:: Una terra senza fine, Jo Lendle, (Keller, 2014) a cura di Viviana Filippini

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978-88-89767-53-5Traduzione Franco Filice

Spesso mi è capitato di sentire nominare Alfred Wegener, ma in tutta sincerità di lui conosco, anzi, conoscevo poco e nulla. Le uniche cose che sapevo su Wegener fino a poco tempo fa erano i tentativi di realizzare alcune spedizioni (tre) in Groenlandia; il suo lavoro di meteorologo e, nei primi anni del Novecento, la teorizzazione della deriva dei continenti uno studio accettato solo molto anni dopo la sua morte e dal quale gli studiosi successivi presero spunto per la stesura della teoria della tettonica a placche. Un giorno mi è capitato tra le mani un libro con in copertina la foto di un uomo con in bocca la pipa, tutto imbacuccato in un cappuccio di pelo bianco e cominciando a leggere Una terra senza fine di Joe Lendle, ho scoperto in modo completo la vita e la sete di conoscenza di Alfred Wegener. Questa biografia romanzata è stata di recente pubblicata in Italia da Keller editore e permette a noi lettori di conoscere la vita di un uomo che aveva sì grandi sogni, ma che allo stesso tempo dimostrò di essere consapevole delle difficoltà di proporre e far accettare alla comunità di scienziati a lui coevi nuove teorie. Jo Lendle porta chi legge dentro ad un’epoca passata, ma soprattutto dentro alla vita da una persona, ripercorrendola dal momento della nascita fino a quello della drammatica scomparsa. Ecco quindi il piccolo Alfred, ultimo di cinque figli nato in un freddo lunedì del 1880, dimostrare una forte curiosità per i fenomeni del mondo naturale e una strana attrazione per le formiche che, in più di un’occasione, torneranno ad essere protagoniste dei suoi esperimenti e di deliranti visioni. Wegener fin da ragazzino, dimostrò un profonda passione per lo studio, ma soprattutto per la messa in pratica delle sue teorie. Spesso e volentieri questo suo voler fare lo portò a compiere imprese che più volte misero a dura prova la sua resistenza fisica e quella dei compagni di avventura, come quando con il fratello Kurt volarono in mongolfiera per più di 50 ore. All’arrivo i due erano infreddoliti, stanchi, affamati e stremati, ma quelle ore di volo ininterrotto, messe in atto per l’osservazione meteorologica, permisero ai fratelli Wegener di entrare nel guinness dei loro tempi. Wegener era laureato e insegnava meteorologia, ma la sua passione per l’indagine del mondo naturale circostante lo portò spesso a scontarsi con il padre – teologo e fervente religioso – e con l’intera comunità scientifica dei colleghi che mal sopportava i suoi interventi giudicandoli assurdi e campati per aria. Alfred soffri di questi attacchi, ma nonostante tutto dimostrò coraggio e tenacia continuando  i suoi studi sostenuto anche dalla moglie e dalla piccole figlie. Wegener trovò nella gelida e pura Groenalndia il luogo ideale per quelle missioni conoscitive sul campo, dove compiere in totale liberà i proprie indagini. L’immagine che Lendle ci da’ di Alfred Wegener è quella di un uomo padre e marito affettuoso, e allo stesso di studioso innamorato del suo lavoro. Quello che mi ha impressionato in questa vita narrata con equilibrio e scorrevolezza è il duplice senso di sfida con la natura e con se stessi. Una lotta messa in atto da Wegener e compagni nelle tre spedizioni verso il Polo Nord, durante le quali i pionieri hanno lottarono contro il candido e immenso gelo, le intemperie, la fame, la precarietà scoprendosi fragili e fallibili.                         

Jo Lendle è nato nel 1968 a Osnabrück. È stato caporedattore del giornale letterario «Edit» e insegnante presso l’Università di Monaco, Lipsia e  Hildesheim. Ha diretto la casa editrice DuMont e da quest’anno è a capo della  Hanser Verlag. Per i tipi della Keller  ha già pubblicato La cosmonauta (2013).

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