“In Italia ogni giorno si cementificano settantacinque ettari e ci sono quasi trecento abusi edilizi” proseguì Whitaker. ” E il cento per cento dei comuni è a rischio per la progressiva cementizzazione del territorio. Io credo che nessuno possa più fermare tutto questo”. Si fermò e sosprirò profondamente.” A volte gli uomini dormono un sonno così profondo che solo la forza degli eventi può destarli. Lei ama Shakespeare? “Un cielo così cupo non può schiarire senza una tempesta”… Ricorda?”
L’Italia del malaffare, delle collusioni tra politici, imprenditori e criminalità è al centro di Il cromosoma dell’orchidea ultimo romanzo di Carlo Mazza, edito l’anno scorso sempre per E/O, collezione Sabotage. Ritroviamo il capitano dei Carabinieri Bosvades, ma differenza di Lupi difronte al mare, non più Bari come scenario, ma una imprecisata grande città del Meridione, simile a tante altre città, ormai non solo del Sud.
Piccole cortesie tra amici è il titolo che avrei scelto io per questo romanzo, espressione usata dal senatore Leonardo Barracane rivolgendosi al sindaco Gabriele Lovero, preoccupato per la sua rielezione. In cambio dei voti che il senatore potrebbe assicurare, che consentirebbero la rielezione certa, Lovero si trova così legato ai maneggi e alle illegalità orchestrate dall’influente politico.
Un patto col diavolo? Sicuramente, con esiti inevitabilmente drammatici, come è prevedibile quando si gioca in un mondo senza regole e ci si trova costretti ad avvallare la costruzione, voluta da un consorzio edilizio dubbio, di un intero quartiere residenziale, nella zona della cava del Nazareno. Terreno protetto, tra due fiumi a rischio idrogeologico.
Se non fosse che la cava del Nazareno è stato teatro di un presunto suicidio, avvenuto anni prima, su cui il capitano Bosvades indaga. Che Lorenzo Vinciguerra, giovane avvocato ambientalista amico di Bosvades, si sia davvero buttato in una cava contigua ai futuri cantieri edilizi, sembra contraddetto dai riscontri e da una frettolosa indagine che voleva essere portata a termine il più in fretta possibile.
Se la sincerità degli intenti è indubbia, l’atto di denuncia e i meccanismi alla base di raggiri e corruzione che vedono implicata la pubblica amministrazione risulta credibile e per alcuni versi anche efficace nel portare l’attenzione del lettore su mali endemici (l’alluvione di Genova, è recente e le sue ferite sono ancora aperte) singolare la scelta dell’autore di non puntare sull’effetto, sulla drammaticità più immediata, ma anzi al contrario utilizzare un basso profilo che si riflette in uno stile se vogliamo dimesso, a tratti spoglio.
La quotidianità, la banalità del male che si riflette in scelte minime con ripercussioni a cascata, quasi intollerabili, sembra il cuore del romanzo e per descriverla l’autore utilizza una certa uniformità, anche nel caratterizzare i personaggi, quasi ombre in un teatro dove squallore e meschinità sembrano primeggiare.
Significativo e rivelatore lo scambio di battute tra il geologo Whitaker e Bosvades durante il loro incontro nella foresta di pini mediterranei. Quando Bosvades domanda perchè lo scienziato non abbia appoggiato Lorenzo Vinciguerra, e non si sia opposto fermamente, lui risponde candidamente per vigliaccheria, per non essere messo in mezzo e rischiare carriera e forse anche la vita.
Carlo Mazza è nato a Bari nel 1956, dove ha sempre vissuto. Lavora in banca da 35 anni e tra i suoi interessi ha coltivato anche la scrittura teatrale.
Con il personaggio di Antonio Bosdaves ha già pubblicato per la collezione Sabot/age il poliziesco Lupi di fronte al mare (Edizioni E/O 2011), incentrato sulle relazioni tra politica, finanza e sanità, e finalista al Festival Mediterraneo del Giallo e del Noir 2012.
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