:: La tentazione del rabbino Fix, Jacquot Grunewald, (Giuntina, 2014) a cura di Natalina S.

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La tentazione del rabbino Fix“Non restare in piedi, senza far niente, davanti al sangue del tuo prossimo” questo comanda la Torà e quest’ordine induce in “tentazione” il rabbino Théodor Fix a non rimanere indifferente dinnanzi alla morte dell’israeliano Avi Maimon, primario di otorinolaringoiatria nell’ospedale di Hadassa, sul monte Scopus.
Théodor Fix è capo religioso della comunità ebraica di Parigi, dove vive insieme alla moglie Elisabeth, certosina docente di letteratura francese. È marito e padre amorevole. Difatti appena riceve la chiamata dal figlio Louis, nel quale comunica che David, suo figlio, e Rivka, la bellissima moglie yemenita, sono stati feriti durante un attentato terroristico, Fix precipita a Gerusalemme, per stare al capezzale del suo nipotino.
Siamo all’epoca della seconda intifada, la rivolta palestinese esplosa in Gerusalemme nel duemila, e nella sua breve permanenza a Ghilo, Fix rimane tristemente colpito dalla violenza e dal sangue che colora questi luoghi al punto da assuefare al male e inaridire i cuori.

Sulla terra che brucia il fuoco ha un’altra intensità rispetto alle immagini che trasmettono in televisione”.

Trova paradossale che i territori dei suoi antenati, quelli della Terra Santa, siano ora scenario di tanto abominio. Prima di partire apprende la notizia della morte del medico Maimon, sognatore della pace del mondo; riteneva che se questa era possibile in un letto d’ospedale lo sarebbe stata anche fuori. Per la stampa è il terrorismo ad uccidere Maimon ma qualcosa non convince Fix. E nei giorni prossimi al Rosh ha-Shanà, il capodanno ebraico che, oltre essere una festa, è il momento in cui si chiamati al Giudizio, affinché il buon Dio possa accordare l’inizio di un anno sereno, che Fix entra in intima riflessione con la sua coscienza. Il suono dello shofàr, il corno di montone, che accompagna la liturgia del capodanno, è l’allarme che lo spinge all’azione e, guidato dagli insegnamenti talmudici, s’improvvisa abile investigatore giungendo a sbrogliare la matassa che porterà la polizia francese ad un’altra verità.
La tentazione del rabbino Fix” di Jacquot Grunewald, tradotto da Vanna Lucattini Volgemann, pubblicato per la prima volta in Francia, nel 2005, e solo qualche giorno fa in Italia, da Giuntina nella collana Diaspora, è un giallo del tutto originale in cui il protagonista, conosciuto già con Il fantasma del ghetto (pubblicato sempre da Giuntina) e di cui nel romanzo c’è un rimando, con il suo continuo richiamo ai testi sacri, induce i lettori ad interrogare la parte più profonda di sé per ricordare che “la terra rifiuta di coprire il sangue versato” . A Giuntina il grande merito di aver portato alla luce, non solo un autore dal tratto impeccabile ma, una storia equilibrata in ogni suo aspetto che, oggi più che mai, invita ad assumere consapevolezza che troppo sangue, ingiustamente e inutilmente, sporca la terra dinnanzi al quale l’uomo non può e non deve rimanere indifferente come la Torà insegna.

Jacquot Grunewald è nato nel 1934 a Strasburgo. Diplomato al Seminario rabbinico di Parigi, è uno studioso del Talmud, giornalista e scrittore. Nel 1985 è andato a vivere in Israele. È autore di diversi libri pubblicati in Francia. Di lui la Giuntina ha già pubblicato Il fantasma del Ghetto.

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