:: Un’ intervista con Enrico Pandiani

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Bentornato Enrico su Liberi di Scrivere in occasione del Liberi di scrivere Award. Numerosi lettori hanno votato per il tuo Più sporco della neve, edito da Rizzoli che è arrivato secondo a parimerito con 1980 di David Peace. Cioè sei in buona compagnia. Mi dicono che sei arrivato anche sesto allo Scerbanenco, certo i due premi non si possono equiparare, noi abbiamo mezzi molto più limitati, ma come vivi queste ludiche manifestazioni? Trovi positiva la formula che adottiamo noi di dare solo ai lettori l’ultima parola?

Ciao Giulietta, francamente non saprei che dirti. Ho l’impressione che i lettori vadano un po’ spinti, perché abbiano voglia di votare e io questo lo faccio mal volentieri. Per questo, il sesto posto allo Scerbanenco e il secondo, pur pari merito, al Liberi di scrivere Award mi hanno molto sorpreso. Nel senso che non mi sarei aspettato né l’uno, né l’altro. Sorpreso piacevolmente, voglio dire. Significa che Più sporco della neve è stato davvero apprezzato dai lettori, quasi a mia insaputa, e questo mi fa piacere perché trovo che sia un romanzo che ha un suo perché e per scrivere il quale mi sono impegnato parecchio.

L’ultima volta che ti ho intervistato era il 2013, ne sono successe di cose da allora. Cosa ti ha più sorpreso?

Sono successe tante cose, ho scritto altri romanzi, ho iniziato una nuova serie, quella di Zara, sono andato molto in giro a presentare i miei libri e ho presentato quelli di altri autori che in linea di massima sono diventati miei amici. Ho conosciuto tanta gente straordinaria. La cosa che mi ha sorpreso di più, mi chiedi? Credo che sia stata la tenacia con la quale i librai italiani fanno il loro mestiere in maniera impeccabile, senza lasciarsi piegare dalle avversità e trovando in continuazione nuovi modi per fare il loro mestiere. E questo nonostante tutto quanto sia contro di loro, i giochi dell’editoria, la gente che non legge e, a volte, anche l’antipatia di certi autori. Penso che per fare il libraio, oggi, ci voglia davvero una grande determinazione.

Parlaci di Più sporco della neve, la tua ultima indagine di Zara Bosdaves edita in Italia con Rizzoli. Ci sarà presto un seguito?

Sono l’ultima persona che dovrebbe dire questa cosa, ma mi sembra che quest’ultimo romanzo di Zara mi sia venuto fuori particolarmente bene. Mi piace la storia, mi sono ritrovato alla perfezione con i personaggi e credo di essere riuscito a mettere insieme una trama che si chiude poco alla volta su un finale inaspettato. Rispetto al romanzo precedente, La donna di troppo, i protagonisti si svelano maggiormente, mostrano le proprie debolezze, la loro vulnerabilità, ma anche una forza d’animo che li aiuta a stringere i denti e ad andare avanti, a conservare ciò che di buono sono riusciti a conquistare. Il terzetto di cattivi, poi, mi ha divertito tantissimo. Disegnare Carmelo Filingeri e i suoi compari è stato un lavoro divertente e che mi ha coinvolto. Ne è venuta fuori una storia interessante, anche per gli argomenti trattati, la crisi che ci colpisce ormai da tempo e l’immigrazione extracomunitaria che in questo momento preoccupa tanto l’Europa. Per ora non ho ancora in mente un seguito. A maggio uscirà la quinta avventura di Mordenti e non vedo l’ora che sia in libreria. Per il resto sto lavorando su due progetti molto diversi che non c’entrano con les italiens e nemmeno con Zara.

Intanto sei arrivato a Parigi, la patria del polar. Un po’ come la “Série noire” di Gallimard, la collana poliziesca di Le Livre de Poche, l’editore con cui pubblichi, è un marchio storico dell’editoria francese e finalmente Les Italiens parla francese. Chi è il tuo traduttore? Hai avuto modo di leggere il tuo libro tradotto? Che effetto ti ha fatto?

È stata la realizzazione di un desiderio. È stato pubblicato a settembre il secondo romanzo e stiamo parlando del terzo. In più, come dicevi, quando è uscito Trop de plomb, Les italiens è stato pubblicato nella collane Le Livre de Poche e questa è una soddisfazione immensa. La traduttrice è Catherine Beaunier, che oltre ad aver tradotto i miei libri mi ha anche insegnato il francese. Questa avventura parigina l’abbiamo vissuta insieme e io ho potuto seguire in prima persona le traduzioni. E ci puoi scommetterci che li ho letti! Sentire Mordenti che parla francese è un godimento monumentale.

Si parla di uno sceneggiato o una serie televisiva. Che c’è di vero? Sarà una produzione italiana o francese? Se potessi dare consigli (ti ci vedo girare con la tua pipa per gli studios, più parigino dei parigini, a supervisionare) chi vedresti alla regia, quali attori per i protagonisti?

Riguardo a questa vicenda, tutto ciò che posso fare è tenere le dita incrociate e aspettare che gli eventi prendano forma. Dopo il comunicato stampa della IIF del produttore Fulvio Lucisano che annunciava l’accordo firmato con la Space Rocket Nation di Nicholas Winding Refn per girare otto-dieci episodi tratti dal romanzo Les italiens, non ho più avuto notizie. Immagino che si stia lavorando in quel senso e che sarà una produzione internazionale. Winding Refn è un regista di culto, ha vinto Cannes con Drive ed è un mostro sacro, quindi immagino che, nel caso la serie diventi una realtà, la regia toccherà a lui. Per quanto riguarda gli attori non ho proprio la più pallida idea di chi potrebbe interpretare i miei personaggi e per scaramanzia non mi provo nemmeno a ventilare delle ipotesi. Tanto per cominciare speriamo che la cosa vada in porto.

Dopo la Francia, in quali altri paesi porterai i tuoi romanzi? Cosa dice il tuo agente?

Mi sembra che ci sia un certo interesse da parte della Turchia, ma per ora non c’è nulla di concreto. per il resto non ho altre notizie. Se si facesse la serie televisiva, credo che potrebbe smuovere le acque.

Cosa stai leggendo in questo momento, quale è il libro (o sono) sul tuo comodino?

Ho letto l’ultimo romanzo di Marías, Così ha inizio il male, L’impostore, di Cercas, Zona d’interesse, di Martin Amis, Cattivi, di Torchio, un paio di romanzi di Perec che ancora non avevo letto. Poi, Kassel non invita alla logica, di Vila-Matas e Incidente notturno, di Modiano, tutti libri che mi sono piaciuti molto. Adesso ho attaccato Le notti di Tokyo, di Mo Hayder, consigliatomi da un’amica, e devo dire che mi intriga. Sul comodino ho Il potere del cane di Whinslow, Chirù della Murgia, l’ultimo De Giovanni e l’ultimo di Fred Vargas. Insomma, le letture non mi mancano.

C’è un esordiente italiano che ti ha particolarmente colpito? Se sì, che augurio gli fai? Quale è la cosa di cui avrà maggior bisogno negli anni a venire?

Tempo fa ho letto Nero Dostoevskij, di Antonio Mesisca, e devo dire che la sua scrittura mi è molto piaciuta. Il suo romanzo si discosta piuttosto dal classico noir Italiano con commissari, agenti tonti, amici carissimi e donnine compiacenti. Guizza ed è molto personale. E, soprattutto, Antonio riesce a mescolare alle sue storie quei due ingredienti che io ritengo fondamentali nel noir: l’ironia e lo humour.

La situazione dell’editoria in Italia non è rosea: calo dei lettori, stili e storie sempre più omologate, poco coraggio forse, autori che meriterebbero più attenzione quasi emarginati. Non hai la sensazione anche tu che non sia una crisi solo economica? Che ci sono precise responsabilità se la gente sta lontana dai libri?

Si potrebbe pensare che un paese di ignoranti sia più facile da controllare, come dire, panem et circenses, e che per questo chi ci governa abbia tutto l’interesse a mantenere questo stato di cose. Però io sono convinto che molta gente non abbia voglia di fare sforzi, che pensi che leggere sia una fatica, un compito arduo e difficile. Non sanno che non è così, che i libri sono un piacere. C’è un bombardamento di proposte per portare la gente alla lettura, ma io sono convinto che non servano a nulla. Per la maggior parte si riducono a iniziative che vanno a toccare persone che già amano la lettura. Non ho idea di cosa si potrebbe fare per convincere chi non lo fa che leggere è una conquista che può aprirti grandi orizzonti e che ti può portare in uno stato di grazia. Anche perché è evidente che alla maggioranza delle persone è sufficiente chattare con il telefonino o il tablet e questi sono spesso nemici della lettura. Salendo su un treno o sulla metropolitana ci si rende conto di quale sia lo stato delle cose: hanno tutti il telefono in mano e non si vede un libro all’orizzonte.

Ci siamo conosciuti anni fa al Circolo dei lettori a una tua presentazione, ti moderava Luigi Bernardi. Sei una delle poche persone legate ai libri che mi ha visto di persona. Se dovessi mettermi in un tuo romanzo, che personaggio sarei?

Una che trama nell’ombra? Mi auguro che il fatto che ti abbia conosciuta di persona non ti costringa prima o poi a dovermi eliminare…

Molti pensano che il noir abbia più un passato che un futuro. Condividi questa affermazione? C’è al contrario qualche scrittore contemporaneo italiano o straniero che incarna l’anima vera del noir in questi anni complessi?

Non so se qualche scrittore, oggi, incarni la vera anima del noir più di altri. Diventa sempre più difficile inventare qualcosa di nuovo o trovare una nuova maniera di raccontare cose già dette. Certo, farsi largo diventa sempre più difficile, perché anche i lettori tendono ad adagiarsi su ciò che conoscono ed è loro familiare piuttosto che avventurarsi su terreni sconosciuti proposti da autori che cercano di proporre qualcosa di nuovo o di diverso. Certamente il noir ha un grande passato, ma io sono sicuro che ci sia ancora un futuro per questo genere letterario. Continua a capitarmi di leggere autori come Antonin Varenne in Francia, Jan Costin Wagner in Germania, o Giampaolo Simi in Italia che con i loro romanzi e la loro scrittura mi hanno fatto capire che c’è ancora molto spazio per l’immaginazione di uno scrittore.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Come dicevo prima, a maggio uscirà la quinta avventura de les italiens di cui ancora non è chiaro il titolo. È un romanzo che si svolge tra Parigi e il centro della Francia. Questa volta Mordenti dovrà correre su e giù per la Francia alla ricerca di una madre scappata di casa con il figlio di sette anni. L’inghippo è piuttosto complesso e pericoloso e, come sempre, ci sono momenti di grande ilarità e altri di passione. Per il resto, sto lavorando a due romanzi molto differenti tra loro che non hanno nessun legame con i miei precedenti personaggi. Uno è un noir molto duro, torinese, e l’altro è un romanzo non di genere. Vediamo dove andremo a finire, cosa tutt’altro che chiara.

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