La Roma seicentesca è un mondo pericoloso, dominato da vari poteri, non ultimo quello dell’Inquisizione, che non riesce a frenare fermenti e voglia di cambiare, grazie anche all’invenzione della stampa, una delle più trascinanti e per certi versi devastante per l’ordine costituito di tutti i tempi.
In un torchio tipografico viene ritrovato il cadavere di un uomo, un religioso, con in bocca un pezzo di carta con un brano di un libro libertino considerato eretico: su questo crimine, perpetrato alla vigilia dell’inizio del XIII giubileo indaga Girolamo Svampa, membro dell’Inquisizione ma anche scienziato, esperto di demonologia e stregoneria, in cerca sempre e comunque di una verità, anche misteriosa come il marchio che ha sul collo, un roveto ardente, testimonianza di un passato forse da dimenticare.
Con i fidi padre Francesco Capiferro e Cagnolo Alfieri, un bravo (sì proprio quelli di cui parlava anche Manzoni) che conosce tutti, Girolamo Svampa cerca di chiarire il come e il perché di questa morte truculenta e scomoda, partendo dalle sue doti investigative, che si basano sulla certezza di cosa è già accaduto. Ma presto Svampa e i suoi colleghi si troveranno in un mondo di bugie e di pericoli, di verità non dette e segreti che è meglio non svelare e il morto nel torchio non resterà solo man mano che ci si avvicina ad una verità che può essere davvero scomoda per molti.
Marcello Simoni torna in libreria con un nuovo libro pubblicato presso un altro editore dove parte a raccontare una nuova epoca, la Roma barocca di Caravaggio e Bernini, che mise al rogo Giordano Bruno e fece abiurare Galileo Galilei. Il risultato è di nuovo interessante, perché anche stavolta l’autore ci porta in un’epoca che solo all’apparenza è lontana e buia, perché sa renderla interessante e avvincente, raccontandone splendori e miserie, contraddizioni e grandezze, lati oscuri e quanto ha introdotto poi la modernità che è arrivata fino a noi, nelle vie di una città come la Roma barocca dove ancora in parte oggi ci si può immergere.
Un giallo storico, certo, ma anche il quadro di un mondo in profonda crisi e trasformazione, dove la possibilità di poter stampare i testi aveva aperto nuove possibilità anche di dissenso. Stavolta Marcello Simoni sceglie il registro di un giallo storico meno d’azione e più di deduzione, con un omaggio a Umberto Eco e a Il nome della rosa e un antieroe come investigatore che è inserito nel sistema religioso del tempo ma forse è anche pronto a scoprirne difetti e novità. Il tutto sperando, ma ci sono buone probabilità, che ritroveremo Girolamo Svampa, uomo forse in anticipo sui suoi tempi affascinanti, crudeli e corrotti, in nuove avventure.
Marcello Simoni (Comacchio, 1975) è un ex archeologo e bibliotecario. Con Il mercante di libri maledetti (2011), il suo romanzo d’esordio, è stato per oltre un anno in testa alle classifiche e ha vinto il Sessantesimo Premio Bancarella. Un successo confermato da La biblioteca perduta dell’alchimista, Il labirinto ai confini del mondo, L’isola dei monaci senza nome, La cattedrale dei morti, L’abbazia dei cento peccati, L’abbazia dei cento delitti e L’abbazia dei cento inganni. Per Einaudi ha pubblicato Il marchio dell’inquisitore (2016). È tradotto in venti Paesi.
Source: libro inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Gaia dell’Ufficio Stampa Einaudi.
Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.
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Tag: Elena Romanello

21 febbraio 2017 alle 12:27 |
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