Di rado vengono riportati gli andirivieni inutili, le ricerche estenuanti che finiscono in un vicolo cieco, le informazioni prese alla cieca a destra e a manca. Maigret non avrebbe potuto citare una sola indagine durante la quale, a un certo punto, non si fosse arenato”.

Nel racconto “La trappola di Maigret”, è di scena persino un caso da manuale del crimine patologico : in sei mesi, cinque donne che camminavano di sera nelle vie di Parigi erano state vittima di un unico assassino. Per Maigret una vera e propria ossessione. Le altre inchieste vengono condotte seguendo una logica da carpe diem,

Come si dice per un soldato che fiuta la polvere da sparo, lui intuiva che là, nel suo ufficio, stava per succedere qualcosa. Quella particolare agitazione di cui parlava la radio lui la conosceva bene, dato che per centinaia di volte era stato lui a provocarla. Un’ inchiesta procede a rilento, o almeno così sembra, per giorni, a volte per settimane. Poi, all’improvviso, quando meno te l’aspetti, accade qualcosa: una telefonata anonima, magari, o una scoperta apparentemente insignificante”.

Insomma, Simenon dà a Maigret carta bianca sui casi da sbrogliare, ma lo tiene anche al guinzaglio facendogli seguire – quasi annusare – tracce, orme che lo porteranno al disvelamento della verità, o a quel bozzolo che la contiene.

Source: Libro inviato dall’Editore. Ringraziamo Benedetta Senin dell’Ufficio Stampa “Adelphi”.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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