:: Un’ intervista con Italo Bonera a cura di Viviana Filippini

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04.+250x250Benvenuto qui a Liberi di Scrivere a Italo Bonera, prima di parlarci del tuo ultimo libro, Io non sono come voi (Gargoyle editore), raccontaci un po’ di te e di come è nata la tua passione per la scrittura e quali sono i tuoi punti di riferimento letterari?

R. Le mie prime passioni sono state la fotografia e la lettura, a dire il vero. Poi, mi è capitato anche di scrivere, trascinato dall’amico Paolo Frusca, col quale ho firmato il romanzo di storia alternativa Ph0xGen!, uscito nel 2010 tra i Millemodi Urania di Mondadori. Devo ringraziare soprattutto la spinta di alcuni amici: scrivere, all’inizio, non mi appassionava più di tanto, poi ho ceduto, anche perché nel 2003 avevo vinto un premio per racconti brevi. Una volta pubblicato il primo romanzo e avendo ottenuto riscontri positivi ho deciso di proseguire, restando sempre nell’ambito della narrativa di genere, dove trovo anche i miei riferimenti. Non solo fantascienza (gli Urania sono stati tra le mie prime letture), prendo molto anche dal noir. In coda a Io non sono come voi cito gli autori dai quali ho rubato frasi, espedienti, metafore, stile. Sono soprattutto Andrè Helena e Leo Malet, ma anche altri.

D. Cosa ti ha suscitato gli elementi per la costruzione della storia di Io non sono come voi?

R. Il primo capitolo è nato da un fatto di cronaca, la fuga di un ergastolano che, a quanto pare, aveva simulato uno stato comatoso per approfittare dell’occasione propizia. L’episodio mi aveva colpito, così mi sono trovato a scrivere alcune pagine in forma di narrazione, immaginandomi al posto dell’ergastolano, in un contesto ancor più esasperato. In seguito si sono sovrapposti altri elementi: riflessioni, discorsi con amici, persino un episodio di Dexter. Quando ho capito che da tutti questi materiali poteva emergere un personaggio – e la sua storia – ho iniziato la scrittura vera e propria. Confesso di aver ripreso anche pagine scartate da lavori precedenti che, rielaborate, hanno funzionato benissimo, contribuendo a strutturare il protagonista.

D. Il tempo del romanzo è nel 2059, un futuro non tanto lontano, perché hai scelto di proiettare in avanti nel tempo, una vicenda la cui trama è molto contemporanea?

R. Ambientare una storia nel futuro significa godere di una grande libertà narrativa. Ci si può inventare un universo, purché si rispettino una certa plausibilità e le leggi della termodinamica. Il Polialcaloide Viola, la Divisione Terza, il Distretto Cinese, la diffusione dei sintocarburanti, sono alcuni degli elementi immaginari che contribuiscono a comporre lo sfondo di una vicenda nella quale alcune tendenze della contemporaneità vengono portate all’estremo. In alternativa al futuro, potevo immaginare un presente fantastico e distopico. In ogni caso, è un futuro non molto lontano dal nostro quotidiano, è un riflesso del presente.

D. Il protagonista è un giovane professore, un uomo che compie un atto di altruismo (prende le difese di un extracomunitario) e per questo viene arrestato e condannato a scontare la sua pena. Perché la sua bontà e azione in nome della giustizia viene punita?

R. “Se sei un uomo buono, è probabile che facciano di te una vittima”: è una frase che ho letto in un articolo alcuni mesi fa. Una riflessione che riconosco, e credo che ciascuno ne abbia esperienza. Nulla di nuovo.

D. L’ex professore è costretto ad arruolarsi nella Terza Divisione, che ti confesso mi ha ricordato un po’ la Legione Straniera, come influirà su di lui questa esperienza?

D. Chiunque si trovasse a passare in un tritacarne come quello che descrivo ne uscirebbe segnato. Il protagonista è colto, consapevole, critico, ma quando esce dall’esperienza della Terza è anche spietato. Un personaggio magari poco plausibile, ma interessante. La Legione Straniera è in effetti un modello cui ho pensato, ma non solo. La Francia concedeva la cittadinanza agli algerini che si arruolavano per combattere sul fronte della prima guerra mondiale – a quelli che ne uscivano, almeno: per gli altri, lapidi con la mezzaluna in cimiteri affollati di croci.

D. Il mondo di Io non sono come voi è immerso in una Totaldemocrazia, ma la libertà vera esiste?

R. Non credo che la libertà sia un tema del mio romanzo. Forse lo è il Potere, che non è mai buono. L’Italia che immagino è gestita da un consiglio di amministrazione che svolge in maniera molto snella le funzioni di governo e parlamento, senza tanti vincoli e con grande efficienza. Molto moderno, no? Si rinuncia a un po’ di diritti, a un po’ di libertà, ma il PIL sarà soddisfacente. E le consultazioni elettorali sono una liturgia inutile; tanto, si sa, non cambia mai nulla, sono tutti uguali e rubano tutti allo stesso modo. Allora, meglio limitarsi a verificare la stabilità del consenso popolare con agili sondaggi. Butteremo via tempo e soldi per le elezioni solo quando la statistica rileverà una varianza significativa.
Ecco, questa è la Totaldemocrazia. La libertà è un’altra cosa.

D. Leggendo il tuo libro ho pensato molto alle riflessioni degli anni ’70 del secolo scorso di Pier Paolo Pasolini sul ruolo dei mezzi di comunicazione di massa nella società. Ti ha un po’ influenzato per la creazione del mondo apparentemente libero del tuo libro?

R. Ho letto poco di Pasolini, ma mi ha colpito, e in effetti avevo presente una sua riflessione – non sul ruolo dei media però. Gli italiani, scriveva, sono “un popolo storicamente incapace di dissentire”. La società che ipotizzo, infatti, non è costruita sulla repressione dall’alto, ma sulla mediocrità di un popolo che non vuole essere protagonista delle decisioni, che trova più comodo subire piuttosto che prendere coscienza, un popolo che non è nemmeno tale, ma è solo un insieme di persone chiuse nel proprio particolare, una massa disomogenea, priva di tessuto connettivo e relazioni autentiche. Il protagonista non è tanto vittima del potere, quanto della mediocrità diffusa.

D. Che ruolo hanno i media in questa storia, ossia comunicano il vero o sono gli strumenti del potere per controllare la massa e tenerla buona?

R. La stampa indipendente è un’illusione da tempo. Gli editori, i produttori, devono assecondare non solo gli interessi dei gruppi finanziari di riferimento, ma anche le esigenze degli inserzionisti pubblicitari – che sono i veri utenti dei media. È una situazione tanto palese che nemmeno la consideriamo aberrante. Difficile pensare a un futuro in controtendenza.

D. Accanto al protagonista ci sono tanti personaggi e mi ha colpito la coppia della giornalista con il suo operatore, due persone molto diverse caratterialmente. La freddezza calcolatrice di lei è dovuta al lavoro che svolge?

R. Già oggi nell’informazione c’è molto news-show: è questo che la brava gente vuole, no? Jennifer Micheletti non è una giornalista vera, nel 2059 il giornalismo autentico è estinto, soppiantato dallo spettacolo delle news. Ma lei è solo uno dei tanti personaggi che, in “Io non sono come voi”, si muovono perseguendo unicamente i propri interessi: il giudice, il poliziotto, l’assessore, l’avvocato… Tutti funzionali alla “società” in cui vivono. L’operatore, Rachid, è invece una figura diversa, e infatti il suo ruolo sarà emblematico.

D. Un altro elemento che impera è la corruzione presente ovunque. Spiegaci il senso del suo diffondersi in modo capillare in ogni dove, ossia nelle istituzioni e nelle persone.

R. È uno dei tanti aspetti del presente che ho esasperato – questo, in particolare, neanche tanto, almeno secondo la percezione che ho.

D. Quale è tra i personaggi di questo libro quello a cui sei più affezionato e perché?

R. Markus è forse il mio preferito. Malgrado il suo passato, malgrado il suo cinismo, incarna la solidità, la fedeltà agli affetti che si scelgono – non una fedeltà carnale, ma sostanziale. E poi è molto fuori dagli schemi, i rapporti che instaura sono autentici, anche se non inquadrabili in categorie. Infatti, il protagonista fatica ad accettarli. Un altro bellissimo personaggio secondo me è Nadija, che riflette una personalità simile a quella di Markus.

 

D. Quello invece che ami di meno o che ti è stato più difficile creare e perché?

R. Davvero non saprei. Ogni personaggio ha qualcosa di “difficile” nella sua costruzione. Per me è importante che ognuno di essi sia riconoscibile al lettore, abbia una “voce” che lo distingua, e su questo ho cercato di fare del mio meglio.

D. Ho avuto la sensazione che il tuo libro voglia invitare noi lettori a riflettere e osservare meglio la realtà dove viviamo, perché non sempre l’apparenza delle cose corrisponde al vero. È questo il messaggio?

R. Mi rendo conto che è difficile non trasferire nella scrittura la propria visione del mondo, però il mio intento era meno ambizioso: narrare una storia, far sentire una voce senza sottotesti. Ho cercato di scrivere un romanzo che coinvolga il lettore, che trasmetta la voglia di scoprire cosa succederà nella pagina seguente, sino a un finale che non deluda – tutto qui.

D. Sei già alle prese con un nuovo lavoro?

R. Insieme all’amico Paolo Frusca sto completando un’antologia di racconti e contiamo di autopubblicarla in formato elettronico. Un lavoro più impegnativo – un nuovo romanzo – è anch’esso in corso d’opera, ma ci vorrà tempo. Intanto, il disegnatore Angelo Bussacchini e lo sceneggiatore Christian Bisin stanno dando vita a una graphic novel tratta da Ph0xGen!, che dovrebbe uscire nel 2015 insieme alla riedizione del romanzo, un lavoro dal quale ci aspettiamo un buon riscontro.

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