:: Una levatrice a New York, Kate Manning, (BEAT, 2014) a cura di Elena Romanello

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kate manningNella New York dove giungono gli echi della Guerra civile americana (1861-1865) e della conquista dell’Ovest vive nei bassifondi la piccola Annie, di origini irlandese, una delle tante quasi orfane con famiglie allo sbando. Ma un destino diverso è in agguato per lei: dopo varie peripezie, Annie va a servizio a casa del dottore e dottoressa Evans, specializzati in medicina per le donne, e impara il mestiere di ostetrica, che eserciterà arricchendosi ma scontrandosi anche con pregiudizi e limitazioni di leggi che, ancora più di oggi, erano fatte dagli uomini contro le donne.
Una levatrice a New York inizia con toni dickensiani da romanzo d’appendice ottocentesco, ricorrendo all’espediente caro anche al nostro Manzoni del ritrovamento di un manoscritto inedito con tanto di autocensure di parolacce riportate direttamente, e poi evolve in una ricostruzione appassionante e cruda della professione medica rapportata alle donne nell’Ottocento, dove fino ad un certo punto contraccezione e aborto erano tollerate a patto che non se ne parlasse troppo e dove il ruolo della donna come medico era disprezzato da parte dei dottori uomini, che intrapresero una vera e propria crociata contro ostetriche e levatrici estromettendole dalla professione.
Annie, ispirata al personaggio reale della levatrice Ann Lohmann, con qualche aggiunta romanzesca che rende il tutto più pepato, è un personaggio interessante, che mescola le eroine dei romanzi d’appendice dell’Ottocento con moderne istanze femministe e discorsi che, al di là della contestualizzazione di un’epoca restituita con cura, sono sempre attuali e interessanti. Antesignana di dottoresse come Margaret Sanger, che portò il dibattito sulla salute della donna e sui suoi diritti riproduttivi ad un livello ufficiale di battaglia, Annie aiuta sia le donne che vogliono essere madri che quelle che si trovano in difficoltà, scontrandosi con povertà, una cosa che lei conosce bene, ignoranza, violenze, incoscienza, sopraffazione, fino ad arrivare ad un processo che può distruggerla e ad un colpo di scena che cambierà la sua vita.
Un romanzo con l’anima ottocentesca ma con un fondo di impegno sociale, un libro da leggere come evasione ma anche come pamphlet contro chi vorrebbe ancora oggi riportare indietro l’orologio della Storia, una storia femminista e militante che svela retroscena e vite della Grande Mela quando era un universo per lo più di disperati da diverse parti del mondo, in cui chi stava peggio erano proprio le donne e i bambini. Da leggere se si hanno a cuore i diritti e se si cerca una storia che racconta di lotte e libertà senza retorica, partendo dalla realtà.

Kate Manning ha scritto e prodotto diversi documentari, con cui ha vinto due Emmy Awards e un Edward R. Murrow Award. Collabora con il New York Times, il Los Angeles Times Book Review, Glamour, ed altre riviste e quotidiani. Una levatrice a New York è il suo secondo romanzo.


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3 Risposte to “:: Una levatrice a New York, Kate Manning, (BEAT, 2014) a cura di Elena Romanello”

  1. Avatar di Elena Elena Says:

    Un libro che sicuramente leggerò mi piace conoscere queste figure femminili che hanno cambiato un po il mondo 🙂

  2. Avatar di Shanmei liberdiscrivere Says:

    Simpaticissima l’autrice, abbiamo scherzato un po’ su Twitter, non è detto che non ci scappi un’intervista.

  3. Avatar di Viviana Viviana Says:

    domande in arrivo…. il libro è interessante… ottimo affresco sociale e romanzo di formazione anche… 🙂

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