:: Galli Bianchi e Gladioli Rossi Tradizione e leggenda nelle Triadi Cinesi, Davide Mana (8PiecePress, 2014)

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coverLe Triadi Cinesi appartengono senz’altro di diritto all’iconografia classica del misterioso Oriente, e forse nessun altro fenomeno criminale al mondo è mitizzato e circonfuso di leggende, che sanno appunto più del mito e del folcrore che della realtà, più di questo. E proprio questo tema emerge nel breve saggio Galli Bianchi e Gladioli Rossi Tradizione e leggenda nelle Triadi Cinesi di Davide Mana, testo nato da un lavoro molto più ampio e più tecnico svolto dall’autore e indirizzato a criminologi e investigatori. Certo questa è un’opera divulgativa, scritta con un linguaggio il meno pomposo e noioso possibile, tuttavia contiene alcuni punti, alcune intuizioni, che lo rendono interessante anche per i cosiddetti non addetti ai lavori. Innanzitutto le Triadi sono sette segrete, ciò che trapela è appunto parte del mito, ciò che questi adepti vogliono trasmettere all’esterno. E Mana, con un certo coraggio, spazza via ogni guizzo romantico. I membri delle Triadi sono criminali, molte volte assassini, impiegati nei traffici sordidi più lucrosi, dal racket alla prostituzione, dalla contraffazione di beni di lusso al traffico di persone tenute in stato di schiavitù. Quindi niente di romantico o esotico. Money is Money. Business Is Business. Tutta la parte mitologica può essere un incontrovertibile bluff. Un mito appunto nutrito da tanta cinematografia hongkonghese prodotta tra gli anni ’50 e ’90, dove appunto i produttori e gli attori stessi, Mana spiega il modo con cui venivano avvicinati, erano affiliati o più o meno strettamente legati alle Triadi. Un altro punto interessante consiste nel comprendere che dei 20.000 membri che compongono di norma questi nuclei mafiosi, la componente attiva è ben minore rispetto ai semplici fiancheggiatori o simpatizzanti, che sì contribuiscono con donazioni alla causa, ma possono continuare a svolgere la loro vita onestamente. Tolto il mito resta la violenza come arbitrio. E quando il Re è nudo è molto più vulnerabile. Certo Mana ne traccia lo sviluppo attraverso i secoli, dalla società dei Sopraccigli Rossi, alla Setta dei Turbanti Gialli, alla Società del Loto Bianco, e qui parliamo di storia, fino a trattare i fatti che sfumano nella leggenda, come la distruzione del Tempio di Shaolin, ma ciò che resta più vivido nel lettore è senz’altro l’aneddoto iniziale legato all’attrice e cantante Anita Mui, che spiega, come esempio concreto, come sono diventate le società segrete del ventesimo secolo. Con buona pace dei galletti bianchi sgozzati, dei mazzi di gladioli, e dei trentasei giuramenti rituali. Copertina & Lettering di Giordano Efrodini.

Davide Mana (Torino, 1967) è un paleontologo ed esperto in scienze ambientali. Da sempre si occupa di divulgazione scientifica e di studi interdisciplinari. Conduce una doppia vita, e di notte si trasforma in autore di narrativa di genere. Tra le sue pubblicazioni Avventurieri sul Crocevia del Mondo, Avventurieri alle Porte del Tempo e Avventurieri del Mondo Perduto. Il suo blog: Strategie evolutive.

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